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il processo

Cosenza, false perizie a “Villa Verde”: attesa la sentenza

Ultime arringhe difensive prima della lettura del dispositivo nei confronti dei quattro imputati coinvolti nel procedimento

Pubblicato il: 18/01/2022 – 17:21
di Fabio Benincasa
Cosenza, false perizie a “Villa Verde”: attesa la sentenza

COSENZA Alle battute conclusive il processo in corso al Tribunale di Cosenza e legato all’inchiesta “Villa Verde”, sul presunto “sistema” adottato per permettere ai boss di sfuggire al carcere attraverso false perizie mediche ottenute con la connivenza, secondo l’accusa, di medici, avvocati e pubblici ufficiali. Il Pm Stefania Cardarelli al termine di una lunga requisitoria aveva chiesto condanne pesanti per i quattro imputati. Per Luigi Arturo Ambrosio, medico, legale rappresentante della clinica “Villa Verde” sono stati chiesti 10 anni di reclusione; per l’altro medico Gabriele Quattrone 5 anni; nei confronti di Franco Antonio Ruffolo, psicologo in servizio nella clinica “Villa Verde” di Donnici l’accusa ha chiesto una condanna a 9 anni, infine per Caterina Rizzo, sposata con Antonio Forastefano, già capo dell’omonima cosca, è stata chiesta la pena a 4 anni e mezzo.

L’arringa dell’avvocato Sammarco

Oggi la discussione dell’avvocato Franco Sammarco, difensore di Luigi Arturo Ambrosio, prima della pronuncia della sentenza. «Questo non è un processo di mafia, non c’entrano i temi della mafiosità ma allo stesso tempo sostengo che questo è un tipico processo di mafia, tipico di talune procura antimafia. Diventa processo di mafia perché basta la parola (il riferimento è alle deposizioni dei collaboratori di giustizia) con la mancata ricerca di qualsiasi riscontro alla tesi accusatoria», esordisce l’avvocato Franco Sammarco. «Solo in un contesto del genere – continua -può maturare la richiesta irragionevole di condanna del pm nei confronti del mio cliente: un 85enne incensurato e un professionista affermato. Per chiedere 13 anni bisogna avere una convinzione radicale». «Il capo di imputazione è tipico di alcuni processi di mafia – aggiunge – prevede l’ipotesi della corruzione legata a due momenti: uno relativo alla attività del dottore Ambrosio in quanto tramite di una promessa di denaro da parte della moglie del signor Forastefano nei confronti del professore Quattrone e la seconda di un pagamento di 636 euro, prezzo del biglietto aereo del viaggio da Lamezia a Parma per il Professore Quattrone che avrebbe dovuto redigere (in cambio) di una perizia falsa a favore di Forastefano». «Dove si evince che questa iniziativa di Ambrosio sia un atto frutto di un accordo di corruzione?». Sammarco cita una sentenza della Cassazione: «La prova può costituire un indizio ma non la prova del comportamento anti doveroso del pubblico ufficiale».

La seconda perizia

L’avvocato Sammarco cita la seconda perizia del professore Quattrone che «non modifica il giudizio già esplicitato al carcere di Torino e a distanza di quattro mesi ribadisce la compatibilità con la detenzione di Forastefano». «Ma – aggiunge – specifica che nel penitenziario di Torino è garantita assistenza medica mentre presso il carcere di Parma non lo è». Secondo Sammarco: «Il disturbo di personalità non varia nel tempo e le risultanze tecnologiche riscontrate a Torino vengono confermate nella seconda perizia. Non esiste atto contrario ai doveri d’ufficio». «Nel procedimento semplifica al massimo il tema della prova».

Le parole dei pentiti

Il legale difensore di Ambrosio poi si sofferma sul ruolo e sulle deposizioni dei pentiti nel procedimento giunto ormai al termine. Su Samuele Lovato, Sammarco richiama le condizioni con cui lo stesso giunse a Villa Verde. «Sono critiche a tal punto che la struttura non era in grado di accudirlo». Sammarco richiama la deposizione di Lovato: «Io ero moribondo, ero arrivato a 51kg, avevo tentato di togliermi la vita più volte. Non mi interessava più nulla di nulla, mi ero abbandonato, stavo effettivamente male». «Non ho mai ottenuto alcun beneficio e non è vero che a Villa Verde facevamo quello che volevamo». E sul collaboratore di giustizia Andrea Mantella, arrivato a Villa Verde nel 2008, Sammarco dice: «non ha detto nulla, si è vantato di avere poteri a Villa Verde senza però circostanziare nessun fatto». E poi richiama una perizia che bolla la personalità del pentito come “borderline”. Il legale, conclusa l’arringa, chiede l’assoluzione del proprio cliente anche per quanto riguarda la terza ipotesi di reato contestata ad Ambrosio ( e Ruffolo) «false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati alla autorità giudiziaria».

L’arringa dell’avvocato Nardo

Il legale del dottore Quattrone, l’avvocato Nardo, conclude le discussioni delle difese nel procedimento “Villa Verde”. «Sia prima che dopo la perizia del dottore Quattrone, è lo stesso carcere di Parma a dichiararsi non in condizione di prestare le adeguate cure a Forastefano». A tal proposito è lo stesso istituto penitenziario a suggerire il trasferimento per l’intera durata della pena. Il dottore Quattrone, invece, nella sua relazione metterà nero su bianco che il periodo di osservazione di cura presso altro carcere doveva essere limitato a tre mesi. Per poi fare ritorno in qualsiasi altro istituto penitenziario. «E allora – si chiede Nardo – quale sarebbe stato il beneficio di Forastefano nel rivolgersi a Quattrone atteso che lo stesso dottore aveva suggerito un trasferimento più breve rispetto al suggerimento giunto dal carcere di Parma?». Per quanto attiene l’accusa di corruzione in atti giudiziari, Nardo richiama le dichiarazioni di Lovato: «Quattrone sarebbe stato avvicinato da Ambrosio e avrebbe accettato di redigere la perizia falsa, parole – dice il legale – riprese e calate nel capo di imputazione quasi come se l’avesse dettato lui stesso».

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