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«Sognavo Hollywood ma poi mi sono svegliata in Calabria». Gli influencer di casa nostra

C’è chi ironizza “sulla calabresità”, chi fa il travel creator, chi ha reso famosa la sua capretta “Manué” e chi smonta gli stereotipi di genere

Pubblicato il: 24/05/2022 – 10:38
di Anna Colistra
«Sognavo Hollywood ma poi mi sono svegliata in Calabria». Gli influencer di casa nostra

CATANZARO Al giorno d’oggi il lavoro te lo devi inventare. Un luogo comune che ha finito col diventare la storia di moltissimi, giovani e meno giovani, che stanno facendo la loro fortuna grazie al web. Youtuber, tiktoker e influencer di ogni sorta spuntano come funghi su tutte le piattaforme social, seguiti da ampie community di follower (fatte da migliaia o addirittura milioni di utenti) in cambio di una continua condivisione di contenuti. Proprio i contenuti sono quelli che fanno la differenza di fronte alle leggi implacabili degli algoritmi o della tanto agognata spunta blu di Instagram. I profili più seguiti, secondo le attuali tendenze, sono quelli che scelgono di pubblicare contenuti ironici e sempre sul pezzo sulle polemiche del giorno e sull’attualità. Su tutti i social non mancano gli influencer made in Calabria. L’umorismo, l’autoironia sui cliché calabresi e i racconti sui luoghi più belli di questa terra sono i tratti distintivi dei profili social che hanno spopolato sul territorio regionale e non solo.
Ilarità e accento inequivocabilmente calabrese sono le carte vincenti di Noemi Spinetti, soveratese doc che su Instagram si presenta così: «Sognavo Hollywood ma poi mi sono svegliata in Calabria: adesso ve la racconto e mi racconto». Sul profilo di Noemi – laureata in Comunicazione e Dams all’Unical – seguito da 43mila follower, c’è la Calabria delle mamme che hanno cresciuto i loro figli con la minaccia della “cucchiara”, quella delle tradizioni delle nonne, dei modi di dire in dialetto, ma anche dei luoghi da esplorare. Come i Diapiri salini di Zinga nel Crotonese, un sito molto particolare fatto di rocce formatesi circa 5,6 milioni di anni fa, che oggi colpiscono per il loro bianco abbagliante, dovuto al sale di cui sono composte. Un posto unico in tutto il continente europeo per dimensione ed estensione.

A promuovere il territorio ci pensa anche Laura Cipolla che sul suo profilo Instagram e sul suo blog “Io e la Calabria”, coinvolge i suoi 10mila follower suggerendo eventi, esperienze e mete da visitare per tutta la penisola regionale: da Guardia Piemontese, il paese occitano del Sud a Stilo, il gioiello bizantino della Calabria. Originaria di Cetraro vive a Milano da dieci anni e lavora per la Camera di Commercio. Laura non ha mai abbandonato davvero la Calabria, che infatti è al centro del suo progetto di comunicazione che si è concretizzato prima con un blog, e poi sui social: «Nonostante io sia dovuta andare via continuo a fare quello che avrei fatto se fossi rimasta nella mia terra». Per conoscere gli eventi, i festival e le iniziative promosse in Calabria, o ancora i libri, i racconti ispirati al territorio o i concerti basta consultare “la mappa dei desideri” che Laura ha creato sul suo blog.
In tema di viaggi è enorme il successo riscosso da Giovanni Arena, che ha superato un milione di follower su Tiktok e 368mila su Instagram. Nato e cresciuto nel Vibonese si è poi trasferito a Milano per gli studi universitari e oggi è uno dei travel creator più amati e seguiti d’Italia. I suoi video sono ricchi di consigli: come viaggiare in modo economico e cosa portare con sé in base al tipo di vacanza, inoltre elargisce chicche sui posti da non perdere in ogni tappa del proprio viaggio. Insomma in fatto di itinerari gli influencer sembrano battere, e di molto, le vecchie guide turistiche cartacee, che seppur con contenuti accurati non risultano fruibili con la stessa velocità e facilità. In uno dei suoi reel Giovanni Arena trascina i suoi follower alla scoperta di un meraviglioso scorcio della costa calabrese, la Grotta delle sirene a Tropea. Un angolo di paradiso ancora poco noto per molti visitatori, autoctoni compresi.

Non mancano gli influencer di origini calabresi emigrati nell’altro emisfero come i fratelli Bruzzese di Toronto. Su Tiktok sono i The Bello Bros ed hanno oltre 200mila follower, una community che adora i loro video ironici su “come riconoscere un calabrese camminando per strada” o “quali sono le cose da dire per fare arrabbiare un italiano” e così via.
Nelle ultime settimane a divertire e a conquistare praticamente tutta Italia con il suo “Cumu iamu Manué” è stato il verace Saverio Riccelli, pastore di Belcastro, in provincia di Catanzaro, che ha ormai raggiunto 1,5 milioni di follower su Tiktok. Cosa contraddistingue Riccelli da tutti gli altri profili presenti sul web? E’ un po’ la differenza che c’è tra una canzone passata in radio e una hit passata in radio. Riccelli ha creato un vero e proprio tormentone che, dopo essere stato segnalato nella Top ten di Propaganda live, nel giro di pochissimo tempo è diventato il motto di mezza Italia, forse proprio per la forma dialettale che lo rende bizzarro e scanzonato allo stesso tempo. Manué è una delle caprette dell’azienda dove lavora Riccelli, ed è la protagonista degli sketch sarcastici realizzati dal tiktoker che hanno avuto, e continuano ad avere, migliaia di like e condivisioni.

Il mondo degli influencer, però, è molto variegato e c’è anche chi usa questi spazi virtuali per fare informazione su temi sociali, politici e letterari. E’ il caso di Carolina Capria, su Instagram figura come “L’ha scritto una femmina” e ha 92mila follower. Originaria di Cosenza oggi vive a Milano dove ha esordito con il suo primo romanzo “4amici online” edito da Piemme. Inizialmente aveva lanciato il suo progetto su una pagina Facebook dove parlava di libri scritti da donne, dato che «a scuola si leggono e si studiano solo testi scritti da uomini». La sua idea ha funzionato coinvolgendo un’intera community che l’ha poi seguita su Instagram. Qui l’influencer cosentina ha diversificato i contenuti prodotti, oltre ai libri Carlotta Capria ha cominciato ad analizza spot e canzoni che usano gli stereotipi di genere per comunicare e arrivare facilmente al pubblico. Il suo intento è quello di smontare i pregiudizi per raccontare il mondo descritto dalle autrici che «non né migliore né peggiore di altri. Per molto tempo gli uomini, spesso bianchi e privilegiati, hanno avuto l’esclusiva su come raccontare il mondo, e tutti abbiamo fatto nostra quella visione. Eppure i punti di vista sono milioni». Nell’ultimo video postato “L’ha scritto una femmina” mette a confronto linguaggi e temi di “Quello che le donne non dicono” canzone scritta da Enrico Ruggeri (che esprime come gli uomini vedono e/o vorrebbero le donne) con un testo di Simone de Beauvoir (che spiega semplicemente come le donne sono davvero, fuori dalle visioni stereotipate).


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