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Dai Fruci «bravi cristiani» ai confini degli Anello all’ex Sir. Muraca: «Autorizzati dai Iannazzo»

I racconti del collaboratore di giustizia finiti agli atti del processo “Imponimento”. «Erano in buoni rapporti anche con i Giampà e i Torcasio»

Pubblicato il: 26/12/2021 – 18:03
di Giorgio Curcio
Dai Fruci «bravi cristiani» ai confini degli Anello all’ex Sir. Muraca: «Autorizzati dai Iannazzo»

LAMEZIA TERME «Quando facevo parte dei Torcasio sentivo parlare della famiglia Anello, si parlava di una cosca amica della nostra. Me ne parlava spesso Vincenzo Torcasio, “il Giappone”. Poi è stato “il Cavallo”, Alessandro Torcasio, a spiegarmi che gli Anello era in buoni rapporti anche con i Giampà e in particolare con Vincenzo Bonaddio. Mi hanno sempre detto che la cosca Anello controllava il territorio di Filadelfia, e insieme ai Fruci anche Acconia. Insomma, Anello e Fruci erano in ottimi rapporti con tutte le cosche di ‘ndrangheta di Lamezia».

Il pentito Muraca

È il collaboratore di giustizia Umberto Egidio Muraca a delineare i rapporti tra i vari clan di ‘ndrangheta operativi nel Lametino e la cosca Anello. E lo ha fatto nel corso di una serie di dichiarazioni rilasciate il 4 novembre 2017 ai pm Giovanni Bombardieri e Vincenzo Luberto, all’epoca procuratori aggiunti della Dda di Catanzaro e il sostituto, Elio Romano. Stralci finiti agli atti del processo “Imponimento”, nato dal blitz coordinato dalla Procura di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri, che si sta celebrando nell’aula bunker di Lamezia. 

I Fruci “bravi cristiani”

Umberto Egidio Muraca, classe 1980, ha deciso di collaborare con la giustizia dall’ottobre del 2012 dopo il suo arresto nel primo blitz “Andromeda”. «Come ho già ricordato spesso – ha raccontato Muraca ai pm – su ordine di Giuseppe Giampà subii un attentato il 30 marzo del 2011 perché avevo “sconfinato” con una mia estorsione nel loro territorio, nel distributore Martinica, insieme a Francesco Torcasio. Io non ottemperai alla richiesta di chiarimento e così fu deciso di uccidermi, comunque senza successo. Poi chiesi un incontro e da Giuseppe Giampà ottenni l’autorizzazione per le estorsioni a Capizzaglie, per un massimo di 10mila euro». «Poi – racconta Muraca ai pm – fui arrestato e in carcere mi ritrovai con i fratelli Catanzaro, Simone e Michele. Quest’ultimo mi disse che lui era battezzato, così come il fratello; poi mi parlò di qualche vicenda del suo gruppo ‘ndranghetistico, che riconosceva come capi solo gli Anello. Poi mi parlò dei fratelli Fruci “bravi cristiani”, nel senso che si stavano facendo il carcere senza parlare e che controllavano il territorio di Acconia di Curinga in nome e per conto dei fratelli Anello». Per i fratelli Giuseppe e Vincenzino Fruci, in abbreviato i pm hanno chiesto rispettivamente 20 e 18 anni di carcere. «Michele Catanzaro, mentre ero nel carcere di Nicastro, vide che ricevetti una lettera da parte di Giuseppe Giampà che mi mandava i saluti e così si aprì ancora di più verso di me e insieme decidemmo che, una volta fuori dal carcere, avremmo potuto farci reciproci favori nell’ambito delle attività illecite di nostra competenza, avremmo potuto scambiarci soggetti “azionisti” da impiegare nelle intimidazioni e le eventuali estorsioni, scambiarci qualche arma e marijuana».

I “confini” tra gli Anello e i Iannazzo

«I confini territoriali degli Anello da Acconia di Curinga si spingevano fino a quasi dentro il territorio dell’ex Sir di Lamezia Terme, controllato, quest’ultimo, dagli esponenti della famiglia Iannazzo. La zona, infatti, ricade anche se in minima parte nel territorio di Curinga. Nonostante questo se gli Anello avessero comunque avuto necessità di fare qualche attività estorsiva o altre attività illecite in quel territorio si sarebbero dovuti rivolgere alla cosca Iannazzo che comunque, dati i buoni rapporti, li avrebbero autorizzati senza problemi». (redazione@corrierecal.it)

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