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Moscato il braccio armato dei Piscopisani: gli spari alla Bartolini e il messaggio per i “forestieri”

Nelle motivazioni del processo “Rimpiazzo”, gli episodi ricostruiti dal collaboratore di giustizia. L’ascesa del clan e i favori a Scrugli e Fiorillo

Pubblicato il: 15/08/2022 – 7:05
di Giorgio Curcio
Moscato il braccio armato dei Piscopisani: gli spari alla Bartolini e il messaggio per i “forestieri”

VIBO VALENTIA «Verso la porta grande, dove c’erano i camion e mi sono messo a sparare, però mi ricordo che c’era qualcuno che lavorava». Un episodio ricostruito in sede di dibattimento e finito tra le motivazioni della sentenza del processo “Rimpiazzo” con i clan dei Piscopisani. A parlare è il super-pentito Raffaele Moscato, collaboratore di giustizia dal marzo del 2015 e che, interrogato dal pm, illustra la tentata estorsione consumata ai danni dell’azienda Bartolini a Pizzo, nel Vibonese. Quello di Moscato era a tutti gli effetti una sorta di “favore” chiesto dal defunto Francesco Scrugli. Il gruppo Barbieri, infatti, e Peppone Accorinti, «si erano avvicinati alla Bartolini per chiedere l’estorsione, ma in realtà la competenza del territorio non appartenevano a Peppone» ma al gruppo criminale Mantella-Scrugli e quindi «mi è stato chiesto il favore se potevo andare a sparare alla Bartolini», scrive il giudice nelle pagine delle motivazioni.

Il pentito Raffaele Moscato

L’estorsione alla Bartolini

Durante la sua deposizione, Moscato aveva raccontato poi di aver rubato una Frod T-Max con la quale si era recato alla Bartolini di Pizzo, nel 2011, «proprio vicino al Campo di Aviazione di Vibo Valentia». Il pentito, così come riportato nelle motivazioni della sentenza, «ricorda di aver utilizzato una pistola 7 e 65 e di aver sparato più di due colpi» sebbene affermi di non ricordare con precisione «quanti colpi fossero». Arma peraltro «utilizzata per quell’evento che era stata utilizzata anche per altre occasioni, tra cui per colpire l’escavatore a Vibo Marina». Ricostruzione poi confermata da altri testi ascoltati in aula, tra cui la guardia giurata che, la mattina del 13 settembre 2011, si trovava sul posto in servizio. Un chiaro atto «diretto a costringere la vittima» ad assecondare le richieste estorsive «provenienti dalla consorteria criminale operante sul territorio».

Gli spari all’escavatore e la birra offerta

Proprio come accaduto in un’altra circostanza riportata nelle motivazioni della sentenza, quella cioè che riguarda la tentata estorsione ai danni della società “Caglioti Costruzioni s.r.l.”. Evento che Moscato ricostruisce con semplicità, fornendo diversi dettagli di un episodio avvenuto in una «bella giornata dell’estate 2011» spiega ai pm, complice anche il fatto che a Piscopio nessuno era in grado di riconoscerlo. «Mi hanno chiamato, che io ero a Vibo Marina, mi ha chiamato Rosario Fiorillo. Franco La Bella è andato a prendermi una 38, perché c’erano certe persone che stavano facendo dei lavori sulla strada di Piscopio, esattamente dove c’è la macelleria, strada che porta in una discesa al bar di Piscopio, e stavano facendo dei lavori che non volevano pagare». «E mi ricordo – ha dichiarato Moscato – che c’era una signora anziana pure là vicino seduta, che era la nonna di Benito La Bella che mi dice: “Vai là e gli spari direttamente all’escavatore e fai scendere a lui perché questi non vogliono pagare”». «Allora sono andato là – racconta – e questo qua non voleva scendere dall’escavatore, ho incominciato a sparare e quello là poi è sceso e se n’è scappato».

Il “messaggio” per i forestieri

Il messaggio inviato dagli esponenti delle famiglie locali era chiaro e diretto agli imprenditori “forestieri” che, secondo Moscato, avrebbero dovuto capire chi comandava quando Rosario Battaglia aveva offerto ai lavoratori una birra. «Il senso – spiega Moscato – che tutti i danni che stanno arrivando se voglio io li faccio fermare subito, sennò in un paese dove ci sono i forestieri che vanno a lavorare ed uno gli spara agli escavatori, gli incendia le autovetture, chi è che si permette e dice “vieni che ti offro una birra”, di qua e di là?» «Tutti hanno paura, no? Chi è che lo fa significa che lo può fare e può dare tranquillità». (redazione@corrierecal.it)

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