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Lavoro, interrogazione di Nencini sulla morte del giovane vibonese Aldo Ferraro

Il leader socialista e presidente della Commissione Cultura del Senato chiede al ministro della Giustizia di fare luce sulla vicenda

Pubblicato il: 12/03/2022 – 20:26
Lavoro, interrogazione di Nencini sulla morte del giovane vibonese Aldo Ferraro

CATANZARO «Le morti sul lavoro sono una vera e propria piaga sociale. Per manifestare vicinanza alle famiglie che hanno provato sulla loro pelle il dolore della perdita prematura di un caro, il Psi – attraverso una interrogazione parlamentare del senatore Riccardo Nencini, presidente della commissione cultura del Senato, cui va il mio sentito ringraziamento per la sensibilità che ha dimostrato – si è rivolto al Ministro della Giustizia per fare luce definitivamente sul caso del giovane vibonese Aldo Ferraro, morto tragicamente durante i lavori di scavo per le condotte che servivano a potare l’acqua proveniente dalla diga del Menta nelle case dei reggini».  È con queste parole che Gian Maria Lebrino, responsabile politiche sociali del Psi e segretario provinciale socialista, ha accolto la richiesta della famiglia Ferraro (attraverso il racconto della cognata di Aldo, Mariella Epifanio), affinché la vicenda processuale del giovane operaio, possa vedere finalmente la fine. Sulla vicenda il senatore Nencini ha presentato un’interrogazione indirizzata al ministro della Giustizia. «Il Tribunale penale in primo grado – sostiene Lebrino – ha disposto cinque condanne ed una provvisionale da corrispondere ai familiari che non è stata versata se non in piccola parte; per quanto riguarda il secondo grado, la Corte di Appello penale di Reggio Calabria, ad oggi non ha ancora fissato l’udienza di discussione. Per quanto riguarda il procedimento civile di primo grado, caratterizzato da numerosi rinvii, non si è ancora concluso. Un calvario nel calvario. Oltre al dolore immenso per aver perso un figlio, un marito, un fratello e un padre di un bambino che allora aveva solo 11 mesi  e che non ricorderà nulla di lui, la famiglia ha dovuto sopportare ancora per 12 anni, udienze, rinvii, racconti crudi e tecnici su come sopravviene la morte di un uomo per soffocamento, per il perso di un muro e della terra che conteneva, venutagli addosso. I familiari non possono sopportare ancora sofferenza oltre il dolore che vivono. E’ diritto di ogni cittadino esigere una giustizia sicura e in tempi ragionevolmente brevi. L’articolo 101 della nostra Costituzione riporta: “La giustizia è amministrata in nome del popolo…” e così la famiglia si augura possa essere da qui a breve e si appella al ministro della Giustizia Marta Cartabia».

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