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«L’unità non dipende da giochi nominalistici, nel Pd c’e ancora molto da lavorare»

Intervista alla parlamentare democrat Enza Bruno Bossio: «Sforzo ancora arduo, ma Irto ha la capacità e l’esperienza giusta. Costruiamo il partito dei diritti. Cosenza? Non vorrei pentirmi di aver …

Pubblicato il: 24/02/2022 – 18:40
di Antonio Cantisani
«L’unità non dipende da giochi nominalistici, nel Pd c’e ancora molto da lavorare»

LAMEZIA TERME «Purtroppo, l’unità non è un processo che può essere la risultante di giochi nominalistici ma il possibile approdo di convergenze o sintesi sul merito di contenuti politici. Per raggiungere questo obiettivo c’è molto da lavorare ancora». Così la parlamentare del Pd Enza Burno Bossio, che con il Corriere della Calabria analizza l’attuale fase politica a livello nazionale e regionale, soffermandosi soprattutto sulle vicende del Pd calabrese, che ha concluso la prima fase congressuale, a parte l’area di Cosenza. «Se il gruppo dirigente del partito calabrese non dovesse essere consapevole di quanto arduo sia lo sforzo da compiere, ritengo che presto si vada di nuovo a sbattere», sostiene ancora la Bruno Bossio, per la quale comunque il neo segretario regionale del Pd Nicola Irto ha capacità ed esperienza per interpretare non soltanto una domanda di rinnovamento del partito ma anche un bisogno di rappresentanza della Calabria scevro da forme di subalternità ed ascarismo nei confronti di Roma». Riflettori della Bruno Bossio poi anche sulla sempre difficile realtà di Cosenza: «Sono stata forse la maggiore fautrice di un tentativo unitario e di superamento del dualismo competitivo tra Locanto e Pecoraro, alla luce di quanto sta accadendo nell’attuale fase congressuale – spiega la parlamentare del Pd – non vorrei pentirmi di essermi assunta questa responsabilità».

Onorevole Bruno Bossio, partiamo dal quadro nazionale, l’alleanza Pd-Movimento 5 Stelle, che non la entusiasma…
«Non sono contraria pregiudizialmente. Anzi. Con i colleghi calabresi del M5Stelle alla Camera portiamo avanti insieme iniziative anche molto importanti per il nostro territorio. Ma politicamente ritengo che un’alleanza di centrosinistra debba avere caratteristiche che indichino un progetto di sviluppo del Paese nella direzione dei diritti, del riformismo e del garantismo. E questo progetto non può essere di volta in volta deviato da sirene populiste e giustizialiste».

Intanto su alcuni temi il partito, come spesso accade, sembra ancora molto confuso e non sempre pronto a una discussione interna: pensiamo ai referendum sulla giustizia, sulla quale la sua posizione – favorevole – è nota.
«Come ho già detto il Pd deve essere il perno di un’alleanza politica progressista e riformista. Per questo la sfida va giocata sul terreno dell’innovazione. Non si può sacrificare questa funzione strategica, l’unica che può rendere credibile l’alleanza, in nome di un posizionamento politico tattico e  alcune volte subalterno verso orientamenti populisti. Io credo che la prossima legge elettorale debba essere proporzionale, con le preferenze e garantendo l’alternanza di genere, ma dentro l’alleanza il Pd deve mantenere la barra di vocazione maggioritaria mettendo in campo un pensiero di forte riformismo. In questo senso quella della giustizia è la riforma delle riforme. L’obiettivo è di rafforzare il carattere dello Stato di diritto come fondamento di uno Stato moderno. In tal senso i quesiti referendari, che io ho sottoscritto tutti, sono una leva perché nel Parlamento possa prevalere un’impianto di riforma capace di generare un equilibrio più avanzato e autenticamente democratico tra i diversi poteri dello Stato».

Il Pd in Calabria: i tre anni di commissariamento sono alle spalle, ora c’è un segretario regionale a tutti gli effetti, Nicola Irto. Come valuta i suoi primi passi?
«Nicola Irto ha capacità ed esperienza per interpretare non soltanto una domanda di rinnovamento del partito ma anche un bisogno di rappresentanza della Calabria scevro da forme di subalternità ed ascarismo nei confronti di Roma. Non abbiamo bisogno di esasperazioni autonomistiche ma di riscattare l’immagine e la reputazione della Calabria da pregiudizi e criminalizzazioni sociali e culturali. È questo il carattere di un ampio ed unitario mandato affidatogli dal congresso regionale e sono certo che Irto interpreterà nel miglior modo possibile».

Da dove il Pd calabrese deve ripartire secondo Bruno Bossio? Soprattutto, su quali basi programmatiche? Non c’è solo la necessità di eliminare i “feudi”…
«Dovrà essere innanzitutto il partito dei diritti. In questo senso la domanda di nuovi diritti è prevalente. Questo è il vero banco di prova per essere credibile come forza di rinnovamento e di progresso. Lo abbiamo visto anche con le manifestazioni degli studenti in tutta Italia, anche a Cosenza: su questo terreno si misura la capacità di attrazione verso i nuovi bisogni giovanili. I giovani cercano risposte non per l’oggi, ma per il futuro, e vogliono riprendersi in mano questa speranza. Per questo noi, senza ledere la loro autonomia, dobbiamo essere quella forza in grado di di dare una visione, una prospettiva a questo futuro, dal lavoro, al diritto alla sessualità, promuovendo in questo modo una Calabria capace di competere e non di resistere con il lamento pietistico e con il retorico vittimismo dell’abbandono e dello svantaggio storico che ci portiamo dietro dal vecchio secolo».

Congressi provinciali con candidati e adesso segretari unici ma per nulla unitari, nonostante si voglia far passare un messaggio diverso…
«Purtroppo, l’unità non è un processo che può essere la risultante di giochi nominalistici ma il possibile approdo di convergenze o sintesi sul merito di contenuti politici. Per raggiungere questo obiettivo c’è molto da lavorare ancora. Se il gruppo dirigente del partito calabrese non dovesse essere consapevole di quanto arduo sia lo sforzo da compiere, ritengo che presto si vada di nuovo a sbattere».

Un tema per lei sicuramente molto “sensibile”, la federazione provinciale del Pd di Cosenza, l’unica nella quale non si è ancora votato. Domanda secca, sicuramente banale e scontata ma doverosa: Locanto o Tursi?
«Sono stata forse la maggiore fautrice di un tentativo unitario e di superamento del dualismo competitivo tra Locanto e Pecoraro, nonostante io creda che la competizione sia il sale della democrazia. Alla luce di quanto sta accadendo nell’attuale fase congressuale non vorrei pentirmi di essermi assunta questa responsabilità, anche perché, ad oggi, gli effetti prodotti contraddicono le ragioni di quello sforzo unitario. Vedremo in ogni caso  come nei prossimi giorni si svilupperà il confronto congressuale».

Con riferimento sempre alla federazione di Cosenza molti lamentano la perdurante interferenza del Nazareno…
«Mi pare inevitabile che dopo tre anni di  gestione commissariale ingiustificata – considerato l’ottimo lavoro fatto da Luigi Guglielmelli – e di diretta espressione della segreteria nazionale, ci  sia forse qualcosa in più di una semplice interferenza».

La Regione, i primi mesi di governo Occhiuto: finora quanto fumo e quanto arrosto? E l’opposizione non sembra ancora estremamente timida?
«Se non vogliamo fare propaganda si può anche dire che ancora è troppo presto per giudicare oggettivamente il governo. Se il tentativo di Roberto Occhiuto vuol essere davvero quello di provare a ridare dignità alla Calabria va comunque apprezzato. Al presidente della Regione va chiesto in tal senso uno sforzo efficace e coerente. Temo invece che non sia poco il tempo trascorso per valutare una opposizione che non è ancora in campo per essere forza di una credibile alternativa. Sono però fiduciosa che Irto e il gruppo del Pd abbiano la forza di non cedere ad un minoritarismo parolaio che anima la rappresentanza di alcune minoranze populiste nel Consiglio regionale, e lavorare per un impegno teso ad utilizzare al meglio gli ingenti fondi che ci sono già e ci saranno ancora nei prossimi anni, grazie al Pnrr e al Fondo Complementare di Stato, per disegnare una nuova Calabria, dove è possibile vivere e lavorare».

Le città: a Cosenza centrosinistra al governo – con M5S – con Caruso sindaco. Come procede quello che a tutti gli effetti è un laboratorio in Calabria?
«Se è vero quello che abbiamo detto finora, ovvero che la competizione è tra populismo e riformismo il voto di Cosenza è emblematico. Nella stessa giornata gli elettori premiano alla Regione De Magistris e bocciano l’alleanza del Pd con i 5stelle e loro derivati.  Alla Regione, dove ci siamo presentati con un’alleanza populista e rivendicazionista, hanno scelto l’originale rispetto alla brutta copia. Al Comune invece non solo prevale sui populisti, ma vince addirittura, l’alleanza tra riformisti e movimenti civici. Il profilo riformista non solo ha avuto credibilità per competere e vincere ma oggi alimenta un programma di governo amministrativo volto a riqualificare la funzione del Comune e capace di ridisegnare il volto e la prospettiva della città. La maggioranza degli elettori ha espresso un voto “per” e ha dato fiducia alla proposta di governo e non si è rifugiata in un voto “contro” e nella protesta fine a se stessa».

A giugno si voterà per le Comunali a Catanzaro: il Pd non ha ancora deciso una strada precisa. Dalla sua visuale quale dev’essere questa strada?
«Non posso essere certamente io e né chiunque altro che non vive la realtà della città di Catanzaro a poter dare valide indicazioni. Compete al Pd e alle forze progressiste di quella città a decidere candidato a sindaco, programma di governo e alleanze elettorali. In via di principio penso che anche a Catanzaro per poter competere il centrosinistra non possa non affidarsi ad un modello riformista capace di battersi per contendersi la posta del governo e non apparire uno schieramento che si ripropone come custode della vocazione della funzione di opposizione». (redazione@corrierecal.it)

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