Il vescovo boccia Sanremo: «Profana i simboli della Fede»
Suetta polemizza ancora contro il Festival. Nel mirino il “battesimo” di Achille Lauro

SANREMO Vescovo vs Festival di Sanremo un anno dopo. Se nel 2021 l’obiettivo erano «volgarità e insulsaggini», a dodici mesi di distanza il presule di Ventimiglia Antonio Suetta esordisce, nella sua nota, mettendo nel mirino «la penosa esibizione del primo cantante» che «ha deriso e profanato i segni sacri della fede cattolica evocando il gesto del Battesimo in un contesto insulso e dissacrante». Suetta parla di «brutta piega che ormai da tempo, ha preso questo evento canoro e, in generale, il mondo dello spettacolo, servizio pubblico compreso». E continua la sua critica: «Il brano presentato, già nel titolo – Domenica – e nel contesto di un coro gospel, alludeva al giorno del Signore, celebrato dai cristiani come giorno della fede e della risurrezione, collocandolo in un ambiente di parole, di atteggiamento e di gesti, non soltanto offensivi per la religione, ma prima ancora per la dignità dell’uomo. Non stupisce peraltro che la drammatica povertà artistica ricorra costantemente a mezzi di fortuna per far parlare del personaggio e della manifestazione nel suo complesso».
«Il servizio pubblico non può permettere situazioni del genere»
Il vescovo si dice «indeciso se intervenire o meno, dapprima ho pensato che fosse conveniente non dare ulteriore evidenza a tanto indecoroso scempio». Ma poi, come un anno fa, sceglie la linea interventista: «Ho ritenuto – spiega – che sia più necessario dare voce a tante persone credenti, umili e buone, offese nei valori più cari per protestare contro attacchi continui e ignobili alla fede; ho ritenuto doveroso denunciare ancora una volta come il servizio pubblico non possa e non debba permettere situazioni del genere, sperando ancora che, a livello istituzionale, qualcuno intervenga; ho ritenuto affermare con chiarezza che non ci si può dichiarare cattolici credenti e poi avvallare ed organizzare simili esibizioni; ho ritenuto infine che sia importante e urgente arginare la grave deriva educativa che minaccia soprattutto i più giovani con l’ostentazione di modelli inadeguati». «Sono consapevole – continua Setta – che la mia contestazione troverà scarsa eco nel mondo mediatico dominato dal pensiero unico, ma sono ancora più certo che raggiungerà cuori puliti e coraggiosi, capaci di reagire nella quotidianità della vita ad aggressioni così dilaganti e velenose. Soprattutto sono convinto di dover compiere il mio dovere di pastore affinché il popolo cristiano, affidato anche alla mia cura, non patisca scandalo da un silenzio interpretato come indifferenza o, peggio ancora, acquiescenza. Vero è, come dice il proverbio, che “raglio d’asino non sale al cielo”, ma stimo opportuno sollecitare le coscienze ad una seria riflessione e i credenti al dovere della riparazione nella preghiera, nella buona testimonianza della vita e nella coraggiosa denuncia».
La richiesta di «responsabilità» prima del Festival
In realtà, Setta era intervenuto addirittura prima dell’esordio della kermesse. Intervistato dal Sir, il servizio di informazione religiosa della Cei, su Sanremo 2022, le sue parole erano state riprese da AdnKronos: «Tutti coloro che concorrono alla riuscita dell’evento, a cominciare dal servizio pubblico che è la Rai fino ad arrivare al conduttore Amadeus e agli artisti, sentano la responsabilità del valore di questa vetrina», aveva detto. Per il prelato, «si può proporre buona musica, si può esprimere arte e si può divertire rimanendo dentro dei limiti che devono comunque rispettare quella che è la fisionomia del nostro Paese, della nostra società e della nostra storia. Negli ultimi anni, purtroppo, questo non è accaduto – lamenta monsignor Suetta – perché da un certo punto di vista il Festival di Sanremo è naturalmente una cassa di risonanza per tendenze di costume e culturali, ma ultimamente è diventato anche amplificatore di determinate mode o ideologie che secondo me dovrebbero essere gestite e trattate in maniera diversa».
Le polemiche social sull’auto battesimo di Achille Lauro
Il vescovo, dunque, aveva chiesto responsabilità, e Achille Lauro (il «primo cantante» a cui si riferisce Suetta) non se lo è fatto dire due volte. Il gesto (del battesimo, ndr) è stato spiegato con un video su Instagram, proprio come con i quadri dell’edizione scorsa: il battesimo per l’inizio, il primo istante. Ma non è servito (ovviamente) e la polemica e i social si sono subito scaldati. Su Twitter Achille Lauro è entrato immediatamente in trending topic, con oltre 25 mila tweet. Ma sul social è intervenuto anche Lucio Malan, senatore di Fratelli d’Italia, che ha cinguettato contro il cantante: «Achille Lauro profana il sacramento del battesimo mentre il coro gospel canta “AlleluXX”. Ma che bravo! Quelli che chiedono il rispetto e la tolleranza. Pagato con il canone! Vergogna!».