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Covid, posti letto in reparto occupati al 41%. Campanello d’allarme per la Calabria

I dati Agenas: regione al secondo posto in Italia. Da oggi Valle d’Aosta in “zona arancione”. La Calabria rimane in “zona gialla”

Pubblicato il: 17/01/2022 – 9:13
Covid, posti letto in reparto occupati al 41%. Campanello d’allarme per la Calabria

ROMA È un podio del quale si farebbe volentieri a meno. E che fa cerchiare in rosso, da parte di Agenas, la situazione della Calabria nel pieno della quarta ondata pandemica. I dati dell’Agenzia cristallizzano l’aumento dell’occupazione dei posti letto Covid negli ospedali della Regione: ha raggiunto il 41%, uno dei dati più alti del Paese. Stabile, al 19%, il dato sull’occupazione delle Terapie intensive, vicino alla soglia di rischio stabilita (il 20%).

Le percentuali di posti occupati nei reparti Covid

La percentuale di posti nei reparti di area non critica occupati da pazienti Covid sale al 29% in Italia e in Valle d’Aosta arriva al 69%. In 24 ore, cresce in altre 11 regioni: Abruzzo (al 29%), Basilicata (26%), Calabria (41%), Campania (29%), Emilia Romagna (27%), Lombardia (34%), Marche (27%), Piemonte (30%), Puglia (21%), Sardegna (15%), Toscana (25%). Cala in Umbria (33%) e Veneto (23%). Stabile Friuli (29%), Lazio (27%), Liguria (38%), Molise (13%), Pa Bolzano (18%), Pa Trento (25%), Sicilia (35%). Questi i dati Agenas aggiornati al 16 gennaio. Superano la soglia del 30%: Calabria, Liguria, Lombardia, Sicilia, Valle d’Aosta.

L’occupazione delle Terapie intensive: Calabria stabile al 19%

La percentuale di terapie intensiva occupate da pazienti Covid è stabile al 18% in Italia, ma 8 regioni superano la soglia del 20% (Abruzzo, Friuli, Lazio, Marche, Trento, Toscana, Piemonte, Valle d’Aosta). A livello giornaliero, il tasso cresce in Puglia (12%) e Sicilia (20%). Cala in Campania (12%), Liguria (19%), Lombardia (15%), Marche (24%), Bolzano (17%). Stabile in 14 regioni: Abruzzo (al 21%), Basilicata (3%), Calabria (19%), Emilia Romagna (17%), Fvg (23%), Lazio (22%), Molise (5%), Trento (23%), Piemonte (23%), Sardegna (14%), Toscana (22%), Umbria (14%), Val d’Aosta (24%), Veneto (18%).

Il governo riapre il dialogo con le Regioni sul conteggio dei ricoveri

Uno spiraglio per la «riconsiderazione» del sistema dei colori per le Regioni e, in attesa di indagini e osservazioni, l’eventuale ipotesi che in futuro «semmai la quarta dose potrebbe riguardare i fragili». Anche se ancora lontani, si aprono nuovi scenari in vista della discesa delle curva di Omicron.
Il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, guarda alle strategie per il prossimo futuro mentre il Governo riapre il dialogo con i governatori, che chiedono modifiche sul conteggio dei ricoveri da Covid e – vista l’introduzione del Super Pass estesa nei vari ambiti sociali ed economici del Paese – di mandare in soffitta il sistema di assegnazione dei colori.
«È chiaro che nelle prossime settimane dovremo aprire un confronto con le regioni e nelle prossime ore apriremo un tavolo tecnico per affrontare le questioni che hanno proposto», spiega lo stesso ministro della Salute, Roberto Speranza. Sul breve periodo intanto sono già annunciate novità in arrivo. Dal prossimo mese si entra con il certificato verde, base o rafforzato, ovunque eccetto che in supermercati, alimentari, ospedali e farmacie. E al momento resta un punto interrogativo sui negozi di intimo, edicole e tabaccai.

Governo pronto a modificare regole sul conteggio dei contagi

Con le somministrazioni dei vaccini che prendono il volo – dall’introduzione dell’obbligo per gli over 50 sono state quasi 700mila le prime dosi – il Governo è pronto a modificare entro i prossimi 15 giorni le regole sul conteggio dei ricoveri da Covid. Prima ancora, la prossima settimana, si appresta a stilare la lista definitiva delle uniche attività ancora aperte a persone senza tampone, né siero, ovvero quelle sprovviste di Green pass. Il provvedimento – sotto forma di Dpcm – potrebbe arrivare in vista del prossimo Consiglio dei ministri e servirà a chiarire quanto contenuto nell’ultimo decreto anti-Covid, secondo cui il lasciapassare “base” sarà necessario dal primo febbraio anche in uffici pubblici, servizi postali, banche e attività commerciali, ad esclusione dei servizi «necessari per assicurare il soddisfacimento di esigenze essenziali e primarie della persona».
Rimangono però dei punti su cui trovare una quadra: sarà sicuramente possibile andare dal medico, dal veterinario, andare a denunciare un reato, entrare in tribunale per testimoniare o accedere a determinate attività per esigenze urgenti di tutela dei minori, ma il dibattito è ancora aperto su altri luoghi da includere nella lista. La bozza messa a punto dal ministero della Pubblica amministrazione prevederebbe un numero limitato di eccezioni, guidate dal criterio dell’urgenza, ma il ministero dello Sviluppo Economico starebbe spingendo per una lista più ampia che includa anche tabaccai, edicole, librerie, negozi di giocattoli. Dal 20 gennaio invece – questo è già stabilito dall’ultimo decreto – barbieri, parrucchieri ed estetisti dovranno già chiedere il certificato verde base, quello ottenibile anche con un tampone, ai propri clienti. Nei prossimi mesi, invece, non si esclude che per i fragili sia necessaria la quarta dose del vaccino. «Solo i tempi di osservazioni e indagini ben condotte ci diranno se ci sarà la necessità di fare ulteriori booster ogni 4 mesi. Semmai il discorso sulla quarta dose potrebbe riguardare i fragili», spiega il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, per il quale un vaccino specifico contro Omicron avrebbe assolutamente senso. E sui test fai-da-te per inizio e fine quarantena da Covid, così come annunciato in Emilia Romagna, chiarisce: «Considerabile esplorare strategie di tracing, ma nell’ambito di sperimentazioni ben controllate». La «riconsiderazione» del sistema di colorazione delle regioni, invocato dai governatori nelle ultime ore, è invece «nella logica delle cose» – aggiunge Locatelli – perché questo metodo «è stato elaborato dal ministero della Salute in accordo con le Regioni in un’epoca diversa».

La campagna vaccinale

Gli ultimi provvedimenti dell’Esecutivo già entrati in vigore, invece, cominciano a dare effetti. Riprendono quota le prime dosi: ieri ne sono state effettuate quasi 92mila, il dato più alto dall’inizio della quarta ondata. E da quando, lo scorso 7 gennaio, è stato annunciato l’obbligo di vaccino per gli over 50 e del super pass per lavorare, sono state fatte in Italia quasi 685mila prime dosi. Prima del record stabilito ieri con quasi 92mila somministrazioni, il giorno con più vaccinazioni è stato l’8 gennaio, quando il decreto è stato pubblicato in gazzetta: poco più di 82mila prime dosi in 24 ore. Numeri che puntano ad alzare oltre il 90% la percentuale degli immunizzati, per correre ai ripari contro un virus mutato e sempre più rapido: “Omicron raggiungerà tutti, non c’è scampo – avverte Sileri – Non c’è dubbio che entro la fine del 2022, salvo che arrivi un’altra variante, quasi tutta la popolazione avrà incontrato questa variante. Chi è vaccinato sarà più protetto e potrà avere probabilmente una forma più leggera”.

I colori delle regioni

La Valle d’Aosta si colora di arancione e non potrebbe essere diversamente alla luce del 53,5% di posti occupati in area medica, e del 21,2% in terapia intensiva (dati aggiornati a ieri).
La Campania raggiunge il giallo, con il 25,8% dell’occupazione in area medica e il 10,6% in terapia intensiva, anche Lombardia, Lazio, Abruzzo, Toscana. Emilia Romagna, Piemonte. Sicilia, Liguria, Marche, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Calabria, province autonome di Trento e Bolzano. Tra queste però la Sicilia è in bilico sull’arancione con il 33,9% per l’area medica e il 19,4% per le terapie intensive. In una situazione leggeremente migliore per Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Liguria.
In bianco restano Basilicata, Molise, Puglia, Sardegna e Umbria. Ma la Puglia è comunque a rischio di passare in giallo, avendo il 17,8% dei posti occupati in area medica e il 10% in terapia intensiva, come l’Umbria con il 32,3% e il 9,4%.

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