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Intimidazioni mafiose a Roccabernarda, confermate le pene per la cosca Bagnato

La Corte d’Appello di Catanzaro ha comminato 13 condanne contro il clan che vessava i cittadini del territorio crotonese

Pubblicato il: 19/01/2022 – 22:32
di Alessia Truzzolillo
Intimidazioni mafiose a Roccabernarda, confermate le pene per la cosca Bagnato

CATANZARO La prima sezione della Corte d’Appello di Catanzaro – Loredana De Franco presidente, Adriana Pezzo e Giovanna Mastrianno consiglieri – ha confermato, nella sostanza, la sentenza emessa in primo grado dal Tribunale di Crotone nell’ambito del procedimento contro la cosca Bagnato di Roccabernarda e i suoi sodali. L’indagine della Dda di Catanzaro è stata battezzata “Trigarium” e ha permesso di individuare mandanti ed esecutori di numerosi e particolarmente crudeli episodi intimidatori ai danni di cittadini di Roccabernarda ai quali sono stati uccisi gli animali o tagliate decine di piante di ulivo a scopo estorsivo. È emerso che la cosca è legata ai Grande Aracri di Cutro ed ai Comberiati di Petilia Policastro. Regge l’accusa di associazione mafiosa che vede la condanna a 24 anni di carcere di Antonio Santo Bagnato, ritenuto il capo della cosca; 12 anni e 6 mesi di carcere per il figlio Giuseppe Bagnato e sei anni e un mese di reclusione per il collaboratore di giustizia Domenico Iaquinta.
La Corte ha rideterminato la pena inflitta a Giovanni Iaquinta, 2 anni e 6 mesi (in luogo dei 3 anni e 6 mesi del primo grado), come da regime concordato tra le parti e dichiara l’inammissibilità dei suoi motivi di appello oggetto di rinuncia.
Nell’operazione sono stati coinvolti anche professionisti e dirigenti del Comune di Roccabernarda accusati di abuso d’ufficio (per la concessione di una sanatoria ad un fienile di Bagnato) con l’aggravante del metodo mafioso. Si tratta di Domenico Colao, geometra, condannato a un anno e 6 mesi; Salvatore Fonte, ingegnere, un anno e 6 mesi; Giovanni Iaquinta, 3 anni e 6 mesi; Luigi Piro, responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune di Roccabernarda e all’epoca dei fatti assessore, 2 anni, esclusa l’aggravante mafiosa.
Le altre condanne riguardano Antonio Marrazzo, 18 anni; Antonio Cianflone, 16 anni e 8 mesi; Maurizio Bilotta, 14 anni e 3 mesi; Michele Marrazzo, 12 anni e 6 mesi; Salvatore Aprigliano, 5 anni; Emanuele Valenti Carcea, 4 anni e 3 mesi.
Nel collegio difensivo gli avvocati Antonio Lomonaco, Romualdo Trunce, Saverio Loiero, Luigi Colacino, Sergio Rotundo, Luigi Falcone, Francesco Calzone.

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