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«Storia maestra di vita, uomo pessimo scolaro»

«La storia è maestra di vita, diceva Cicerone. Mai una frase fu tanto citata e nello stesso tempo ignorata. Quel che sta accadendo in questi giorni in Ucraina ne è prova. Abbiano forse imparato da…

Pubblicato il: 23/02/2022 – 7:25
di Francesco Bevilacqua
«Storia maestra di vita, uomo pessimo scolaro»

«La storia è maestra di vita, diceva Cicerone. Mai una frase fu tanto citata e nello stesso tempo ignorata. Quel che sta accadendo in questi giorni in Ucraina ne è prova. Abbiano forse imparato dall’olocausto ebraico che gli esseri umani non possono essere impunemente discriminati, umiliati, sterminati? Abbiamo imparato dalle bombe su Nagasaki ed Hiroshima che le armi di distruzione di massa non sono altro che strumenti di morte? Abbiamo imparato dalle guerre più recenti che lasciare incancrenire i conflitti equivale a fomentarli? No, non l’abbiamo imparato affatto! A queste aggiungerei altre due domande, solo apparentemente estranee all’argomento: abbiamo imparato dai disastri nucleari di Cernobyl e Fukushima che non si esce indenni dal troppo confidare nel genio umano? Abbiamo imparato dalla pandemia che un piccolo virus può dimostrarsi più forte del grande Homo sapiens?
Dinanzi alle notizie che giungono dal cuore di quella che fu l’Unione Sovietica, molti si stanno chiedendo come sia possibile, dopo ciò che abbiamo vissuto negli ultimi due anni, che ci sia ancora chi pensa di ricorrere alla guerra. È paradossale, infatti, che milioni di esseri umani risparmiati dalla pandemia, siano così folli dal volersi sterminare vicendevolmente.
I tanto bistrattati “filosofi” (quelli che secondo molti dovrebbero tacere perché non sanno di scienza) da secoli scrivono di questo fenomeno tutto e solo umano, che sta a monte di ogni “diagnosi” e di ogni “cura”. Lo definiscono “aggressività intraspecifica”, cioè la tendenza, tipica dei soli esseri umani, a farsi la guerra. Fra gli altri ricordo Sigmund Freud (“Considerazioni attuali sulla guerra”, “Al di là del principio di piacere”, “Il disagio della civiltà”), Konrad Lorenz (“Il cosiddetto male”), Eric From (“Anatomia della distruttività umana”), Robert Eisler (“Uomo diventa lupo”). E sempre i “filosofi”, cioè coloro che studiano il pensiero e s’interrogano sul senso della vita senza far ricorso a calcoli, misure ed esperimenti – come invece fanno gli scienziati – hanno provato ad interrogarsi sul perché profondo della pandemia e su come questa vicenda, al di là dei danni concreti, possa insegnarci qualcosa. Lo stesso dicasi per quei pensatori che si domandano come sia possibile, dopo Cernobyl e Fukushima, che ci sia ancora chi invoca il nucleare come panacea per la nostra bulimia energivora. Ma vengono tutti zittiti, derisi, sommersi da diffamazioni e contumelie. Come può – dicono i perbenisti e i conformisti di nuovo conio – un microrganismo nsegnare qualcosa al grande Homo sapiens? Come si può dubitare, anche solo per un attimo, che l’uomo non riesca a trovare un rimedio alla malattia, all’inquinamento, alle catastrofi, all’impellente bisogno di consumare energia? Chi ne dubita è anti-scientifico, anti-moderno, anti-umano.
Ora, a me pare che sia proprio questo delirio di onnipotenza ad obnubilare la mente degli uomini, soprattutto quella di chi governa, comanda, ha a disposizione strumenti finanziari e politici tali da imporre le sue regole con la forza, l’arbitrio, il ricatto: in nome di “verità” che si assumono incontrovertibili. E proprio questa stessa mentalità auto-assertiva (“è vero in quanto lo affermo”), che ci ha accompagnati negli ultimi due anni, sta alla base dell’insensatezza di quanto accade in Ucraina. Da un lato l’ingordigia dell’Occidente, che ha eroso, uno dopo l’altro, gli spazi di influenza che per lungo tempo erano appartenuti all’URRS; pur pretendendo di fare affari con la Russia (ma, si sa: “pecunia non olet”). Dall’altro la Russia di Putin, cresciuta economicamente e militarmente anche grazie agli affari con gli occidentali, che, con il pretesto di tutelare le minoranze filorusse in Ucraina, non si fa scrupoli di usare la forza e penetrare militarmente in una nazione sovrana. Nel mezzo un paese, l’Ucraina, irretito dal canto dalle sirene occidentali, che già aveva ingaggiato, da anni, un conflitto armato con le regioni separatiste, senza che mai nessuno, anche da questa parte del mondo, – pure quelli che oggi pontificano nei talk show televisivi – si sia mai preoccupato anche solo di informare l’opinione pubblica (non dico di intervenire per trovare una soluzione pacifica).
Ecco come, a furia di fagocitare popoli e paesi con la scusa della democrazia e del libero mercato, disinformando l’opinione pubblica e lasciando incancrenire i problemi, abbiamo saputo fare esplodere una bomba ad orologeria che può trascinarci tutti nel baratro dell’autodistruzione. Come ebbe a dire Freud ne “Il disagio della civiltà”: “Questa crudele aggressività è di regola in attesa di una provocazione. […] In circostanze che le sono propizie […] essa si manifesta anche spontaneamente e rivela nell’uomo una bestia selvaggia, alla quale è estraneo il rispetto della propria specie”. Se Cicerone tornasse a vivere, completerebbe la sua frase così: la storia è maestra di vita, ma l’uomo è un pessimo scolaro».

*Avvocato e scrittore

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