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Parità di genere, capilista e “catapultati”, i conti che (ancora) non tornano nel Pd calabrese

Nel partito è lotta dura interna e contro le ipoteche romane. Il caso Stumpo e le “spine” per Irto e Guccione. La sfida tra donne e il rischio di candidature extra territoriali. Per Calenda si prof…

Pubblicato il: 05/08/2022 – 12:50
Parità di genere, capilista e “catapultati”, i conti che (ancora) non tornano nel Pd calabrese

CATANZARO Non prima di martedì e mercoledì. Dal Nazareno e dai vertici regionali arriva questa indicazione: per la chiusura del “nodo” delle candidature alle Politiche del 25 settembre ci vorranno ancora diversi giorni, se ne parlerebbe comunque nella prossima settimana, e se tutto va bene. Perché al momento in casa democrat, con riferimento alla Calabria, non tutto sta andando bene, anzi è lotta anche piuttosto dura: il rischio, concretissimo, di una sconfitta elettorale, oltre alla drastica riduzione degli spazi per il taglio del numero dei parlamentari, preoccupa e parecchio, in più dinamiche tutte interne al partito e logiche nazionali – il correntismo e la colonizzazione che produce “catapultati” slegati dai territori – complicano ancora di più il quadro e creano nervosismo e tensione al momento ingovernabili. I conti, insomma, nel Pd ancora non tornano.

I “nodi” gordiani sul tavolo dei dem

Sul tavolo, a creare i maggiori problemi non è soltanto il tema delle alleanze, che pure pesa seriamente, ma il combinato disposto di più fattori. C’è la questione dell’alternanza uomo-donna nell’assegnazione del posto di capolista – l’unico in realtà davvero appetibile – nei listini proporzionali di Camera e Senato. C’è l’intesa nazionale tra il Pd e Articolo 1 che potrebbe far dirottare in Calabria, al primo posto in un plurinominale, il deputato uscente di Mdp Nico Stumpo, crotonese, e questa prospettiva in un colpo solo sta facendo vacillare certezze e ambizioni, perché l’altro primo posto andrà a una donna e allora big candidabili come il segretario regionale Nicola Irto o Carlo Guccione, fedelissimo del ministro Andrea Orlando e del vicesegretario del Nazareno Giuseppe Provenzano, rischiano di slittare pericolosamente indietro e di vedere drasticamente ridotte le loro chance. Possibile in questo caso un ripiego nei collegi uninominali ma ovviamente è un’ipotesi che nel Pd non piace a nessuno, perché, per quanto ritenuti “contendibili” i collegi in Calabria, l’orizzonte da tanti balenato è un centrodestra (quasi) asso pigliatutto. Poi, c’è la questione degli uscenti, i deputati Enza Bruno Bossio e Antonio Viscomi, ancora dati in bilico: la Bruno Bossio perché anzitutto sarebbe al terzo mandato e poi perché, per quanto “spalleggiata” dal territorio di riferimento, a Roma vanta meno “coperture” rispetto a Viscomi, legatissimo alla capogruppo dem della Camera Debora Serracchiani ma a sua volta poco “spalleggiato” dal territorio.

L’idiosincrasia ai “paracadutati”

In questo contesto, c’è un Pd in evidente tumulto, con la base e non solo quella che sta lanciando a cadenza quotidiana appelli accorati affinché i vertici del partito rispettino la Calabria e diano rappresentanza e voce alle province, non utilizzando (come al solito) la Calabria per paracadutare candidati di altre regioni. Le dinamiche del Nazareno però inducono a ritenere più probabile quest’ultimo scenario, se è vero a esempio che in due collegi alla Camera potrebbero finire due innesti, peraltro originari della Calabria, come il docente della Sapienza Gianluca Passarelli, sponsorizzato dallo stesso Letta, nel collegio tirrenico cosentino della Camera, ed Eugenio Marino, sponsorizzato da Giuseppe Provenzano, nel collegio Crotone-Sibaritide. Il tema delle donne, poi, altro cruccio e altro groviglio ancora inestricabile: nelle ultime ore dai corridoi romani è filtrata la voce di una calata dall’alto in Calabria della deputata dem e scrittrice Cecilia D’Elia e soprattutto dell’ex leader della Cgil Susanna Camusso, voce che giustamente per tanti dem calabri va presa con tutte le pinze possibili e immaginabili, ma intanto gira ed è indicativa del clima di confusione che si respira in casa dem. E ancora viene data sempre per plausibile e credibile la “pista” della portavoce nazionale delle Sardine, la catanzarese Jasmine Cristallo, che avrebbe un filo diretto molto forte con Provenzano. Quotazioni importanti vengono poi assegnate alla presidente regionale del Pd Giusi Iemma, fresca di nomina quale vicesindaco di Catanzaro (potrebbe essere lei la candidata al collegio Catanzaro-Lamezia Terme alla Camera), e a Maria Locanto, già candidata alla segreteria provinciale del Pd di Cosenza e considerata molto vicina a uno dei big del Nazareno, Francesco Boccia. Poi, i consiglieri regionali: per regolamento non possono essere candidati salvo che non ottengano una deroga dal livello nazionale, deroga che viene ritenuta al momento se non sicura quantomeno probabilissima solo per Irto ma in quanto segretario regionale.

Il puzzle delle alleanze e le ricadute sul territorio

In generale, in Calabria, in queste ore si guarda a Roma e dintorni con molta apprensione e con altrettanto scetticismo, e si guarda anche a come maturano le alleanze dei dem. In tanti nel partito calabrese già storcono il naso contro la possibilità di un accordo con Impegno Civico di Di Maio, che potrebbe avere qualche ricaduta sul territorio, mentre un’intesa con Verdi e Sinistra Italiana non è percepita come particolarmente impattante. Così come sembra sia di fatto già stato metabolizzato l’abbraccio con Carlo Calenda di Azione: l’ex ministro ancora – si dice da fonti accreditate – non avrebbe formulato ufficialmente una richiesta di collegi al Pd ma in tanti ritengono che per la Calabria possa orientarsi per l’uninominale reggino alla Camera, nel quale potrebbe piazzare il sindaco ff della Città Metropolitana di Reggio Carmelo Versace. (a. c.)

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