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Cinema

Film Commission: documentario di Silvana Costa al “Biografilm Fest”

Il lungometraggio al femminile “Non sono mai tornata indietro” prodotto col supporto della fondazione. Grande: «Opera che fa riflettere»

Pubblicato il: 08/06/2022 – 12:16
Film Commission: documentario di Silvana Costa al “Biografilm Fest”

CATANZARO Il documentario “Non sono mai tornata indietro”, opera prima di Silvana Costa, prodotto da Nacne, in collaborazione con “Home Movies – Archivio nazionale del cinema di famiglia”, con il supporto della Fondazione Calabria Film Commission e del Mic, è stato selezionato in concorso al “Biografilm Fest” di Bologna nella sezione “Biografilm Italia”.
«Il lungometraggio – informa una nota – sarà proiettato domenica 12 giugno alle ore 21, presso il Cinema Lumiere, sala Scorsese, e sarà poi disponibile anche sulla piattaforma di MYmovies, dal 14 al 17 giugno. Alla presentazione in anteprima internazionale saranno presenti la regista e i produttori insieme ad altri membri della troupe».  
«“Non sono mai tornata indietro” si presenta come un lavoro di qualità – ha dichiarato il commissario straordinario della Fondazione Calabria Film Commission, Anton Giulio Grande – che nelle mani della regista racconta una storia densa di contenuti. Un punto di vista che fa riflettere attraverso la forza delle immagini».
«Un film interamente realizzato da donne – sottolinea il comunicato – per una storia che ha per protagonista la vita di una donna, Iolanda Pascale. Il documentario racconta la storia di Iolanda, una delle ultime testimoni di un’usanza arcaica e impietosa: la cessione di bambine provenienti da famiglie contadine povere a famiglie benestanti, affinché venissero vestite e sfamate in cambio del loro lavoro in casa o in campagna. Iolanda era la ragazza che ha lavorato per 36 anni a servizio per la famiglia della regista, prima di fuggire in Canada. Era una persona di famiglia ma con un ruolo subalterno, un ruolo liminare che oscillava tra l’amore e l’odio, tra ribellione e accettazione. In un viaggio a ritroso nel tempo la regista ricostruisce insieme alla sua vecchia tata il lungo percorso fisico e ideale che le ha separate per più di 30 anni. Tra aneliti di libertà e legami inscindibili riprende vita una “micro-storia” che racconta il nostro Paese, le sue molteplici culture e il tentativo di superarle per rivendicare la propria autodeterminazione», conclude la nota.

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