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Lo spirito animalesco del mercato

Ma gli economisti come Ludwig von Mises (1881/1973) e Friedrich von Hayek (1899/1992), la Scuola Austriaca e i filosofi liberali come Karl Popper (1902/1994) non ci avevano rassicurati sul fatto c…

Pubblicato il: 14/01/2022 – 7:53
di FRANCESCO BEVILACQUA*
Lo spirito animalesco del mercato

Ma gli economisti come Ludwig von Mises (1881/1973) e Friedrich von Hayek (1899/1992), la Scuola Austriaca e i filosofi liberali come Karl Popper (1902/1994) non ci avevano rassicurati sul fatto che le democrazie moderne fondate sul libero mercato costituiscono “il migliore dei mondi possibili”? Non ci avevano detto che occorre diffidare delle utopie, degli “assoluti terrestri”, dei rigurgiti dell’idealismo platonico? All’uomo moderno – ci avevano detto – servono meccanismi economici e sociali pragmatici, che consentano di evitare la penuria di beni tipica delle società arcaiche, autarchiche, più o meno collettiviste, che strangolano l’individuo e le sue libertà. Questo dicevano, propugnando una visione salvifica del “mercato che si autoregola”, che non deve essere mai calmierato, pena la violazione del principio di libera concorrenza, supremo garante della competizione, del consumo, della crescita infinita.
Ciò non di meno, ci troviamo oggi in una situazione paradossale: non vi è penuria di gas e petrolio, eppure il prezzo dei carburanti è schizzato alle stelle; non vi è penuria di materie prime da costruzione, eppure per averle occorrono mesi e anche in questo caso i prezzi aumentano; non vi è penuria di beni di consumo essenziali, eppure rispunta l’inflazione; interi stati sovrani sono sotto ricatto delle grandi concentrazioni finanziarie, siano esse le multinazionali, siano esse le detentrici dei titoli del debito pubblico; nelle politiche economiche dei governi l’unica regola certa sembra essere: privatizzare i profitti, socializzare le perdite; ci si lamenta che la gente si indebita oltre il dovuto e nello stesso tempo le si chiede di consumare di più; non ultimo, la parte straricca dell’Umanità aumenta i suoi profitti, mentre le classi medie e basse si impoveriscono sempre di più.
Viene da chiedersi: come può accadere tutto questo nel “migliore dei mondi possibili”? Come può succedere in un sistema in cui impera il “mercato che si autoregola”? Com’è che gli economisti liberisti non hanno più la bacchetta magica?
Fu proprio la visione salvifica del mercato che si autoregola, dopo la stagione della socialdemocrazia e delle politiche keynesiane – dall’economista John Maynard Keynes (1883/1946) (che tirarono fuori il mondo dalle macerie della seconda guerra mondiale) – che produsse il cosiddetto neoliberismo. Sto parlando di una sorta di estremizzazione delle idee liberali, che ebbe nell’economista Milton Friedman (1912/2006), principale esponente della cosiddetta Scuola di Chicago, il vate e l’ideologo, e nell’accoppiata Ronald Regan-Margaret Tatcher l’esecutrice del grandioso disegno delle società deregolate, dell’etica del profitto, del capitalismo finanziario, dell’abiura dell’interventismo statale, della minimizzazione del welfare. Si produssero così il “Reganomics” e il “Tthatcherismo”, fenomeni che imperversarono fra gli anni Settanta ed Ottanta e che sono ancora oggi sostanzialmente in auge, qualunque sia il sistema politico che regge gli stati (democrazie, dittature, “democrature”), qualunque sia l’orientamento che sorregge i governi (destra, centro, sinistra). Salvo piccole eccezioni. E salvo particolari momenti storici di crisi, come quello che stiamo vivendo, nei quali tornano temporaneamente in auge le politiche keynesiane, con massicci interventi dei governi e delle banche centrali.
Ebbene, la piega imprevista che la crisi pandemica ha preso sta mettendo in seria difficoltà questa visione del mondo. È bastato un imprevisto prolungarsi della crisi sanitaria, un parziale flop dei vaccini come panacea dell’immunizzazione di massa, lo svanire dell’illusione di togliere di mezzo il virus in poco tempo, per dimostrare la fallibilità di questo sistema. Che il mercato, da solo, non può risolvere le crisi economiche, ormai l’hanno capito, in cuor loro, perfino i neoliberisti. Tant’è che si è fatta carta straccia – almeno in apparenza – dei principi di Milton Friedman. E si è osannato l’interventismo delle istituzioni governative (banca mondiale, banche centrali, governi), il cui simbolo è divenuto quel “Whatever it takes” (tutto ciò che è necessario – preceduto dal verbo “faremo” e succeduto da “per salvare l’Euro”) pronunciato da Mario Draghi, Presidente della BCE, il 26 luglio 2012, nell’ambito della crisi del debito sovrano europeo, dinanzi al rischio che i mercati (!) affossassero la moneta unica europea.
Mi domando e domando agli amici economisti: non sarebbe ora che la grande illusione fosse smascherata e che si tornasse a pensare che una “società migliore” di quella immaginata dai neoliberisti sia davvero possibile? Diceva Keynes: “I mercati sono mossi da spiriti animaleschi, non dalla ragione.”

*avvocato e scrittore

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