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‘ndrangheta a Lamezia

Processo alle cosche imprenditrici, due condanne e quattro assoluzioni – NOMI

Pena comminata a Vincenzo Bonaddio e a Vasyl Koval. Assolto Franco Perri, accusato di associazione mafiosa e tentate lesioni

Pubblicato il: 06/10/2022 – 22:20
di Alessia Truzzolillo
Processo alle cosche imprenditrici, due condanne e quattro assoluzioni – NOMI

LAMEZIA TERME Due condanne  e quattro assoluzioni. È questo il bilancio della sentenza emessa dal Tribunale di Lamezia Terme – Angela Silvestri presidente, Adele Foresta e Luana Loscanna a latere – nei confronti degli imputati implicati nel processo, con rito ordinario, nato dall’inchiesta Andromeda, istruito nel 2015 dalla Dda di Catanzaro contro la consorteria lametina Iannazzo-Cannizzaro-Daponte. 
Il Tribunale ha condannato Vincenzo Bonaddio, 9 anni di reclusione e 7.500 euro di multa; Vasyl Koval, 4 anni di reclusione e 11mila euro di multa.
Bonaddio e Koval sono condannati a risarcire le parti civili: Associazione Antiracket e Comune di Lamezia Terme (10mila euro per ciascuna parte civile).
Assolto per non avere commesso il fatto l’imprenditore Francesco Perri accusato di associazione per delinquere di tipo mafioso e tentate lesioni volontarie. Assolti anche Rocco Tavella, Mariantonia Santoro, e Nadia Jannate.
Il Tribunale dichiara, inoltre, di non doversi procedere nei confronti di Domenico Cannizzaro per incapacità processuale irreversibile dell’imputato.
L’imprenditore Perri viene considerato dall’accusa partecipe dell’associazione «in qualità di imprenditore di riferimento della cosca Iannazzo; con consapevolezza di scopo e di vincoli, con funzione di gestione delle attività a lui riconducibili e messe a disposizione della cosca stessa in particolare per l’aggiudicazione di forniture e/o assunzioni dei soggetti indicati dalla cosca Iannazzo, potendosi avvalere della cosca medesima per eliminare eventuali concorrenti nell’ambito commerciale o punire anche familiari, rei di minare con il loro comportamento l’immenso patrimonio economico dell’imprenditore (secondo l’accusa Perri avrebbe tentato di fare gambizzare, con l’aiuto della cosca, il fratello Marcello, reo di dilapidare il patrimonio familiare, ndr), ovvero ancora per il rinvenimento della bara del padre Antonio Perri (avvenuto nella metà di aprile 2008), sottratta anni prima, verosimilmente da esponenti della cosca Torcasio-Gualtieri-Cerra». (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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