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Falvo: «Vibo è a un bivio. O si denuncia o vinceranno i clan» – VIDEO

Consiglio comunale aperto dopo gli ultimi fatti di cronaca. Il sindaco Limardo: «La nostra risposta deve essere immediata»

Pubblicato il: 27/10/2021 – 15:52
di Giorgio Curcio
Falvo: «Vibo è a un bivio. O si denuncia o vinceranno i clan» – VIDEO

VIBO VALENTIA «Se non si denunciano determinati fenomeni, il problema della criminalità sul territorio vibonese non si risolverà mai». È netto il messaggio del procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, Camillo Falvo, lanciato a margine del consiglio comunale aperto, convocato dopo la sparatoria avvenuta in pieno centro città nella notte tre il 16 e il 17 ottobre. Un messaggio istituzionale rilevante dopo l’evento organizzato, invece, sabato sera da “Libera” e che visto la partecipazione di amministratori, consiglieri regionali, associazioni, la Chiesa, i dirigenti scolastici, i
vertici delle forze dell’ordine e la parlamentare Dalila Nesci.

«La comunità deve isolare e denunciare questi fenomeni»

Per il procuratore Falvo, dunque, vietato abbassare la guardia ma i primi segnali devono arrivare proprio dai cittadini vibonesi: «Noi avevamo già denunciato il rischio che si potessero rideterminare alcune dinamiche di violenza e di occupazione del territorio, volevamo risvegliare le coscienze, e credo che eventi come questi, così come quello di Libera oltre a tutti i messaggi che mi sono arrivati in questi giorni vanno in questa direzione». Secondo il procuratore Camillo Falvo «è un momento difficile, cruciale, in cui la criminalità organizzata è stata tramortita dalle operazioni, cerca di rialzare la testa. Ma è in questa fase storica la comunità deve dare un segnale di risposta, deve isolare e denunciare questi fenomeni, altrimenti non li risolveremo mai». Camillo Falvo, nel corso del suo intervento, ha poi ricordato che «se restiamo uniti e facciamo squadra questa battaglia la possiamo vincere. Sono fiducioso. Dovete avere fiducia, denunciare, perché adesso c’è uno spartiacque: o si va avanti o si torna indietro. Questo è un momento particolare, ce lo aspettavamo dopo ‘l’ubriacatura di legalità’. Vibo non era abituata, venivamo da un trentennio di controllo delle organizzazioni criminali. Dopo la fase di liberazione ci si aspettava che a distanza di un po’ di tempo, due-tre anni, chi faceva parte di quelle organizzazioni avrebbe cercato di riorganizzarsi. Lo diciamo sempre: la criminalità organizzata non la sconfiggiamo con le operazioni ne possiamo arrestare quanti ne volete, poi ce ne saranno il doppio disposti a prendere il loro posto».

«Fare rete contro la criminalità»

Sulla stessa linea anche il primo cittadino di Vibo Valentia, Maria Limardo: «Non poteva arrivare dalla massima assise comunale la conferma forte, dura e ferma per gli insani gesti della settimana scorsa, ma soprattutto per l’affermazione ferma dei valori della libertà e della democrazia». «La chiamata a raccolta di tutti i sindaci del Vibonese, – ha detto il sindaco – ma anche del mondo scolastico, produttivo e istituzionale ha un significato ed è quello di costruire una rete sociale tra i territori che veda sempre più strette le maglie tra di noi per fare argine verso questi episodi che devono essere assolutamente condannati».  

Escalation di violenze preoccupante

La sparatoria che ha coinvolto Francesco Barbieri e Domenico Catania è solo uno degli episodi – quello più eclatante – che si inquadra in uno scenario criminale e di violenze che a Vibo ha assunto i contorni di una vera escalation, scatenando un vero e proprio allarme sociale. «C’è molta preoccupazione – ha detto ancora il sindaco – perché questi episodi potrebbero rappresentare degli strascichi, dei colpi di coda, rispetto alle operazioni giudiziari imponenti e importanti messe a segno nel nostro territorio». Vibo, come già detto, non torna indietro: «Abbiamo manifestato subito la nostra reazione, già sabato con Libera, sia oggi come istituzione. Non si può certo rimanere indifferenti di fronte a certi episodi ma la risposta deve essere immediata per non alimentare il tessuto criminale».

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