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«Uomini delle forze dell’ordine sul libro paga» dell’imprenditore legato al clan Araniti

Le dichiarazioni dei pentiti evidenziano il ruolo di Antonino Mordà. «Aveva una “carica” di ‘ndrangheta». I rapporti con la cosca Condello ricostruiti grazie a un contratto d’affitto

Pubblicato il: 02/08/2022 – 7:44
di Pablo Petrasso
«Uomini delle forze dell’ordine sul libro paga» dell’imprenditore legato al clan Araniti

REGGIO CALABRIA La vicinanza tra Antonino “Ninello” Mordà e la ‘ndrangheta è, per i magistrati della Dda di Reggio Calabria, una delle architravi dell’inchiesta Planning. L’imprenditore, già coinvolto nell’operazione Martingala, sarebbe una sorta di punto di riferimento per più clan reggini. Tra i rapporti vi sarebbe anche quello con la cosca Condello. Gli investigatori si propongono di ricostruire questi legami utilizzando alcuni passaggi che metterebbero in connessione le proprietà di Mordà con alcune attività legate a uno degli uomini della storica ‘ndrina reggina.

L’ufficio della Gold Service srls e il legame con il clan Condello

In cerca di riscontri, gli uomini della polizia giudiziaria, riescono a individuare l’ufficio in cui Demetrio Condello, «appartenente all’omonima cosca», svolgeva le proprie attività. Lo trovano in uno degli immobili «originariamente di proprietà della Mordà Elettronica srl e successivamente venduti in modo fittizio» a una 52enne reggina «in frequenti rapporti con Nino Mordà». In effetti, il 17 marzo 2014, la Mordà Elettronica srl, vende gli immobili alla donna che, circa un anno e mezzo dopo, con una scrittura privata lo concede nuovamente a Mordà al canone annuo di 3.600 euro. Accade il 28 settembre 2019; tre giorni dopo, Mordà «cede l’unità immobiliare presa in affitto alla Gold Service srls, società che si occupa di assicurazioni auto, passaggi di proprietà, finanziamenti – al canone annuo di Euro 4.200,00 da corrispondersi in 12 rate mensili da 350 euro». Sono gli accertamenti successivi su questa società ad aprire un nuovo fronte investigativo. La Gold Service, infatti «è partecipata, in egual misura, dai fratelli Francesco e Demetrio Condello, quest’ultimo appartenente all’omonima cosca e partecipe del gruppo criminale che, secondo le rivelazioni del collaboratore Mario Chindemi, stava acquisendo il controllo dei territori di Gallico in contrasto con i Callea e con l’appoggio delle cosche Araniti e Condello, di cui erano rispettiva espressione Antonino Mordà e lo stesso Demetrio Condello». 

Gli interessi in comune tra Gangemi, Condello e Mordà

Questo ufficio appare nelle dichiarazioni del pentito Chindemi, riportate nel provvedimento di sequestro della Lucente srl, «società che era di fatto riconducibile a un altro imprenditore, Sergio Gangemi» (qui vi abbiamo parlato dei presunti legami tra la sua famiglia e il gotha della ‘ndrangheta reggina), e sarebbe stata utilizzata «da Condello per la vendita di autovetture, nonostante fosse formalmente intestata a terze persone». Il pentito, «nel descrivere l’attività di compravendita di autovetture svolta da Demetrio Condello, asserisce di essersi recato presso l’ufficio di quest’ultimo sito in Reggio Calabria, frazione Gallico, in via Quarnaro nei pressi del bar Gardenia. Il collaboratore aggiungeva che Condello aveva interessi economici sia nel campo delle assicurazioni (attività esercitata proprio dalla Golden Service srls) che in quello della vendita di auto». L’area è esattamente quella in cui si trova l’immobile venduto (e poi riaffittato) da Mordà. 
Per gli investigatori si tratta di «evidenze» che testimonierebbero «le cointeressenze economiche e imprenditoriali che di fatto legano, attraverso la citata società, Sergio Gangemi, Demetrio Condello e Antonino Mordà, tutti imprenditori espressione a vario titolo di cosche egemoni nella zona nord del Comune di Reggio Calabria».

La «posizione di vertice nel clan» e le “talpe” nelle forze dell’ordine

Per il collaboratore di giustizia De Carlo, Mordà «si era avvicinato parecchio ai Condello, soprattutto a Demetrio: erano sempre assieme, so che salivano a Milano assieme e tra l’altro gli aveva dato pure la macchina lui». Per Chindemi, invece, «Ninello Mordà era con noi a Sambatello affiliato. Poi lui… omissis… Araniti, sì. Pure lui era vicino molto ai Condello tramite Demetrio Condello». Rapporti, questi, che troverebbero conferma nei messaggi scambianti tra Mordà e Condello, «dai quali emerge l’assidua frequentazione nonché il rapporto d’amicizia che intercorreva tra i due». Mordà avrebbe avuto una «posizione di vertice» nei clan. Fatto, questo, che «traspare anche dalle rivelazioni di Chindemi quando riferisce in mento alle relazioni privilegiate con esponenti delle forze dell’ordine sulle quali poteva contare la loro organizzazione». Il pentito «riferisce, infatti, che detti rapporti» sarebbero stati «intrattenuti direttamente da Mordà». 
«Adesso anche qui avevate rapporti con qualcuno delle forze dell’ordine che vi passava notizie, vi davano aiuto quando era necessario», chiede il pm Walter Ignazitto. «Allora, noi come famiglia no però sapevamo chi c’era che ce l’aveva», risponde Chindemi. Che, dopo qualche titubanza, dice: «Ce l’aveva Nino Mordà… ma no uno o due, sul libro paga gli dava». Chi fossero gli uomini che passavano notizie alla cosca Chindemi non lo ricorda («non lo so davvero, voglio dire, perché se li teneva stretti»).  
Un altro pentito, Maurizio De Carlo, ricorda invece che Mordà sarebbe stato «persona da sempre vicina agli Araniti alla quale era stata assegnata una “carica” di ‘ndrangheta nella zona compresa tra Sambatello e Gallico, in rapporti con Demetrio Condello, esponente dell’omonima cosca». (p.petrasso@corrierecal.it)

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