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Giallo a Genova, travolto e ucciso da un treno il boss fedelissimo di Riina

Salvatore Di Gangi era stato fatto scendere dal convoglio perché sprovvisto di green pass. La Procura ha aperto un’indagine

Pubblicato il: 29/11/2021 – 12:27
Giallo a Genova, travolto e ucciso da un treno il boss fedelissimo di Riina

GENOVA È morto all’età di 80 anni Salvatore Di Gangi, considerato uno dei fedelissimi di Totò Riina e già condannato a 17 anni per mafia. Il corpo è stato trovato tra due binari della galleria ferroviaria tra le stazioni di Genova Piazza Principe e Genova Brignole. L’uomo avrebbe accusato un malore e sarebbe stato poi travolto da un treno in transito. Era stato fatto scendere dal convoglio perché sprovvisto di Green pass. Sul corpo è stata disposta l’autopsia.

Salvatore Di Gangi

Scarcerato per motivi di salute

La procura di Genova ha aperto un’inchiesta per far luce sulla morte di Di Gangi. L’uomo, che era in custodia cautelare ad Asti, era stato scarcerato per motivi di salute e si trovava a Genova in transito. Sceso da un convoglio nel capoluogo ligure una volta alla stazione si sarebbe incamminato lungo i binari dove è stato ritrovato. Aveva in tasca un biglietto del treno per una cittadina del Sud.

Le indagini sul boss

Il nome di Di Gangi, storico capomafia ottantenne, è riapparso a ottobre nell’indagine sul resort Torre Macauda, alberghi lusso di Sciacca protagonista di diverse inchieste di mafia e ritenuto di fatto di proprietà del padrino corleonese Totò Riina. Secondo i pm della Dda di Palermo, coordinati dall’aggiunto Paolo Guido, Di Gangi sarebbe stato uno dei veri proprietari della struttura e per questo la Procura recentemente aveva effettuato una perquisizione nella sua cella.

Otto milioni per recuperare il “suo” hotel

Secondo gli inquirenti la società che gestisce Torre Macauda, la Libertà Immobiliare, sarebbe di fatto riconducibile al boss Di Gangi e al figlio Alessandro che, attraverso una serie di operazioni illecite, sarebbero tornati in possesso della struttura alberghiera sommersa dai debiti. Un giro vorticoso di denaro, scatole cinesi, imprenditori compiacenti e sullo sfondo la complicità di un dirigente di banca che avrebbe rilasciato una quietanza per un pagamento di 8 milioni avendone ricevuti solo 4.
L’indagine, molto complessa, aveva portato all’esecuzione di perquisizioni in due filiali della UniCredit di Palermo e alla notifica di otto avvisi di garanzia tra gli altri a Di Gangi, al figlio Alessandro e a un funzionario dell’istituto di credito.

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