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Nuova vita per la centrale di Corigliano Rossano? Guido: «Enel ragiona sul fotovoltaico ma non sulla bonifica»

Lo scenario reso noto dal segretario comprensoriale della Cgil. «Serve un tavolo di trattative ma l’amministrazione Stasi sia autorevole»

Pubblicato il: 09/10/2021 – 13:11
di Luca Latella
Nuova vita per la centrale di Corigliano Rossano? Guido: «Enel ragiona sul fotovoltaico ma non sulla bonifica»

CORIGLIANO ROSSANO Il futuro della centrale Enel di Corigliano Rossano è un’incognita. E la bonifica del sito di contrada Cutura, oggi in fase di smantellamento, appare sempre più come un miraggio.
Il sito industriale su cui Enel ha prodotto energia elettrica per quasi quarant’anni, dalla fine degli anni ’70 agli albori del nuovo secolo, da molto tempo è ormai nell’occhio del ciclone. Conclusa l’era della termoelettrica a metano e dopo il fermo “no” del territorio alla riconversione a carbone proposta negli anni 2000, da almeno dieci anni la centrale elettrica che occupava centinaia di lavoratori, non produce più. I soli turbogas, realizzati alla fine degli anni ’90, rimangono in stand-by nel piano industriale, a disposizione di eventuali bisogni di produzione energetica. Ma sono telecontrollati, pronti a produrre senza alcun bisogno della mano dell’uomo e utilizzabili fino al 2026, quando anche questo genere di impianti sarà bandito.

Fino a qualche anno fa Enel avrebbe voluto liberarsi del sito, 77 ettari in riva al mare, e per questo nel 2016 ha bandito Futur-E, un progetto di economia circolare – presentato in pompa magna – che prevedeva la cessione dell’area a terzi, gruppi imprenditoriali, i quali a loro volta si sarebbero occupati della riconversione. Un modo – è sentimento comune in città – per liberarsi dell’area senza traumi, peraltro mai andato in porto.
Da allora, dopo il fallimento del progetto, il colosso energetico ha iniziato l’opera di dismissione e smantellamento della centrale, ma senza mai parlare apertamente di bonifica del sito. Un termine, “bonifica”, che sembra scatenare sempre una sorta di reazione allergica fra i corridoi di Enel.
Adesso, con a disposizione i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, Enel parrebbe nuovamente interessata al sito di Corigliano Rossano. Ne sembra convinto Giuseppe Guido, segretario comprensoriale della Cgil Sibaritide-Pollino-Tirreno dopo aver sentito parlare – seppur non ufficialmente – di parco fotovoltaico. Il sindacalista si appella con forza all’amministrazione comune affinché convochi un tavolo con Enel e le parti sociali, in cui si affronti una volta per tutte il futuro del sito. Guido critica l’atteggiamento del governo Stasi, assente da mesi sul tema, troppo assorbito dai dissidi interni di queste settimane.

Le attività in corso

Giuseppe Guido, segretario comprensoriale Cgil Sibaritide-Pollino-Tirreno

«Il cantiere, oggi, prevede il proseguimento dei lavori di smantellamento dei gruppi a vapore. Entro il mese di novembre – spiega Giuseppe Guido ai microfoni de L’altro Corriere Tv – partirà la demolizione delle sale macchine e contemporaneamente si stanno svuotando i serbatoi del vecchio olio combustibile. Una lenta demolizione dell’impianto che prevede entro il primo semestre 2024 la demolizione delle ciminiere».
Ad oggi le maestranze occupate in questa fase di smantellamento sono circa cinquanta, «ma con un limite – aggiunge il sindacalista –: nessuno ragiona su una possibile bonifica del sito o di sondaggi del terreno affidati a una università pubblica che ci tranquillizzi sulla necessità o meno di questo genere di lavori. Nessuno parla più sul futuro, se di futuro si tratta, di questo impianto, nonostante il Paese goda di programmi nazionali ed europei che finanziano la rivalutazione di impianti industriali».

«Si ragioni sul futuro del sito»

Guido, quindi, si dice convinto della necessità di aprire un tavolo di trattative con istituzioni, amministrazione comunale di Corigliano Rossano, parti sociali ed Enel «per affrontare in maniera definitiva sul futuro dell’impianto. Se non si intende produrre più energia si pensi alla rivalutazione dell’area, alla demolizione, ma accelerando con il reclutamento di altra forza lavoro e alla bonifica il territorio, per restituirlo alla comunità com’era prima dell’insediamento industriale».
Il rappresentante della Cgil rivela una fase di confronto in itinere col colosso energetico, con un’ultima riunione risalente ad alcuni giorni addietro, «in cui si discute soltanto di demolizione e smantellamento della centrale, quindi del mero mantenimento della forza lavoro impiegata attualmente. Non ci si incontra per fare il punto sul futuro da oltre sei mesi. Questo è il grande limite di una discussione che deve prevedere un’accelerazione, soprattutto se il Ministero per il Sud mette a bando 350 milioni per la riqualificazione delle aree industriali ed al quale il Comune di Corigliano Rossano dovrebbe partecipare».

«Riunioni alla luce del sole»

«L’amministrazione fino a sei mesi fa sembrava particolarmente interessata all’esito del tavolo sul futuro della centrale – sottolinea ancora il sindacalista –. Evidentemente da allor in poi ha avuto altre priorità politiche, istituzionali, occupazionali, di prospettiva che l’anno distratta dal ritenere l’area della centrale Enel una priorità. Qualcuno parla di incontri romani ai quali non eravamo presenti; se ci sono stati sono un errore perché il futuro dell’impianto è affare di tutto il territorio. Abbiamo contestato alle passate amministrazioni comunali di gestire queste vicende in camera caritatis. Chiediamo che le riunioni siano sempre allargate ai rappresentanti del territorio. È troppo importante la partita, soprattutto in prospettiva dei fondi pubblici che arriveranno sul territorio, per relegare l’argomento a una discussione fra pochi intimi».

Dal Pnrr un futuro “solare”?

Il segretario comprensoriale della Cgil, svela anche «l’interesse di Enel al Pnrr. Lo abbiamo appreso in maniera informale in una di quelle riunioni in cui si ragionava di futuro e ricadute occupazionali. È stata ventilata l’ipotesi di un parco fotovoltaico ed Enel sarebbe anche pronta a realizzarlo. Cos’è cambiato da quando il Pnrr è diventato realtà? Prima, Enel voleva solo abbandonare il sito di Corigliano Rossano un una demolizione quanto più tranquilla possibile, nella pace sociale e la più semplice possibile dal punto di vista delle attività. Adesso quei fondi potrebbero essere fonte di interesse per Enel che continuerebbe a mantenere i turbogas, gestibili in remoto da qualsiasi angolo del mondo, per poi investire sul fotovoltaico. La società a mio avviso non vuole più abbandonare il territorio tout-court, è a conoscenza che ci sono attività derivanti da finanziamenti che possono produrre business energetico. Enel è un’azienda che deve produrre utili, quindi potrebbe guardare con rinnovato interesse a questo sito industriale».

«Al tavolo delle trattative serve un territorio autorevole»

Ecco perché «serve un territorio pronto, autorevole, compatto, che lavori ai pro e ai contro della permanenza di Enel sul territorio, piuttosto che alla realizzazione del lungomare unico attraverso investimenti pubblici. Ma serve un tavolo di confronto che ad oggi non c’è, forse anche per responsabilità di tutti, anche del sindacato che non l’ha chiesto con la giusta veemenza. L’amministrazione comunale deve farsi carico di convocare le parti sociali ed Enel per capire quale sarà il futuro dell’area».

«Di bonifica ne parla solo la Cgil»

«L’azienda – spiega ancora Giuseppe Guido – ha interesse che non si parli di bonifica, perché potrebbe avere costi importanti ove i sondaggi dovessero rivelare infiltrazioni nel sottosuolo, ma solo di smantellamento. Noi continuiamo a ripetere insistentemente che si deve ragionare anche sulla bonifica, affidando i campionamenti a università pubbliche e riteniamo che anche il sindaco e l’amministrazione comunale debbano chiedere con forza che sia valutata. I sondaggi si affidino ai Politecnici di Milano o Torino, per poi dare contezza ai cittadini di Corigliano Rossano che il suolo sia lasciato da Enel come l’ha trovati negli anni ’70. Perché, altrimenti, pensare al lungomare unico senza sondaggi, senza un’eventuale bonifica se necessaria, sarebbe paradossale. Chiediamo – conclude Giuseppe Guido – che l’amministrazione Stasi appena rinnovata acceleri su questo versante e chieda verifiche certe sulle condizioni del terreno». (l.latella@corrierecal.it)

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