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Veneto: «Sentenza fantasiosa. Ricorrerò in Appello»

Il noto penalista commenta la decisione del Tribunale di Catanzaro che lo ha condannato a sei anni: «Sdegnato, io totalmente estraneo ai fatti»

Pubblicato il: 25/02/2022 – 19:50
Veneto: «Sentenza fantasiosa. Ricorrerò in Appello»

CATANZARO «Oggi un giudice di Catanzaro mi ha condannato per corruzione in atti giudiziari ed altro ad anni sei di reclusione. Sono sdegnato perché — vedrete — si dovrà pescare nell’ampio bacino delle fantasie per motivare una simile sentenza». Così in una nota l’avvocato Armando Veneto commenta la sentenza e aggiunge: «Sono assolutamente estraneo alla vicenda come aveva accertato la Magistratura di Catanzaro sin dal 2014; per la comizione sono stati già condannati in primo grado coloro che ne sono stati ritenuti responsabili; sono stato tirato in ballo da una personale interpretazione di un “labiale” come è stato accertato dalla Squadra Mobile di RC che ha corretto l’errore iniziale». «Infine – afferma Veneto – è certo che l’accordo corruttivo era intervenuto prima ancora della mia nomina a difensore. C’era in sostanza più del necessario per pretendere che mi si chiedesse scusa per la inattesa notifica di conclusione indagini a mio carico che la Magistratura di Catanzaro mi aveva fatto comunicare a maggio 2020, senza neppure farla precedere da una indagine nuova rispetto a quella del 2014 e senza neppure acquisire gli atti del processo che aveva portato alla condanna di quelli che sarebbero stati condannati per la corruzione».
«Ricorrerò in Appello – conclude – ovviamente, anche perché sono curioso di sapere chi ha ragione tra la magistratura di Catanzaro edizione 2014 e quella odierna. Riguarda non solo la mia persona ma quella di ciascuno dei sudditi di questo lembo d’Italia».

«Quando non c’è bisogno di attendere le motivazioni…»

«La condanna di Armando Veneto: quando non c’è bisogno di attendere le motivazioni… », commentano poi gli avvocati Clara Veneto e Giuseppe Milicia. «La condanna di un innocente – aggiungono Clara Veneto e Giuseppe Milicia – è l’esperienza più amara che può vivere un difensore. Capita spesso che l’innocenza di cui sei certo non possa essere adeguatamente rappresentata attraverso le prove presenti nel processo. Non è questo il caso della condanna inflitta ad Armando Veneto a fronte di prove evidenti della sua innocenza. La scelta di essere giudicato con rito abbreviato è dipesa solo ed esclusivamente dalla presenza nel fascicolo di evidenze schiaccianti. Che avevano persuaso prima la Procura della Repubblica di Catanzaro quando aveva archiviato il fascicolo nel 2011; poi la Squadra Mobile di Reggio Calabria dopo la riapertura delle indagini che avevano consentito di inquadrare, senza ombra di dubbio, la dinamica dei fatti delittuosi e la totale estraneità dell’avv. Veneto; ed ancora la Procura di Catanzaro che aveva riconosciuto e spiegato la dinamica dell’errore commesso quando si era dubitato di un possibile ruolo dell’avvocato Veneto nella vicenda. Lo aveva ribadito il pubblico ministero del processo celebrato nel 2015 nei confronti dei ritenuti responsabili, chiarendo che quell’errore aveva comportato il rischio di favorire i veri colpevoli. Tutto ciò è perfettamente comprensibile; lo abbiamo compreso e abbiamo compreso la doverosa presa di posizione della Procura della Repubblica nel 2014 che manifestava il rammarico per essere stata la figura di un professionista stimato associata a vicende criminali. Ciò che invece non abbiamo compreso, e che il giudice non sarà in grado di spiegare con la sentenza, è il radicale capovolgimento di prospettiva dei pubblici misteri che si sono cimentati nel 2020, riesumando un fascicolo, destinato all’archivio per la posizione dell’avvocato Veneto. Il divario tra il verdetto del gup di Catanzaro e le cose ragionevoli e sensate è così macroscopico da indurci ad abbandonare il riserbo da noi avvocati solitamente osservato. Comprendiamo perfettamente – concludono gli avvocati Clara Veneto e Giuseppe Milicia – che nella nostra terra la repressione penale, da certa magistratura militante, venga attuata secondo la filosofia “colpiscine uno per educarne 100”. Ma giungere all’estremo di colpirne uno a caso – ma non per caso, perché Armando Veneto rappresenta molto di più del dramma individuale dell’innocente condannato- è inaccettabile».

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