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Da Guarasci a Occhiuto: le sfide che attendono la regione

Con la conclusione delle procedure di convalida degli eletti e l’insediamento del Consiglio regionale si chiuderà l’undicesima (breve e sfortunata) e prenderà avvio la dodicesima Legislatura. Da A…

Pubblicato il: 14/10/2021 – 14:46
di Romano Pitaro
Da Guarasci a Occhiuto: le sfide che attendono la regione

Con la conclusione delle procedure di convalida degli eletti e l’insediamento del Consiglio regionale si chiuderà l’undicesima (breve e sfortunata) e prenderà avvio la dodicesima Legislatura.
Da Antonio Guarasci (1970), democristiano eletto (vigeva il sistema proporzionale) con circa 19mila preferenze, e il socialista Mario Casalinuovo alla testa della prima Assemblea legislativa, all’on. Roberto Occhiuto (espressione del centrodestra) e il Presidente del Consiglio che a breve sarà eletto (2021), c’è una distanza di oltre mezzo secolo. Ma la condizione sociale della Calabria difficile e tormentata era negli Anni ’70 (basti ricordare i carri armati mandati dallo Stato per sedare la rivolta di popolo a Reggio) e travagliata e disastrosa resta ai nostri giorni. Con la differenza (fra le tante) che allora la speranza che la politica – ispirata dal sogno di una Regione che si proponeva di rafforzare la democrazia e muoversi sulla base dei principi della programmazione e della partecipazione (inclusi nello Statuto votato a Catanzaro il 31 marzo 1971) – potesse abbattere le iniquità sociali e il sottosviluppo era solida e condivisa, mentre oggi appare incerta e sfumata. Quasi che il dispiegarsi dell’azione della politica e il destino critico della Calabria, fossero mondi separati.
Due realtà che si scrutano e si toccano (e relativamente, visto che la maggioranza dei calabresi resiste al voto) soltanto in campagna elettorale, per poi divaricarsi irrimediabilmente nel corso delle legislature, quando la politica si arrocca nella gestione senza fini e i cittadini seguitano, insoddisfatti e arrabbiati, a subire il drammatico divario di servizi basilari e opportunità che rendono la Calabria un’isola di emergenze irrisolte e di smarrimento antropologico.
Negli Anni ’70, si voleva realizzare «una Regione democratica e antifascista, aperta e moderna, capace di allontanare il rischio di ripetere gli stessi errori dello Stato accentratore». Guarasci – il cui governo durò tutta la legislatura, anche se un anno prima perse la vita in un incidente d’auto e fu sostituito da Aldo Ferrara – rivolgendosi ai giovani, auspicava che dessero una mano «a costruire una Calabria nuova e moderna, senza municipalismi, ad abbattere le barriere che ci dividono, a ritrovare e riscoprire le premesse di un cammino lungo e difficile per il nostro riscatto». E, costatando che «migliaia di miliardi spesi nella regione negli ultimi 25 anni non hanno prodotto alcun elemento di sviluppo auto propulsivo», prometteva «una Regione che, col contributo di tutti, sappia decidere l’avvenire della Calabria».
Inoltre: «Alla Giunta spetterà il compito delle proposte organiche delle priorità e di proporre un Piano organico di sviluppo economico della regione». È superfluo commentare che, nonostante gli impegni, molto (troppo!) è rimasto disatteso e incompiuto. E che, a dispetto di quel “Piano organico di sviluppo”, sono prevalsi, prima e dopo l’introduzione dell’elezione diretta del Presidente (2000), come spiega il sociologo Vito Barresi, «assistenzialismo, familismo ed elettoralismo, aprendo varchi sempre più larghi all’uso personalistico delle risorse, senza dare forti contributi allo sviluppo del territorio e all’armonicità dell’impianto regionalista».
Oggi Roberto Occhiuto, figura di primo piano di Forza Italia, ha energia e intelligenza per mettere in moto un regionalismo moderno ed efficace, in grado anzitutto di superare dipendenze e subalternità della Regione rispetto ad altri poteri dello Stato e della società. Ma per farlo, per far vedere all’Italia la Calabria che non s’aspetta, è necessario recuperare, nella quotidianità di scelte coraggiose da farsi nei primi fatidici cento giorni, l’ispirazione originaria delle prime legislature che mirava ad aggredire la «storica arretratezza» e a realizzare la «piena occupazione», attraverso decisioni che mettano all’angolo gli interessi meschini di politici senza politica e si riapproprino anche dei tratti utopici di un robusto pensiero meridionalista che aiuti la Calabria a stare in Europa con le carte in regola.

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