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«Il neomelodico nipote di un boss mafioso alla festa per i 18 anni del giovane Nirta»

Niko Pandetta per il party: il dettaglio emerge dall’inchiesta per narcotraffico della Procura di Messina. I soci siciliani e il boss di San Luca: «Suo padre è quello della strage di Duisburg»

Pubblicato il: 23/07/2022 – 6:58
di Pablo Petrasso
«Il neomelodico nipote di un boss mafioso alla festa per i 18 anni del giovane Nirta»

REGGIO CALABRIA È dalle dichiarazioni di un pentito messinesse, Giovanni Bonanno (detto Gianfranco) che parte l’inchiesta sul patto tra clan siciliani e della Locride per il traffico di cocaina e marijuana tra Calabria e Sicilia. Non il primo caso di un accordo tra opposte sponde dello Stretto: i traffici sono consolidati. Così come i viaggi di capi, corrieri e “messaggeri”. Proprio durante una di queste visite, il 25 aprile 2021, Giuseppe Mazzeo – uno dei capi del sodalizio messinese – e sua moglie Maria Minutoli, a bordo di una Panda, vengono “agganciati” dagli inquirenti «in diversi comuni della provincia di Reggio Calabria». I due usano poco il telefono e, parlando con amici e parenti, preferiscono «non fornire notizie» sui propri spostamenti. Nella Locride Mazzeo torna il 30 aprile, «questa volta senza moglie e senza cognata, a bordo di una Renault adibita a taxi, che risulta intestata a Graziano Castorino», anche lui considerato tra i vertici della gang.

L’individuazione di Nirta dalle intercettazioni

Il motivo di quei viaggi, per gli inquirenti, si trova a San Luca, dove vive il presunto fornitore dei siciliani: Paolo Nirta. Nirta, al vertice di uno dei casati storici della ‘ndrangheta, è ben più accorto dei suoi presunti soci, con i quali «ha solo scambiato dei messaggi, utilizzando una scheda intestata a soggetto straniero». I viaggi a San Luca «per gli approvvigionamenti», secondo quanto riporta il gip nell’ordinanza di custodia cautelare, si impongono più per una questione tecnica che per rendere omaggio al curriculum criminale del fornitore. Nirta, infatti, all’epoca si trova agli arresti domiciliari. Sono i dialoghi tra i siciliani a permettere l’individuazione del boss. «Per indicare l’interlocutore – scrive ancora il giudice per le indagini preliminari – si fa riferimento a un’udienza che lo stesso aveva a Reggio Calabria il 22 (“il 22 è a Reggio… io devo andare a trovarlo”) e, a riscontro, veniva accertato che il 22 luglio 2021 Nirta doveva sostenere un colloquio a Reggio». 

«Suo padre è quello della strage. Non esce più, fine pena mai»

Altra conversazione: «In una conversazione captata in ambientale il 21 luglio 2021 Mazzeo (…) diceva all’interlocutore che il fornitore calabrese non sarebbe potuto venire a Messina perché aveva il suocero ricoverato. E, a riscontro, è stato accertato che il suocero di Paolo Nirta alla data della conversazione era ricoverato presso l’ospedale di Locri (dal 14 al 26 luglio 2021)». 
Il 10 giugno dello stesso anno, Castorino e Maurizio Savoca, altro membro di vertice del gruppo, mettono in fila una serie di osservazioni che sembrano «univocamente attribuibili a Nirta e ai suoi stretti familiari», al punto da «rendere certa l’identificazione di Paolo Nirta come il fornitore calabrese del gruppo». 
È Mazzeo, ad esempio, a dire che «il soggetto calabrese aveva il padre condannato per strage, che non uscirà più dal carcere (“suo padre è quello là della strage, capito? non esce più, fine pena mai”), ha 80 anni e anche il fratello non tornerà più». A riscontro, segnalano gli investigatori, «è stato accertato che il padre di Paolo Nirta (Giuseppe Nirta) è nato nel 1940 e ha 8l anni e sia il padre che due dei fratelli di Paolo Nirta (Sebastiano e Francesco) sono stati condannati all’ergastolo per avere partecipato alla strage di Duisburg, verificatasi il l5 agosto 2007, durante la faida Nirta-Strangio contro i Pelle-Vottari di San Luca, in risposta alla strage di Natale del 2006 (nella quale era stata uccisa Maria Strangio)».

«Per il diciottesimo ha voluto a Niko Pandetta»

Altro aspetto che rafforza le convinzioni dell’accusa e pare confermare la conoscenza diretta da parte dei messinesi è il riferimento a una festa del fratello più piccolo di Nirta che, dice sempre Mazzeo, «ha voluto a Niko Pandetta».  «Tu pensa che il più piccolino, che ha fatto l8 anni, ha voluto a Niko Pandetta», dice. E il riscontro viene evidenziato nell’ordinanza: uno dei nipoti di Nirta, «per il diciottesimo anno di età, nel 2021, ha avuto il cantante neomelodico Niko Pandetta», trapper nipote di un boss catanese, già finito al centro di polemiche legate al contenuto dei suoi testi. Uno era proprio dedicato a zio Turi Cappello: «Zio Turi io ti ringrazio ancora per tutto quello che fai per me, sei stato tu la scuola di vita che mi ha insegnato a vivere con onore, per colpa di questi pentiti sei chiuso là dentro al 41 bis». La presunta presenza al diciottesimo di un giovane di casa Nirta – nonostante l’abiura pronunciata da Pandetta proprio a fine 2021 («ero un’altra persona, non rifarei la canzone per mio zio, il testo che gli ho dedicato era troppo pesante») – non appare fuori contesto. Certo è che per la Procura di Messina questo tassello aiuta a comporre il quadro dei rapporti tra i due gruppi che si occupano di narcotraffico.
Nirta, secondo i magistrati, si serviva di un’articolata rete di corrieri, tutti residenti nella provincia di Vibo Valentia alcuni dei quali incensurati, che si occupavano della consegna della droga “a domicilio” fino a Messina. Particolarmente ingegnose erano le modalità di trasporto della cocaina dalla Calabria a Messina. Per sfuggire a eventuali controlli, in particolare nell’area degli imbarcaderi dei traghetti, gli indagati utilizzavano auto modificate in alcune parti della carrozzeria con doppi fondi in cui nascondere la droga. I calabresi, inoltre, avevano dato ai complici messinesi telefoni riservati. Prima del patto per criptare le conversazioni, però, i dialoghi intercettati avrebbero permesso di individuare San Luca come base dei traffici. (p.petrasso@corrierecal.it

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