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Maria Fida Moro: «Non parteciperò alle commemorazioni per mio padre. Politica manca di spiritualità»

La figlia dello statista e segretario Dc lo ricorda, 44 anni dopo. Sulla crisi internazionale: «Putin ha una visione precisa. Per dare un compromesso bisogna ascoltare le ragioni dell’altro»

Pubblicato il: 03/03/2022 – 7:02
Maria Fida Moro: «Non parteciperò alle commemorazioni per mio padre. Politica manca di spiritualità»

LAMEZIA TERME Nei giorni che precedono il quarantaquattresimo anniversario del tragico attentato di Via Fani, ospite del talk di approfondimento politico 20.20 in onda su L’altro Corriere Tv (canale 16) è Maria Fida Moro, figlia dello storico statista e segretario della Democrazia Cristiana, Aldo Moro. Nonostante il tempo trascorso, la storia di questi giorni ostenta il suo legame con quella passata. Intervistata dai conduttori Danilo Monteleone e Ugo Floro, quello di Maria Fida Moro è il racconto di ieri che arriva fino ad oggi lungo il filo della «spiritualità nella politica» o meglio, della sua mancanza. Prima delle domande, la figlia di Aldo Moro chiede però di dare lettura di un comunicato – scritto insieme al figlio – che sarebbe stato reso pubblico il prossimo 16 marzo, ma che viene «anticipato causa guerra». Qui spiega: «Insieme a mio figlio volevo dimettermi da “Moro”». Affermazione tanto importante e significativa quando «impossibile» perché «vorrebbe dire lasciare papà da solo». In quelle parole vi è di più, «un dolore dell’anima, sanato solo nell’eternità».
Destinatari della “provocazione” sono i detrattori «che in questi anni si sono nutriti del nostro dolore».
Maria Fida Moro parla di «ingiustizia conclamata» e «speranza delusa». Poi richiama la recente notizia della vendita all’asta, per una cifra di poco superiore a 32mila euro, del comunicato col quale le “Brigate Rosse” rivendicarono il sequestro dell’allora presidente della Dc. «Con 32mila euro – continua a leggere – si possono scavare quattro pozzi in Africa anziché acquistare un inutile, dannoso e negativo pezzo di carta contenente un comunicato delle sedicenti “Brigate Rosse”», che «trasmette energia negativa e dolore». E conclude: «Chi compra volantini di morte non sa cosa fa».

«Se vuoi fare un compromesso devi tenere conto delle ragioni altrui»

La storia di Moro è «straordinariamente attuale» in relazione a quello che sta accadendo lungo il confine russo-ucraino e, ancor prima, per quanto accaduto (o non accaduto) nelle stanze del potere. A farne le spese sono sempre i civili. «L’approccio della politica dev’essere laico, ma aggiungo che tutti quelli che sono in difficoltà devono essere uguali davanti a Dio e devono essere uguali davanti agli uomini. Tutti siamo in difficoltà: io sono profuga e so bene di cosa parlo».
Slogan di questi giorni è “né con Putin, né con la Nato”. Da qui la riflessione su quanto Aldo Moro pensava della stessa Nato già al tempo. «Ero molto piccola quando ho cominciato a sentir parlare di queste cose, senza capirle. Poi ero più grande quando vedevo mio papà nelle vesti di ministro degli Esteri. Lì ho capito l’importanza della geopolitica dove anche se uno ipoteticamente ha stra-ragione, non può prescindere dalla visione degli altri. Se vuoi fare un compromesso devi tener conto delle ragioni degli altri. Per patteggiare bisogna essere d’accordo nella volontà di patteggiare. Per questo la politica dev’essere spirituale».

La tensione alla solidarietà

Il problema della politica, specie negli ultimi decenni, è stato declinato sull’asse Nord-Sud mentre non ci si preoccupava dell’asse Est-Ovest. «Riporto due frasi: una di papà, che diceva “Dio ci guardi dall’invasione dell’Africa”; una di Andreotti: “Anche se gli spareremo addosso seguiteranno a venire”. Tra queste due cose sta il nostro non fare il bene. Il male fiorisce dove non c’è bene. Noi non abbiamo fatto il bene se c’è una guerra in vista». Da qui la riflessione che passa da una necessaria «tensione alla solidarietà».
«C’è la vita prima della democrazia – continua Maria Fida Moro – che è un continuo carico di amore. Papà lo aveva capito e sapeva che bisognava andare a piccolissimi passi verso quella direzione per quanto sapesse che era difficile se non impossibile».

America-Russia

«Nei film – dice Moro – gli americani sanno cantare in coro senza stonare, correre a velocità supersonica e picchiarsi. Io capisco il gusto di essere capaci di fare a botte perché la vita ogni tanto lo richiede, ma quello non è la politica e nemmeno la guerra. Vorrei che non ci fosse questo patriottismo unilaterale che è più dannoso per loro che per altri». Diverso il discorso sul leader russo: «Non sono un’esperta di geopolitica, ma credo che Putin abbia una visione precisa delle cose. Non lo sto giustificando: so che per fare la guerra bisogna essere in due; so che per fare la pace bisogna accordarsi e comprendere le ragioni altrui».
Nel frattempo, così come durante la pandemia, viviamo una “guerra di disinformazione”. «Noi abbiamo una visione per cui non impariamo niente dalla storia. È gravissimo non tener conto che la Russia, fino ad ora, non ha perso nessuna guerra. Putin non vuole la Nato sui suoi confini e questi erano i patti fatti in precedenza. È chiaro che sia preoccupato così come noi saremmo preoccupati se un Trump avesse deciso di occupare l’Italia».

«Le donne possono riportare spiritualità in politica»

«Il mondo pare non avere governanti lungimiranti. Ci sono state persone di qualità come Merkel e von der Leyen e trovo giusta la proposta di Renzi – che ogni tanto dice cose giuste – di mandare l’ex cancelliera a mediare per l’Europa. Credo una cosa ulteriore: riportiamo la spiritualità in politica attraverso le donne alle quali è affidata la sopravvivenza della specie. Le donne fanno la fatica di tenere in piedi le famiglie, quindi gli uomini. Quando vanno in politica è perché hanno la vocazione».

Il “caso Moro”

Un’ultima battuta, in vista dell’anniversario del 16 marzo prima e del 9 maggio poi, sulla storia di Aldo Moro e sulle commemorazioni che si susseguiranno anche quest’anno. «Il 16 marzo come il 9 maggio non guardo proprio i telegiornali», dice Maria Fida Moro, «anche quest’anno eviterò di partecipare a cerimonie e ricordi che non possono avere senso in un Paese che non vuole appropriarsi della verità piena su una grande tragedia italiana». Ammette poi di apprezzare anche le più piccole manifestazioni di affetto «e quindi credo anche nel cerimoniale possa esserci un afflato di umanità, che per noi però è tagliente». Non vuole parlare di Sergio Mattarella, «ok come presidente della Repubblica» sul quale «ho un’idea tutta mia che non intendo condividere».
«Purtroppo – aggiunge – anche nell’ambito di una stessa famiglia le sensibilità sono diverse. Ci sono delle cose che non sono state dette e che andrebbero dette». (redazione@corrierecal.it)

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