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Rapina al caveau, la Cassazione: «Cosche partecipi e remunerate adeguatamente»

Il colpo da 8 milioni e mezzo è stato, secondo la Suprema Corte, «un lucroso affare» per la ‘ndrangheta che è stata agevolata dal reato e «resa ancora più forte e vitale ai fini del controllo del t…

Pubblicato il: 23/06/2022 – 19:59
di Alessia Truzzolillo
Rapina al caveau, la Cassazione: «Cosche partecipi e remunerate adeguatamente»

ROMA Riparare alle lacune della sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro sul caso della rapina da 8,5 milioni di euro al caveau della Sicurtransport, avvenuta il quattro dicembre del 2016. La Corte di Cassazione, con sentenza emessa il 31 marzo 2022, “bacchetta” i giudici d’appello per quanto riguarda l’aggravante mafiosa che era stata esclusa nel secondo grado di giudizio. Ora la Corte d’Appello, sul punto dell’aggravante mafiosa, contestata a Giovanni Passalacqua e a Dante Mannolo classe ’79 (cugino omonimo del collaboratore di giustizia), è tenuta a esprimersi con un nuovo giudizio su ordine della Suprema Corte.
Secondo le ragioni degli ermellini, depositate di recente, «la motivazione dei giudici di appello appare carente e lacunosa».
«La corte territoriale – scrivono gli ermellini – ha, infatti, omesso di valutare adeguatamente l’effettiva portata delle dichiarazioni di Santo Mirarchi (ex referente delle cosche crotonesi nel Catanzarese, ndr) il quale, per come accertato dal giudice di primo grado, aveva riferito che l’assalto non era stato nemmeno ideato personalmente dal Passalacqua (Giovanni Passalacqua, ndr) ma era stato a questo proposto dal noto capo mafia Paolo Lentini della famiglia degli Arena senza il cui placet la rapina non si sarebbe mai potuta realizzare ed, inoltre, ha trascurato di considerare che, secondo la ricostruzione del gup, non si era trattato di un mero lasciapassare richiesto dai rapinatori bensì di una partecipazione ad un lucroso affare da parte delle famiglie mafiose secondo la logica tipica di tali zone, cosche remunerate adeguatamente dopo il compimento della rapina». 

«Sono state agevolate le cosche mafiose»

I giudici d’appello avevano escluso l’aggravante mafiosa sostenendo che non vi era stata l’agevolazione delle cosche mafiose ma che Passalacqua e Mannolo si erano solo «premurati di “non contrariare nessuno” ottenendo il placet di tutte le cosche con cui si erano interfacciati e versando in cambio, a tutte, una sorta di riconoscimento per il lasciapassare accordato». Dunque più che una agevolazione si era trattato di una «sorta di riconoscimento dell’esistenza di tutte quelle “famiglie” a cui bisognava comunque rendere conto operando nei territori di loro influenza». Di tutt’altro parere la Cassazione secondo la quale «la Corte di Appello non ha compiutamente affrontato la questione se, nella specie, la consapevolezza dell’ausilio prestato al sodalizio e la volontà di favorire una associazione mafiosa, al di là del fine egoistico di realizzare la rapina in un territorio intriso di condizionamenti mafiosi senza interferenze e limitazioni esterne, non poteva essere desunta da una serie di elementi fattuali emersi nel corso del processo, comunque, sintomatici di un intento rafforzativo della forza di condizionamento e di intimidazione della compagine mafiosa, certamente, favorita in concreto dalla spartizione del bottino (pacificamente intervenuta) e resa ancora più forte e vitale ai fini del controllo del territorio proprio dal riconoscimento della sua forza e del suo peso nel territorio in questione ad opera dei suindicati rapinatori». Di più, agli ermellini appare debole la tesi secondo cui «ad essere state interessate all’elargizione di parte del bottino, non era stata una specifica associazione ma bensì una serie di cosche, neanche tutte compiutamente determinate». Questo assunto, infatti, non considera una questione importante già analizzata in primo grado, ovvero che «tutte le famiglie beneficiarie dei proventi della rapina erano confederate nella “casa madre” sicché era l’associazione mafiosa ‘ndrangheta che, in ultima analisi, aveva fruito nel suo complesso dell’apporto di denaro». 

Una rapina da 8,5 milioni di euro

Il 4 dicembre 2016, una dozzina di uomini col volto coperto e armati con armi da guerra, quali fucili automatici, hanno effettuato un colpo da 8,5 milioni di euro nel caveau della Sicurtransport spa, società di trasporto e custodia valori con sede a Caraffa di Catanzaro. Grazie a un mezzo cingolato dotato di martello pneumatico era penetrati nel caveau e, nel frattempo avevano ostacolato l’intervento delle forze dell’ordine posizionando lungo le vie d’accesso numerose auto rubate e date alle fiamme, cospargendo le strade con chiodi e utilizzando, altresì, un apparecchio inibitore di frequenze (il cosiddetto jammer) onde ostacolare le comunicazioni dei vigilanti e delle forze di Polizia. Ad aprile 2018 la Dda di Catanzaro, che ha coordinato le indagini della Squadra Mobile del capoluogo, hanno portato a termine un’operazione, denominata “Keleos” che ha comportato sette arresti e, qualche tempo dopo, ulteriori due arresti.
A marzo 2022 sono divenute definitive sei condanne.
La Corte di Cassazione ha, infatti, rigettato i ricorsi presentati da Giovanni Passalacqua (condannato a 10 anni di reclusione); Dante Mannolo – non il collaboratore di giustizia ma un cugino di secondo grado – (10 anni), Carmine Fratepietro (10 anni e 8 mesi); Matteo Ladogana (10 anni e 8 mesi); Leonardo Passalacqua (10 anni e 8 mesi); Alessandro Morra (12 anni). Non solo. Oltre a confermare l’accusa espressa nel secondo grado di giudizio, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del Procuratore generale e ha annullato con rinvio la sentenza nei confronti di Giovanni Passalacqua e Dante Mannolo per quanto riguarda l’aggravante mafiosa che era stata esclusa nella decisione dei giudici dell’appello. Sul punto dovrà esprimersi, con un nuovo giudizio, una nuova sezione della Corte d’Appello di Catanzaro. Infatti, l’ideatore della rapina, secondo i magistrati antimafia di Catanzaro, sarebbe stato Giovanni Passalacqua, di origine rom, membro della criminalità di Catanzaro. Prima di attuare il piano, Passalacqua avrebbe ottenuto il placet delle cosche crotonesi, tramite Dante Mannolo, in cambio di una parte del denaro. La Corte di Cassazione, inoltre, ha ritenuto inammissibile il ricorso presentato dalla parte civile Sicurtransport spa la quale chiedeva la condanna di Pasquale Pazienza, di Bitonto, difeso dall’avvocato Aldo Casalinuovo. Per Pazienza, assolto in appello, il sostituto procuratore generale – applicato al ruolo è stato il pm Paolo Sirleo – non aveva ritenuto di presentare ricorso. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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