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Lamezia, l’incubo dei cimiteri: bare “posteggiate”, disservizi e doppi costi – FOTO E VIDEO

La denuncia dell’associazione “Quartiere Capizzaglie”: «I cittadini sono stanchi, l’amministrazione comunale si dia una svegliata»

Pubblicato il: 23/02/2022 – 16:21
di Giorgio Curcio
Lamezia, l’incubo dei cimiteri: bare “posteggiate”, disservizi e doppi costi – FOTO E VIDEO

LAMEZIA TERME «Ci riposiamo solo dopo morti» recita un verso di una celebre canzone di Luciano Ligabue. Una certezza granitica, ma che a Lamezia Terme invece si sgretola sotto al peso della burocrazia, dell’inefficienza e dei disservizi che – come accade in questi casi – ricadono sui cittadini. Ma si manifestano in tutta la loro drammatica essenza addirittura tra gli stretti vicoli dei tre cimiteri lametini.

Le “inutili” denunce

Già perché anche nei luoghi simbolo del riposo eterno e del silenzio, riecheggiano invece le voci dei familiari stanchi di dover fare i conti con costi e innumerevoli disservizi, ma anche disagi in tutti e tre i quartieri, Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia. Le segnalazioni e le denunce si sprecano, cadono nel vuoto assordante senza che qualcuno sia in grado di dare risposte o prospettive, esasperando così una situazione che diventa sempre più drammatica, come denunciano ai microfoni del Corriere della Calabria i delegati dall’associazione “Quartiere Capizzaglie”. «L’unica cosa cambiata in questi due mesi – spiega il delegato Francesco Curcio – è la segnaletica di pericolo. Noi capiamo tutto, dalla carenza di personale alla lentezza della macchina burocratica, ma non ce la facciamo più. Il cittadino lametino è di fatto un limone da spremere, tra costi che aumentano e cartelle esattoriali che arrivano, senza alcun servizio in cambio. Lanciamo l’appello ai cittadini, dobbiamo essere tutti uniti e fare fronte comune».

Le bare “posteggiate” per mesi

Tra le carenze denunciate, dunque, c’è la mancanza di personale: sono solo 9 i lavoratori della Multiservizi per tutti e tre i cimiteri lametini, costretti a fare oltre il massimo e in condizioni di lavoro al limite. Poi, come se non bastasse, tra le tante carenze ci sono anche quelle bare di defunti “posteggiati” da mesi e in attesa che possano trovare anche loro un posto nel cimitero per essere tumulati. «È un disservizio che va avanti da tempo, senza alcun miglioramento. La macchina amministrativa è lenta e non da risposte mentre noi siamo qui a chiedere dignità per i defunti e i familiari, è inaccettabile lasciarli per mesi nella sala osservazione in attesa che si liberino dei posti o che si creino nei terreni». Quei posti, 300, che si sarebbero dovuti realizzare attraverso un finanziamento di poco più di 400mila euro: 160 a Nicastro, 80 a Sambiase e 40 a Sant’Eufemia. «Ma gli uffici tecnici su questa tematica stanno dormendo, e non capiscono il dolore dei familiari costretti a vivere questi disagi».  

La doppia beffa per i cittadini

Beffa delle beffe, i cittadini costretti a pagare due volte la mancanza di loculi comunali. «I defunti inizialmente vengono lasciati nella sala osservazione per 15, 20 giorni e anche oltre. Poi chi ha la possibilità di trovare un loculo momentaneo paga il Comune. Poi quando c’è la disponibilità di un loculo comunale, come quelli assegnati, il cittadino deve pagare nuovamente per togliere la bara da dove si trova e tumularla nel nuovo posto, con l’aggravio del pagamento del medico legale. Ovviamente si tratta di mancanze a carico dei cittadini e non del Comune di Lamezia Terme che non dà affatto una mano ai cittadini». «Loro – denuncia infine il delegato Antonio Tarzia –  pensano ad aumentarsi gli stipendi, a spese sempre del povero cittadino che di fronte a certe situazioni non può fare altro che pagare».  E infine ci sono i nuovi – pochi – loculi, fatti male. «La gente non riesce a portare un fiore al proprio defunto perché il corridoio realizzato è allagato e quando piove diventa inaccessibile. Noi non chiediamo altro all’amministrazione comunale che risposte, dirci quello che hanno intenzione di realizzare, anche se i tempi sono lunghi, basta che qualcuno ci dica qualcosa». (redazione@corrierecal.it)

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