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«Porto la Serie A negli Usa». La storia di Charlie Stillitano, manager originario di Gioia Tauro

È uno del padri della Mls, così come uno degli organizzatori di “Usa ’94”. Per il 62enne di origini calabresi ora un’altra sfida

Pubblicato il: 13/10/2022 – 16:58
di Giorgio Curcio
«Porto la Serie A negli Usa». La storia di Charlie Stillitano, manager originario di Gioia Tauro

LAMEZIA TERME Un italoamericano di origini calabresi, e una carriera ultradecennale nel mondo del calcio “made in Usa” ma non in secondo piano, tutt’altro. Charlie Stillitano è un 62enne nato negli Stati Uniti da una famiglia però originaria di Gioia Tauro. Ed a lui che si deve in larga parte la nascita negli USA della Mls ovvero la lega di calcio professionistica che, proprio negli ultimi anni, sta registrando numeri e popolarità in fortissima crescita.  

Le origini calabresi

A ricostruire la storia di Stillitano è il Corriere della Sera in un articolo di Massimo Gaggi, un racconto che affonda le mani tra le radici della storia dell’italoamericano e della sua famiglia. Il padre, infatti, arrivato dalla Calabria, ha creato la Lega calcio degli immigrati del New Jersey, poi è diventato presidente della federazione degli arbitri dello Stato, trasmettendo la passione per il calcio (e la Juventus) al figlio Charlie che nella sua carriera scolastica è stato capitano della Pingry School, poi del team di calcio dell’Università di Princeton dove si laureò in legge.

L’ascesa dopo USA ’94

«Ma – spiega al Corriere della Sera – a quel tempo era tutto da costruire: il calcio professionistico nemmeno esisteva» e così comprese che le doti manageriali erano maggiori di quelle da calciatore. È stato lui, nel 1994, ad organizzare negli Usa gli eventi al “Giants Stadium” di New York durante il Mondiale di calcio. «Nel ’94 – spiega nell’intervista – gli americani non avevano idea di cosa fosse la Coppa del Mondo. Io fui chiamato per caso: il governatore del New Jersey, l’italoamericano James Florio, parlò a un evento in un ristorante portoghese facendo gli auguri a Portogallo e Italia che giocavano nello stesso girone. Poi concluse con una battuta: e adesso qualcuno mi dovrà spiegare cos’è questa World Cup. Un avvocato del mio studio che era presente gli disse che avrebbe dovuto chiedere a me: lo fece e da lì cominciò la mia avventura mundial».

I fallimenti e le polemiche con l’Uefa 

Ma, oltre ai successi oltreoceano, Stillitano ha incassato anche qualche sconfitta bruciante. Come il licenziamento dalla società che lui guidava, la “Relevant” o quello del 2006, dopo 4 anni alla guida dei “Metro Star”. E poi è stato protagonista, sua malgrado, di feroci polemiche. Come quella nata con il presidente della Uefa, Aleksander Ceferin, legata al progetto (per ora fallito) della creazione della “Superlega” e le battaglie legali di Real Madrid, Juventus e Barcellona. Alcuni – scrivono sul Corriere della Sera – sostengono addirittura che Charlie sia stato un ispiratore del progetto portato avanti soprattutto da Florentino Perez, e accusato di aver trasferito in Europa una versione della ICC (International Championship Cup) che si disputa da qualche anno negli Usa tra i team più forti e rappresentativi del calcio del vecchio continente. «Sì – spiega Charlie Stillitano al Corriere – è vero che volevo continuare a organizzare tornei con Real, Barca e Juve ma per me era come chiamare i “Tre Tenori”: Placido Domingo è di Madrid, Carreras di Barcellona, Pavarotti italiano. Puro spettacolo».  

I successi e la Serie A negli Usa

«L’America ha questo di bello: ogni battuta d’arresto è un’occasione per ripartire, migliorato dall’esperienza». E così è stato. La sua sfavillante carriera è ripartita alla grande, organizzando tornei internazionali di altissimo livello, diventando anche amico di alcune delle leggende del calcio come l’ex allenatore storico del Manchester United, Alex Ferguson, il campione del mondo Marcello Lippi, Jose Mourinho e Carlo Ancelotti che – racconta in un libro – deve a Stillitano l’incontro con Abramovich che gli aprì la strada del Chelsea. Nella sua carriera, spiega Charlie Stillitano al Corriere «sono stato aiutato dal mio essere americano ma anche italiano con una sensibilità europea e una buona conoscenza del mondo del calcio». La prossima sfida per il manager originario di Gioia Tauro è portare alla ribalta negli Usa la nostra Serie A. È lui l’ambasciatore del calcio italiano, deciso a crescere in termini d’immagine e di business in un grande mercato, quello statunitense, nel quale la Premier League inglese e la Liga spagnola sono molto più quotate. (redazione@corrierecal.it)

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