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‘Ndrangheta stragista, «D’Andrea è solo un testimone. E non ha mai vantato entrature in Deutsche bank»

«Mai accettato denaro dal gruppo bancario né condiviso alcun progetto per balcanizzare l’Italia in più Stati»

Pubblicato il: 10/03/2022 – 11:52
‘Ndrangheta stragista, «D’Andrea è solo un testimone. E non ha mai vantato entrature in Deutsche bank»

Riceviamo e pubblichiamo: 

In data 24.02.2022, alle ore 21:01, sulla testata giornalistica telematica “Corriere della Calabria” è stato pubblicato un articolo redazionale dal titolo «Cosa nostra e ‘ndrangheta sono da sempre la stessa cosa», recante il seguente sommario: «L’esame del vicequestore della Dia Di Stefano svela le trame dei clan. I legami con eversione nera, P2 e Banda della Magliana». 
Nel corpo di detto articolo e, più specificamente, nel paragrafo titolalo “Il summit a Roma e i legami con P2 e banda della Magliana”, sono stati riportali circostanze e fatti concernenti la persona del signor Antonio D’Andrea che, oltre a essere del lutto inveritieri e falsi, ledono fortemente l’immagine, l’onore, la dignità e la reputazione di quest’ultimo, mettendo in serio pericolo 1’incolumità e la sicurezza della sua persona e della sua famiglia. Nell’articolo de quo testualmente si legge: «Di Stefano, inoltre, ha ricordato la testimonianza del collaboratore di giustizia Antonio D’Andrea, personaggio che vantava entrature con il gruppo Deutsche Bank, il quale avrebbe ricevuto tre miliardi di lire, una tronche di unfinanziamento più corposo destinata a sostenere le “Leghe meridionali”, progetto condiviso da Giulio Andreotti, Gianfranco Miglio e Lido Gelli, per balcanizzare l’Italia in più Stati». 
Con la presente si evidenzia c si precisa che il Sig. D’Andrea, testimone nel processo di primo grado di cui al contestato articolo, non è mai stato un “collaboratore di giustizia in alcun procedimento penale e non esistono, né sono mai esistiti, elementi da cui possa desumersi tale falsa qualifica e/o qualità. 
Il Sig. D’’Andrea non ha mai, con alcuno e in nessuna circostanza, vantato “entrature con il gruppo Deutsche Bank” e non esistono, né sono mai esistiti, elementi che comprovino o da cui possa desumersi quanto falsamente riportato nel contestato articolo. 
Il mio assistito non ha mai detto, né alcuno l’ha mai ipotizzato, di aver «ricevuto tre miliardi di lire» o altro importo dalla citata Deutsche Bank e non esistono, né mai sono esistiti, elementi da cui l’autore dell’articolo possa aver dedotto la grave, lesiva, inveritiera e falsa affermazione. 
Le affermazioni contenute nell’articolo ut supra – tutte inveritiere e false – offrono al lettore un’immagine del Sig. D’Andrea che risulta essere fuorviarne e falsa e, cosa ancora più grave, lo espongono a vendette e ritorsioni, con grave pregiudizio per la sua incolumità e sicurezza. 
Nell’articolo in questione il mio assistilo viene presentalo come un “collaboratore di giustizia” (nel gergo popolare “pentito”) che a un certo punto della sua vita, consapevole degli errori e dei crimini commessi, nel tentativo di mitigare la sua gravissima responsabilità penale, usufruendo dei benefìci di legge, avrebbe deciso di “collaborare con la giustizia”. 
Non solo. Il Sig. D’Andrea avrebbe “collaborato con la giustizia” dopo aver intascato tre miliardi di lire dalla “Deutsche Bank”. 
Più precisamente, il Sig. D’Andrea, asserito “collaboratore dì giustizia”, avrebbe testimonialo al processo celebrato dinanzi alla Corte d’Assise di Reggio Calabria dopo aver ricevuto “tre miliardi di lire”, costituenti “una tranche di un finanziamento più corposo destinato a sostenere le “Leghe meridionali”…, progetto condiviso per balcanizzare l’Italia in più Stati”. 
È di lapalissiana evidenza che l’articolo de quo – da attribuirsi al direttore responsabile, trattandosi di articolo redazionale – riportando fatti e circostanze, mai verificate e mai ipotizzabili da alcuno, frutto di mere invenzioni, ha avuto e ha lo scopo di presentare il Sig. D’Andrea agli occhi del lettore come un “personaggio” (cosi è apostrofato nell’articolo) cinico, avido di ricchezze e bramoso di potere che, pur di raggiungere i propri spregiudicati fini, non si sarebbe fatto scrupolo alcuno, nell’adesione attiva e consapevole a un progetto che avrebbe gravemente pregiudicato la pace e l’unità nazionale, salvo, poi. in un momento successivo, decidere di approfittare dei benefici previsti per i “collaboratori di giustizia”, in coerenza con il “personaggio” cinico e avido di ricchezze e potere, così come descritto nel medesimo articolo. 
Il mio rappresentato, oltre a sentirsi gravemente diffamato, offeso nell’onore e nella reputazione, non potrebbe non percepire una campagna di delegittimazione, in riferimento alla sua citata testimonianza, e non potrebbe non sentirsi intimidito e, al tempo stesso, in grave pericolo di vita, attesa la gravità dei crimini oggetto del processo penale di cui al suindicato e contestato articolo. 
1) il Sig. Antonio D’Andrea non è, e neppure è mai stato, un “collaboratore di giustizia”;
2) il Sig. Antonio D’Andrea non ha mai vantato alcuna entratura con il gruppo Deutsche Bank né con qualsivoglia altro gruppo bancario, sia nazionale che estero;
3) il Sig. Antonio D’Andrea non ha mai ricevuto, né ha mai accettato, alcun importo dalla Deutsche Bank o da qualsivoglia altro soggetto; 
4) il Sig. Antonio D’Andrea non ha mai condiviso alcun progetto per balcanizzare l’Italia in più Stati. 

Maddalena Ferraiuolo
avvocato

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