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il retroscena

A spasso per Roma con la parrucca. Le ultime ore in fuga del narcotrafficante

Campisi si sentiva al sicuro nella Capitale grazie al suo travestimento. Ma gli uomini della finanza e della mobile lo seguivano da tempo

Pubblicato il: 08/03/2022 – 15:26
A spasso per Roma con la parrucca. Le ultime ore in fuga del narcotrafficante

ROMA Era sotto osservazione da diversi giorni. Sabato cinque marzo gli uomini del Gico della Guardia di finanza di Catanzaro e la Squadra mobile di Vibo Valentia, con il supporto dello Scico e dello Sco, erano pronti per catturarlo. Il momento giusto si è presentato al mattino quando l’uomo è uscito di casa. Lo hanno affiancato mentre girava per strade di Roma con una parrucca in testa. Una volta raggiunto e identificato il latitante Giuseppe Campisi, 62 anni, detto “Pino”, non ha opposto resistenza e con gli investigatori – coordinati dalla Procura di Catanzaro – si è diretto nell’abitazione che giorni prima era stata individuata grazie a un’attenta azione di pedinamento e intercettazione da parte delle Fiamme gialle. Qui, dove è stata eseguita la perquisizione, il narcotrafficante legato alla cosca Mancuso, si è liberato di quella parrucca con la quale, lui che è calvo, girava per la Capitale sicuro di non venire mai riconosciuto o fermato.

Il latitante considerato uno degli ideatori dell’importazione di coca dalla Colombia

Giuseppe Campisi

Giuseppe Campisi sfuggiva all’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nell’ambito dell’operazione antidroga denominata “Ossessione”, eseguita dalla Guardia di finanza di Catanzaro il 28 gennaio 2019. Secondo quanto ricostruito dai magistrati di Nicola Gratteri, Giuseppe Campisi aveva un ruolo di vertice – come organizzatore e finanziatore – all’interno dell’organizzazione criminale. È considerato tra gli ideatori delle importazioni di di cocaina nel territorio italiano dalla Colombia. Secondo le ricostruzioni dell’indagine “Ossessione” il gruppo al quale apparteneva Campisi riusciva comprare la cocaina a 8mila dollari al chilo e a rivenderla a 46mila euro al chilo. Un rincaro pesante che andava a rimpinguare le casse – già notoriamente ricchissime – della ‘ndrangheta calabrese, in particolare della cosca Mancuso.

Il nipote indagato per il tentato omicidio dell’armiere del clan Mancuso

Giuseppe Campisi è lo zio di Antonio Campisi, quest’ultimo indagato per il tentato omicidio a Ionadi di Domenic Signoretta, ritenuto l’armiere del boss Pantaleone Mancuso, alias “l’Ingegnere”. Giuseppe Campisi è, inoltre, il fratello del broker della cocaina Domenico Campisi, ucciso a Nicotera nel 2011 lungo la strada provinciale mentre si trovava in auto. Campisi conta, nel proprio curriculum criminale, una condanna a 30 anni per associazione per delinquere di stampo mafioso, omicidio (commesso a Milano) ed estorsione. (ale. tru.)

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