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Delitto Belsito a Pizzo, tre condanne e un’assoluzione

Trent’anni per Nicola Bonavota e Francesco Fortuna. Otto anni al collaboratore Mantella che ha raccontato le varie fasi del delitto

Pubblicato il: 20/07/2022 – 15:20
Delitto Belsito a Pizzo, tre condanne e un’assoluzione

CATANZARO Il gup di Catanzaro ha condannato tre persone nell’ambito del processo, con rito abbreviato, per l’omicidio di Domenico Belsito, avvenuto nel 2004 a Pizzo. Sono stati condannati a 30 anni per Nicola Bonavota e Francesco Fortuna. Otto anni per il collaboratore di giustizia Andrea Mantella; assolto Pasquale Bonavota. Belsito venne ferito a colpi di arma da fuoco mentre si trovava in un noto bar di Pizzo e morì due settimane dopo nell’Ospedale di Vibo Valentia. A sparare – secondo l’accusa – fu Francesco Scrugli, ucciso a Vibo nel 2012. Un omicidio che per la Dda di Catanzaro sarebbe maturato per dinamiche interne ai clan, impegnati in una lotta interna alla famiglia di ‘ndrangheta dei Bonavota di Sant’Onofrio per meglio definire la spartizione dei territori di competenza. A processo con rito ordinario, invece, c’è Salvatore Mantella, ritenuto mandante dell’omicidio e cugino del collaboratore di giustizia che avrebbe partecipato materialmente al delitto. A reggere l’accusa, in giudizio, il pm Andrea Mancuso che aveva invocato l’ergastolo per Fortuna e i due Bonavota e 7 anni e 2 mesi per Mantella.
Il lavoro investigativo, ricostruito dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, nonostante il lungo arco di tempo trascorso dall’efferato evento, che scosse all’epoca la tranquilla cittadina napitina, ha individuato nei vertici della Locale Sant’Onofrio i mandanti e negli elementi dell’emergente gruppo criminale di Andrea Mantella (oggi collaboratore di giustizia) gli esecutori materiali del brutale omicidio, maturato nell’ambito di logiche di scambio, finalizzate a sancire l’alleanza tra i due sodalizi ‘ndranghetistici. Non solo. All’origine del delitto vi sarebbero questioni passionali.
La sentenza di morte era stata eseguita perché il Belsito, appartenente alla locale di Sant’Onofrio e già sposato, avrebbe intrattenuto una relazione extraconiugale con la sorella di un altro affiliato. (ale. tru.)

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