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La riflessione

«La casa dei doganieri, il capolavoro ancora incompreso»

Ci sono poesie che segnano la vita dei poeti e la casa dei doganieri raffigura eternamente l’animus di Eugenio Montale.Composta negli anni 30 e inserita ne “Le occasioni” è forse l’espressione più…

Pubblicato il: 30/06/2022 – 12:09
di Mario Campanella*
«La casa dei doganieri, il capolavoro ancora incompreso»

Ci sono poesie che segnano la vita dei poeti e la casa dei doganieri raffigura eternamente l’animus di Eugenio Montale.
Composta negli anni 30 e inserita ne “Le occasioni” è forse l’espressione più autentica della lirica del premio Nobel per la letteratura ma ancora del tutto incompresa o non pienamente conosciuta dal grande pubblico.
L’incipit famoso: «Tu non conosci la casa dei doganieri» è un inno alla memoria persa, ai ricordi che affiorano, alla sensazione di smarrimento dinanzi a un presente diverso.
A differenza delle poesie di “Ossi di seppia”, qui compare la figura retorica di una donna che attraversa il filo della solitudine.
La genesi di questo capolavoro troppo poco studiato sembra definirsi nel ricordo di una giovane, Annetta, morta precocemente e conosciuta da Montale. Tutta la poetica si sprigiona in una dimensione che cambia ritmo, ora sconvolgente ed ora calma.
La casa dei doganieri è il limite di un confine che tarda a presentarsi, dipanata da un filo che solo il poeta può raccogliere.
Il tempo che passa inesorabile è la creazione del suo pathos, l’indefinito svolgersi del suo presente.
Nei suoi occhi caduchi l’incidere del tempo scandisce l’affievolirsi dei ricordi, che cancellano progressivamente la stessa presenza della casa.
Il finale strepitoso: «Tu non ricordi la casa di questa mia sera e io non so chi va e chi resta», annuncia la resa della memoria, vinta dal sopraffare di un’esistenza amorfa che spazza via ogni residuo mnemonico.
Montale si lega indissolubilmente al suo ermetismo aprendo uno squarcio di chiarezza nel ricordo di Annetta. Celebra una fusione ormai spenta ma assegna alla memoria il compito di raccogliere la bellezza sopita.
In mezzo a una quotidianità che assorbe ogni sostanza di verità, tiene il filo della speranza che è solo eterna ricapitolazione. Un brivido che annuncia l’incertezza finale e che contempla l’esistenza in un sospiro.
Ancora relativamente misconosciuta, la casa dei doganieri è l’emblema di un novecento letterario che ha infuso forza e rassegnazione. Il senso nascosto della poesia che in questo caso non è denuncia ma testimonianza.
La bellezza de “La casa dei doganieri”, ricordata da Eugenio Scalfari come poema preferito, rimane sospesa nel tempo, figlia di un passato che appartiene a tutti

*giornalista

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