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Calabria quarta regione per minacce agli amministratori. Crescono le intimidazioni a mezzo social

Presentato il report di Avviso Pubblico. In 10 anni un’intimidazione ogni 20 ore. 663 in Calabria. Timeline di tutti gli episodi del 2020

Pubblicato il: 04/11/2021 – 12:29
di Francesco Donnici
Calabria quarta regione per minacce agli amministratori. Crescono le intimidazioni a mezzo social

REGGIO CALABRIA Dieci anni di Avviso Pubblico, decima edizione del report “Amministratori sotto tiro”, che raccoglie i risultati del monitoraggio annuale delle minacce e delle intimidazioni agli amministratori locali e al personale della pubblica amministrazione. Un lavoro iniziato con attenzione particolare alle regioni del Sud e ben presto evolutosi fino ad abbracciare tutta la penisola se è vero – come emerge dallo stesso rapporto – che negli ultimi dieci anni non esiste provincia d’Italia esente da questo fenomeno. «Questo rapporto – scrive il presidente della rete, Roberto Montà – è nato non solo con l’intento di denunciare una situazione intollerabile» posto che «in dieci anni è stata perpetrata una intimidazione ogni 20 ore» ma anche «per ricordare che esiste la buona politica».
Il decimo rapporto si riferisce ai fatti avvenuti nel 2020, anno scandito dal lockdown e dalle restrizioni indotte dalla pandemia che giocoforza hanno influito anche sui numeri. Non a caso i numeri più alti vengono registrati a ridosso del periodo estivo per poi tornare a calare nel resto dell’anno.
Si registra quindi un calo del numero complessivo delle intimidazioni che ammontano a 465 contro le 559 del 2019. La media nazionale è di 9 intimidazioni a settimana e una minaccia ogni 19 ore. Di converso si registra un record tra le province coinvolte: 89 è il dato più alto mai registrato a cui fa seguito quello dei 280 comuni colpiti (336 nel 2019).

I dati del 2020: Continua l’avanzata delle minacce al Nord. Calabria quarta in Italia

Il 57,5% dei dati censiti pari a 267 si registra nelle regioni del Mezzogiorno (di cui il 16,4% sulle isole). La restante percentuale riguarda invece i casi censiti al Centro-Nord dove si riscontra un aumento del 3,5% dell’incidenza sul totale rispetto al 2019.
In questo quadro, analizzando i dati regione per regione, la Calabria si posiziona al quarto posto con 38 casi. Numero in calo rispetto ai 53 dell’anno precedente. Somma alta, ma che va ridimensionandosi se si considerano gli 85 casi registrati in Campania, che per il quarto anno consecutivo si conferma la regione più colpita. Completano il podio Puglia e Sicilia con 55 casi ciascuna. Simile al dato calabrese – e questa continua ad essere la notizia – è quello della Lombardia che si posiziona al quinto posto con 37 casi (9 meno di quelli dell’anno precedente). Uno dei pochi territori dove il numero dei casi è aumentato in questo 2020 è invece il Veneto dove la somma sale a 30. A livello provinciale domina Napoli con 46 casi. Più del doppio della seconda in graduatoria (Salerno con 21). Tra le calabresi la sola provincia tra le prime dieci è Cosenza con 15 casi, di uno sopra Padova e sotto Milano.

Durante la pandemia crescono le minacce a mezzo social

L’86% delle intimidazioni censite nel 2020 sono state di tipo diretto (1% in meno dell’anno precedente) ovvero indirizzate direttamente come persona agli amministratori pubblici o a componenti della pubblica amministrazione. Tra i soggetti maggiormente presi di mira spiccano i sindaci (63% del sub-totale). Il restante 14% riguarda quindi le minacce rivolte a collaboratori o parenti delle vittime designate.
Il dato interessante, già emerso nello scorso report, è quello relativo alla tipologia di minacce. In crescita quelle derivanti dai social dove se ne registra 1 su 5. Di fatto – sempre complici le peculiarità del 2020 – i social sono diventati il primo strumento per intimidire e minacciare col 19% dei casi totali censiti. Seguono i più “tradizionali” incendi e aggressioni (18% ciascuno) quindi telefonate minatorie (12%) o danneggiamenti (9%). I numeri variano se si considera la sola platea femminile. Le amministratici locali coinvolte ricoprono il 15% (pari a 68 episodi censiti) del totale dei casi. Qui, tra le modalità, il primato è per gli incendi col 19% seguiti dal 18% a mezzo social. In questa categoria si inseriscono poi le minacce verbali (15%) e le scritte offensive minacciose (10%).
Avviso pubblico si interroga poi sulla matrice dei gesti che in un caso su tre non è di carattere criminale, ma provengono da comuni cittadini. Nel 2020 sono stati registrati 168 casi del genere, pari al 36% del totale. Numero in aumento rispetto al 2019 quando corrispondevano al 29%. Pesa, anche in questo caso, il fattore pandemico se si considera che il 42% dei casi ha riguardato intimidazioni, diffamazioni e aggressioni scaturite dalle restrizioni dell’anno passato. Come evidenzia nella sua analisi Roberto Cornelli, docente di “Criminologia e Sicurezza urbana” alla Bicocca di Milano, «ad eccezione dei casi di estremismo politico, ciò che muove i cittadini a scagliarsi contro gli amministratori non è una particolare ragione ideologica o una posizione di principio, ma spesso una “frustrazione” derivante dal fatto che non si è riusciti a ottenere ciò che si voleva oppure che ci si è imbattuti in ciò che viene percepito come ostacolo burocratico che impatta negativamente sulla mia vita». Fattore aumentato a dismisura durante il lockdown. 

Timeline delle intimidazioni in Calabria

In Calabria 36 episodi nel 2020. Immagine del raid nella sede della fondazione Italo Falcomatà, 24 aprile

Avviso Pubblico fornisce anche un report della cronologia degli episodi di minacce e intimidazioni avvenute in Italia nel corso del 2020. Per trovare il primo esempio calabrese bisogna risalire al 13 gennaio, quando a Guardavalle sono comparse minacce sui muri di una strada provinciale nei confronti del Sindaco Giuseppe Ussia: “Infame. Sei un uomo morto”. Simile all’intimidazione subita dal sindaco di Diamante, Ernesto Magorno, il successivo 20 gennaio. Il successivo 29 febbraio, il sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi denuncia «chiare minacce di morte ricevute via facebook» da parte di un cittadino già noto alle forze dell’ordine così come accaduto il 23 aprile al sindaco di Vibo, Maria Limardo. «Nello specifico – si legge nel rapporto – un soggetto ha commentato un post pubblicato sulla pagina Facebook del primo cittadino, facendo riferimento alla distribuzione dei voucher spesa legati all’emergenza Coronavirus e allegando accuse generiche e infamanti».
Il successivo 10 aprile, a Verzino, nel Crotonese, vengono recapitati tre proiettili al sindaco Pino Cozza «col chiaro scopo di intimidirlo» mentre, nello stesso mese, si verificava un’aggressione fisica nei confronti di tre agenti della Municipale da un uomo che aveva dato in escandescenze durante i controlli anti-Covid. E sempre a Reggio, il 24 aprile si è consumato un atto vandalico nei locali della fondazione “Italo Falcomatà” intitolata al padre dell’attuale primo cittadino. A maggio si registrano le minacce – sempre a mezzo facebook – di un cittadino che aveva ricevuto una multa nei confronti del sindaco Rosanna Mazzia mentre a Santa Caterina dello Ionio, circa una settimana dopo, viene bruciata un’autobotte di proprietà di “Calabria Verde”.

Mezzo di Calabria Verde dato alle fiamme a Santa Caterina dello Ionio

Il 12 giugno vengono aggrediti un consigliere comunale e un vigile urbano di Falerna, nel Catanzarese, che avevano ripreso un villeggiante intento a gettare un sacchetto di spazzatura in un torrente. Quattro giorni dopo viene dato alle fiamme uno scuolabus a Santa Domenica Talao, in provincia di Cosenza. “O la licenza o  la vita” è invece il messaggio lasciato da un commerciante di Diamante, il 5 luglio, all’indirizzo del vicesindaco Pascale. Sempre a luglio viene incendiata l’auto di un familiare di Doretta Rombolà, consigliere comunale di minoranza di Drapia e a Falerna, nottetempo, viene danneggiata un’auto di proprietà del Comune (Il successivo 29 luglio anche un consigliere comunale subirà la stessa sorte). Luglio si chiude con la contestazione di due coniugi durante un evento nella Biblioteca comunale di Bova Marina nei confronti del consigliere Silvio Cacciatore. Ad agosto si registrano episodi simili a Sant’Agata d’Esaro e Cariati dove prima un uomo si lancia in protesta contro i consiglieri per doglianze legate all’impianto fognario (20 agosto) e in seguito viene dato fuoco all’isola ecologica (25 agosto) e a dei pannelli informativi del Comune (27 agosto). Dopo la minaccia registrata il 5 settembre a San Gregorio d’Ippona, l’11, a Reggio, al candidato al consiglio comunale Vincenzo Morabito viene lasciato uno pneumatico squarciato e una tanica contenente liquido infiammabile, con sopra inciso il classico simbolo di pericolo di morte, raffigurato dal teschio con le ossa incrociate.
Il primo ottobre intimidazione nei confronti della candidata al Comune di San Giovanni in Fiore (poi eletta) Rosaria Succurro e, il 6, lettera minatoria indirizzata al coordinatore della campagna elettorale del sindaco eletto a Castrovillari.
Verso la fine dell’anno, il 18 ottobre, l’incendio alla discarica di Cassano apre la stagione degli incendi dolosi in diversi impianti di rifiuti della regione che secondo il deputato pentastellato (già membro della Commissione Ambiente) Giuseppe d’Ippolito «potrebbero rispondere a un unico disegno criminoso». Il 30 ottobre viene completamente distrutto da un incendio di natura dolosa l’autocarro per defunti di proprietà della ditta del consigliere comunale Alex Gioffrè. L’anno si chiude con due pagine e tante minacce rivolte al sindaco di Stalettì e alla sua famiglia: “Sistema le case degli altri e nessuno toccherà la tua”.

I dati degli ultimi dieci anni: in Calabria 663 episodi censiti

Un’intimidazione ogni 20 ore. Un totale di 4.309 casi. Questi sono i numeri dei dieci anni di monitoraggio di “Avviso Pubblico” raccolti in questa edizione speciale del rapporto. Spiccano in classifica le regioni «a tradizionale insediamento mafioso» se si considera che il podio è così composto: Sicilia prima con 726 casi, Calabria seconda con 663 e Campania terza con 634. Per trovare una regione del Nord bisogna scendere alla settima posizione dove si attesta la Lombardia con 233 casi. Al Sud, questo decennio ha fatto registrare il 45,9% delle minacce e intimidazioni su tutto il territorio nazionale. Cifra a cui va aggiunto il 25,4% delle isole.
Su base provinciale la Calabria arriva ad occupare ben due gradini del podio se si considera che ai 324 casi censiti nella provincia di Napoli fanno eco i 193 di Cosenza e i 188 di Reggio Calabria. In quattro delle cinque province della regione si registra un numero di casi superiore a 100 negli ultimi 10 anni (l’unica tra i 70 e i 99 casi registrati è la provincia di Crotone).

Nei Comuni sciolti per mafia

Il 14,4% degli atti intimidatori censiti nel 2020 (67 casi) nei confronti di amministratori locali e personale della Pubblica Amministrazione si sono verificati in 41 Comuni che, in un passato più o meno recente, sono stati sciolti per infiltrazione mafiosa. Il primo anno del censimento in merito è il 2016, quando i casi complessivi furono 346. Nel quinquennio risultato 121 Enti coinvolti (pari al 45% del totale dei comuni sciolti per mafia al 31 agosto 2021) di cui 34 in Calabria, seconda dietro ai 43 casi della Campania
Tra il 2016 e il 2020, inoltre  è stato decretato lo scioglimento di ben 84 Enti locali, tra Comuni, Municipalità e Aziende Sanitarie Provinciali. «Per riscontrare un numero così alto di scioglimenti – scrive l’associazione – in un medesimo arco temporale, bisogna tornare ai primi anni di applicazione della legge (periodo 1991- 1995), quando furono complessivamente 80». Nel 2021 sono stati disposti 11 scioglimenti fino alla data odierna: Squinzano (Lecce), Guardavalle (Catanzaro), Carovigno (Brindisi), Barrafranca (Enna), Marano di Napoli (Napoli), San Giuseppe Jato (Palermo), Villaricca (Napoli), Foggia, Nocera Terinese (Catanzaro), Simeri Crichi (Catanzaro) e Rosarno (Reggio Calabria).

Preoccupano i numeri in provincia di Cosenza

Come già anticipato, la provincia di Cosenza conta 15 casi, un numero altissimo che preoccupa anche il Prefetto Vittoria Ciaramella. «La provincia di Cosenza non è tranquilla», confessa ai nostri microfoni. «Gli amministratori avranno il nostro sostegno e daremo la massima assistenza a coloro che ne avranno bisogno. Anche nel periodo elettorale ci sono state delle effervescenze ma fortunatamente la situazione è stata tenuta sotto controllo». (redazione@corrierecal.it)

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