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Talarico su Manna: «Da sindaco eviterei l’impaccio di essere avvocato del boss della città»

Il consigliere rendese ospite del talk 20.20 commenta la vicenda che vede interessato il sindaco: «Non c’è incompatibilità legale, ma la città sta subendo un grave danno d’immagine»

Pubblicato il: 27/01/2022 – 9:00
Talarico su Manna: «Da sindaco eviterei l’impaccio di essere avvocato del boss della città»

LAMEZIA TERME «Non si può essere brave persone al mattino e diavoli al pomeriggio». La frase è di Mimmo Talarico, consigliere d’opposizione al Comune di Rende. L’ospite dell’episodio di 20.20, il talk di approfondimento politico in onda su L’altro Corriere Tv condotto da Danilo Monteleone e Ugo Floro, ha commentato il momento della città che risulta inevitabilmente legato alle vicende giudiziarie che stanno interessando il primo cittadino, Marcello Manna (ospite di un episodio delle scorse settimane). «La città – dice Talarico ai conduttori – perde funzioni su scala regionale. Le precedenti amministrazioni con tutti i limiti e le contraddizioni avevano portato Rende a livelli altissimi per cui mi ha sorpreso molto la tendenza del sindaco a difendere il suo ruolo di amministratore». Manna si è più volte definito «vittima di una macchinazione» sottendendo alcuna volontà a lasciare il suo ruolo di amministratore della città del Cosentino. Passo (indietro) che secondo Talarico gli era richiesto – e imposto, quasi – dal punto di vista etico: «Sorprende che un uomo pubblico si esprima attraverso allusioni e riferimenti non esplicitati. Un uomo pubblico deve esprimersi in maniera chiara, netta, nei confronti di tutti i cittadini. Se ci sono macchinazioni dietro la vicenda (giudiziaria, ndr) che lo vede nostro malgrado protagonista, ha il dovere di esplicitarle. Magari possiamo anche aiutarlo se del caso».
«La vicenda che lo vede protagonista – aggiunge Talarico – a mio avviso richiede azioni conseguenti da parte di chi ricopre una carica pubblica. Non è che uno può essere una brava persona la mattina e un diavolo il pomeriggio. Non parlo di Manna; parlo in generale. In astratto, la moralità di un individuo non può essere scissa a seconda dei momenti della giornata o dei ruoli che svolge». E ancora: «Se io, come sindaco, fossi stato l’avvocato difensore del boss della città, mi sarei liberato dell’impaccio della difesa del boss della città. Non c’è un’incompatibilità legale, ma di opportunità pubblica. Ritengo che questa incompatibilità dovesse essere sciolta nel caso di specie come in tanti altri che potrebbero esserci». Talarico cita in tal senso il grande costituzionalista Stefano Rodotà che parlava di “moralismo costituzionale” «laddove diceva che coloro i quali ricoprono cariche pubbliche devono comportarsi con dignità e onore. L’etica pubblica è al di sopra delle incompatibilità di tipo legale.

Gli effetti del caso Manna sulla città

«Le opposizioni – rimarca Talarico – si stanno ritrovando sui contenuti e nel merito delle questioni. Poi la reazione a una vicenda di questo tipo è diversa a seconda delle sensibilità dei protagonisti. Tutti sono fermamente contrari e indignati a livello privato, poi quando si passa al pubblico si registra una certa prudenza. Non so se è un problema etico», ma semplicemente «non bisogna temere di passare per giustizialisti». Come cittadino Talarico avoca per Manna la presunzione di innocenza, sebbene «siamo di fronte a fatti gravi» per i quali necessaria è una difesa da parte del sindaco. Il problema ricade piuttosto sul livello amministrativo: «Credo che la città da diverso tempo sia ostaggio di questa vicenda ed abbia subito un enorme danno d’immagine a fronte della situazione in cui si trova il suo sindaco. Ritengo per questo che il sindaco avrebbe dovuto fare un passo indietro per potersi meglio difendere e per potersi difendere liberamente».

Dialogo ancora più difficile in prospettiva Pnrr

«Non abbiamo fatto mai mancare il nostro contributo in termini di proposte e sollecitazioni, ma siamo di fronte a un sindaco e una maggioranza incapaci», dice secco Talarico. «Trovo difficile che l’appuntamento con il Pnrr possa essere portato a termine producendo atti positivi per la città e l’area urbana. La città è spenta, ha perso funzioni, ha perso il suo ruolo strategico». L’attuale situazione non può però prescindere da un “mea culpa” delle forze progressiste – oggi opposizioni – che «si sono divise» favorendo la vittoria elettorale «di una compagine priva di idee sulla base di rivendicazioni e proteste contro precedenti amministrazioni, ma questa storia non può durare a lungo» rimarca Talarico, che aggiunge: «Le elezioni hanno insegnato a tutti noi che dobbiamo avere un approccio di maggiore umiltà e maggiore disponibilità all’ascolto. Forse è stato sottovalutato il danno, la fase che stava per aprirsi»

Le prospettive future del centrosinistra

«Non sappiamo dove stia andando il centrosinistra rendese», dice analizzando la situazione attuale nella città. «Se le cose continuano così il discrimine alle prossime elezioni sarà tra chi ha distrutto la città e chi vuole portare Rende al passato, quando svolgeva un ruolo principale. Il centrosinistra non sappiamo come si presenterà all’appuntamento perché il processo di involuzione politica è andato avanti e le aggregazioni si sono spesso composte sulla base di una contrapposizione all’avversario e non come unione di programmi comuni».

I primi mesi del nuovo governo regionale

Ultimi spunti sono riferiti al nuovo governo regionale. Benché Talarico affermi che «è troppo presto per dare un giudizio politico compiuto» aggiunge che «il tempo è sufficiente per dire che c’è un mutamento evidente di stile», riferendosi all’operato del presidente Roberto Occhiuto. «Ha un profilo più basso e un approccio più riflessivo. È un uomo di esperienza. Ha una concezione di politica più sobria rispetto ai suoi predecessori». Alle regionali il nome di Talarico figurava invece tra le fila del candidato Luigi de Magistris, ex sindaco di Napoli. Un’esperienza non ancora conclusa, ma attualmente «in fase di riorganizzazione». Inevitabile allora uno spunto sulla vicenda che ha indirettamente interessato de Magistris perché riguardante il fratello Claudio, assunto nella struttura del consigliere eletto Ferdinando Laghi: «Claudio de Magistris non è il fratello di Laghi e quindi non si può accusare il consigliere di “nepotismo”. Sono moltissimi i componenti delle strutture che occupano un ruolo pubblico. Nel caso di specie siamo di fronte a una persona che ha coordinato la campagna elettorale di de Magistris, si può giusto ragionare sull’opportunità. Forse – conclude in senso generale – bisognerebbe ragionare su qualche incompatibilità per evitare tante altre situazioni di questo tipo». (redazione@corrierecal.it)

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