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Rinascita Scott, “Comitato Pittelli”: «La Dda vuole annientarlo»

Il sodalizio dopo la decisione del Riesame di trasferire nuovamente in carcere il penalista finito al centro dell’inchiesta: «Ferocia persecutoria»

Pubblicato il: 08/04/2022 – 16:19
Rinascita Scott, “Comitato Pittelli”: «La Dda vuole annientarlo»

CATANZARO «Con un verdetto che si appiattisce sulle posizioni della Dda, il Tribunale del riesame di Catanzaro ha disposto che Giancarlo Pittelli venga nuovamente tradotto in carcere. Ci sono varie cose che colpiscono in questa vicenda». Lo afferma, in un comunicato, il “Comitato promotore dell’appello per Giancarlo Pittelli”, presieduto da Enrico Seta. Il Comitato, nelle ultime settimane, ha raccolto oltre 2.500 firme in favore dell’ex senatore di Forza Italia, tra cui quelle di 29 parlamentari in carica.
«In primo luogo – aggiunge il Comitato nella nota – la ferocia di una macchina giudiziaria, guidata dalle iniziative della Dda, che sembra avere smarrito ogni buon senso ed equilibrio. L’ imputato ha quasi 70 anni, è in condizioni di salute precarie e viene sbattuto senza pietà da 28 mesi da un supercarcere all’altro. La seconda cosa rilevante è la mancanza di equilibrio nei rapporti fra accusa e difesa che ormai si respira nei
Distretti giudiziari calabresi e che ha suscitato ripetute prese di posizione collettive degli avvocati penalisti. La celerità con cui, inoltre, è stata fissata l’udienza sull’appello proposto dalla Dda è stata oggetto di una richiesta formale e pubblica di spiegazioni da parte della Camera penale di Catanzaro, a cui gli organi giudiziari interpellati, per quanto si sappia, non si sono ancora degnati di rispondere».
«Ma l’elemento più inquietante di tutti – si sostiene ancora nella nota – è il terzo: la ferocia persecutoria nei confronti di Giancarlo Pittelli risalta in modo inquietante su uno sfondo processuale fatto di ‘indizi’ quanto mai labili di un reato, già di per se, sfuggente: il famoso, o famigerato, “concorso esterno”. Sembra ormai che la persecuzione, fino al rischio di annientamento della persona fisica dell’imputato, rappresenti l’unico strumento in mano alla pubblica accusa per drammatizzare e “tenere in piedi” un processo e un’imputazione che rischiano di franare sulla loro stessa fumosità. Lascia molto delusi e perplessi che, in questo caso, anche l’organo giudicante abbia assecondato una linea irragionevole ed una grave confusione fra rigore e ferocia». (Ansa)

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