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Polia, sviluppo e turismo dalla valorizzazione dell’aqua oligominerale

Il sindaco della cittadina del Vibonese, Luca Alessandro, ospite di “20.20”. Ha illustrato la proposta di riqualificazione attraverso il finanziamento di 1,5 milioni dei Cis

Pubblicato il: 07/07/2022 – 19:04
Polia, sviluppo e turismo dalla valorizzazione dell’aqua oligominerale

LAMEZIA TERME Un progetto per rivalorizzare la filiera delle acque oligominerali, ma anche e soprattutto un volano per attrarre turismo, economia e occupazione. Sono questi, in estrema sintesi, gli obiettivi che Luca Alessandro, sindaco del Comune di Polia, ha cristallizzato all’interno del progetto “Svelare Bellezza” finanziato con un milione e mezzo di euro nell’ambito dei Contratti istituzionali di sviluppo (Cis).
Il primo cittadino è stato ospite di Danilo Monteleone nella seconda parte di “20.20”, il settimanale di approfondimento andato in onda ieri sera su L’altro Corriere (canale 75 del digitale terrestre). Polia è una cittadina di appena 900 abitanti nel Vibonese, quasi al confine con la provincia di Catanzaro. Ed è nota proprio per presenza di acque oligominerali che hanno effetti benefici sulla salute.
«Durante una serie di incontri avuti presso la Prefettura di Vibo Valentia – ha rivelato il sindaco di Polia in riferimento ai Cis – è capitata questa opportunità e a dicembre abbiamo così presentato il primo progetto di una certa rilevanza per la nostra amministrazione: abbiamo infatti deciso di puntare sulla valorizzazione delle acque oligominerali perché il nostro paese è molto ricco di questa risorsa e, in ragione della particolare situazione di carenza idrica registrata a livello nazionale, poteva risultare una carta vincente».
«C’era anche una fabbrica a Polia, la Certosa – ha ricordato il sindaco – che purtroppo da una decina d’anni è chiusa. Stiamo cercando con i nuovi proprietari di aprire un dialogo per fare un progetto incentrato, sia sulla valorizzazione delle acque oligominerali, che sulla creazione di percorsi turistici che puntino su questo».

Il museo delle acque oligominerali

Alessandro ha posto l’accento sul fatto che si tratta di «un’acqua oligominerale che ha proprietà benefiche come ad esempio quello di riuscire a fare abbassare la pressione.
Il progetto, è entrato nel merito il sindaco, prevede la riqualificazione di uno chalet comunale che si trova in montagna per trasformarlo in un museo delle acque oligominerali con dei percorsi che attraverseranno anche le fonti di cui è ricco il territorio. L’idea è quella di apporre su ogni fontana le caratteristiche organolettiche chimiche delle varie acque perché nei dintorni di Polia ne sgorgano di tanti tipi e ognuna con una proprietà diversa.
«Su 110 progetti finanziati a priorità alta su tutta la Calabria – ha chiosato Alessandro – 14 ricadono nella provincia di Vibo Valentia. Il nostro progetto si integra anche con i progetti di altri 5 comuni che rientrano nel bacino del lago Angitola. Alcuni sono stati finanziati attraverso i fondi per il recupero dei borghi che sono stati presentati in passato, come per esempio il Museo della civiltà contadina a Monterosso Calabro, e quindi stiamo facendo un discorso integrato di sviluppo del territori anche con gli altri sindaci».
Alessandro, in tal senso, ha sottolineato come «non ci sia possibilità soprattutto per i piccoli paesi di andare da soli… è una logica sbagliata». «È importante integrarsi con gli altri – ha precisato ancora il sindaco – quindi abbiamo deciso di integrare “Svelare bellezza” anche con i progetti già finanziati e penso che questo sia stato premiato».
Proprio sulle difficoltà di progettazione, il sindaco di Polia ha messo a nudo le difficoltà che trovano i piccoli Comuni anche in ragione delle opportunità aperte dal Pnrr.

Le difficoltà nei piccoli comuni

«Con l’ufficio tecnico comunale – ha ammesso Alessandro – non è stato facile. Abbiamo lavorato insieme, con tutta l’amministrazione, per cercare anche l’amico architetto che potesse darci una mano. Perché purtroppo bisogna arrangiarsi. Sfruttare le risorse del Pnrr è anche un problema per i piccoli Comuni – ha commentato ancora il sindaco – perché mancano le risorse umane e finanziarie per progettare. Fare questi progetti non è facile, penso che andrebbero stanziate delle risorse ulteriori, soprattutto sui piccoli comuni che hanno questo tipo di difficoltà, e così cercare di aiutare nell’affidamento di incarichi per fare progettazioni serie. Anche perché poi si rischia di non fare progettazioni serie e qualificate se non si hanno le risorse adeguate».
Si è discusso anche di dissesto idrogeologico nella seconda parte di “20.20”. «L’evento più tragico – ha ricordato il sindaco – si è verificato il 4 e 5 ottobre del 2018 quando c’è stata un’alluvione che ha creato danni rilevanti a strade e case, ma fortunatamente non alle persone. Abbiamo in itinere degli ulteriori interventi rispetto a quelli già fatti in passato dei quali alcuni sono iniziati e altri sono in fase di attuazione. Ma non bastano perché c’è bisogno soprattutto di regimentazione delle acque vista la presenza di diversi torrenti d’acqua, così com’è di vitale importanze la pulizia di fossi e canali di scolo. Occorre aiutare gli enti locali su questo fronte perché le risorse a disposizione non bastano».
Il sindaco ha anche reso noto di stare pensando a un riutilizzo diverso del lago Angitola. «Stiamo ragionando anche con gli altri comuni – ha detto nel merito Alessandro – anche perché ci sono delle risorse da sfruttare per trasformarlo in un’attività remunerativa a livello produttivo con lo sfruttamento dell’energia elettrica».

Lo spopolamento

La vera sfida dell’amministrazione Alessandro è quella di creare attività economiche in modo da contrastare lo spopolamento. «In estate superiamo le 3-4.000 persone – ha detto il sindaco – stiamo cercando di studiare lo spopolamento. Vogliamo mettere in moto dei progetti anche economici in modo da risultare una risorsa soprattutto per i giovani per non farli andare via. Purtroppo, dagli anni 90 ad oggi, Polia ha subito un vero e proprio depauperamento di capitale umano».
Tematica, quella dell’occupazione giovanile, che si incrocia con quella dei tirocinanti della Regione e su cui Alessandro chiede di intervenire. «Hanno fatto la cassa integrazione – spiega – ora hanno questi tirocini di inclusione sociale per i quali praticamente la Regione dà loro un rimborso spese senza avere dei contratti di regolare lavoro. È un bacino molto ampio di persone in tutta la Calabria. Nei Comuni dove lavorano, al pari del mio, i tirocinanti costituiscono risorse importanti».

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