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il caso controverso

Lamezia, l’ombra della speculazione sull’ex Cantina sociale rivenduta al triplo. «C’era già un accordo» – VIDEO

Nuovi dettagli sono stati resi noti questa mattina da Piccioni, Masi e Panedigrano. Riflettori accesi anche dalla Dda. «Cosa dirà ora Mascaro?»

Pubblicato il: 19/10/2022 – 14:35
di Giorgio Curcio
Lamezia, l’ombra della speculazione sull’ex Cantina sociale rivenduta al triplo. «C’era già un accordo» – VIDEO

LAMEZIA TERME Prima l’acquisto all’asta, poi la rivendita ad un prezzo tre volte superiore. Quanto basta a far addensare nuove nubi sulla controversa operazione di vendita dell’ex Cantina sociale, già ridotta ad un cumulo di macerie, il cui polverone però è ancora ben visibile in città, con la possibilità che qualche detrito possa presto ricadere come un macigno.

L’ex Cantina sociale

Sorvolando il campo delle ipotesi e atterrando su quello delle certezze, però, emergono in queste ore nuovi ed inquietanti elementi, sciorinati questa mattina in una conferenza stampa alla presenza del consigliere comunale Rosario Piccioni, il segretario lametino del Pd, Gennaro Masi e Nicolino Panedigrano presidente di “Amo Lamezia”. Già perché tra i nuovi elementi accertati e portati ora alla ribalta c’è un passaggio significativo ovvero la rivendita dell’ex Cantina sociale – acquistata all’asta per poco più di 1,2 milioni di euro – ad un’azienda della grande distribuzione per 3,6 milioni di euro. Un passaggio di proprietà tra l’”A.C. 1939 srl” e l’azienda acquirente ritenuto tanto “sospetto” da indurre due consiglieri comunali, Rosario Piccioni e Aquila Villella, a presentare richiesta di accesso agli atti.

Piccioni: «Avevamo già fiutato la speculazione»

«Quello che è emerso è sconvolgente – sottolinea Rosario Piccioni ai microfoni del Corriere della Calabria – ma va a confermare quanto avevamo già denunciato in questi mesi. C’erano tutti i presupposti per fiutare una vera e propria speculazione su beni pubblici, e con un danno ingente per l’amministrazione comunale, che poi riguarda tutta la comunità lametina». «Il bene messo all’asta per 1,2 milioni di euro è stato rivenduto a 3,6 milioni di euro, quindi il triplo rispetto al prezzo iniziale, senza contare ovviamente ulteriori spese come le pratiche e le demolizioni».

I fatti

Nel corso del loro intervento, Piccioni, Masi e Panedigrano hanno riordinato i passaggi eseguiti in questi anni, fino alla demolizione dell’ex Cantina sociale, ricordando che il primo atto del sindaco Mascaro, tornato a fine febbraio del 2019 dopo la sentenza del Tar, riguardava proprio l’approvazione del piano delle alienazioni che includeva proprio l’ex Cantina Sociale, fissando il prezzo di 1,2 milioni attraverso una stima effettuata dal settore patrimonio del Comune. Valore però che non coincideva affatto con quello stimato dalla commissione d’accesso antimafia che chiariva gli errori di valutazione che teneva conto solo del valore del terreno e non delle potenzialità edificatorie, stimando il bene a 3,6 milioni di euro. Proprio il prezzo di rivendita.

«Accordo di rivendita stipulato all’origine»

Ma non è tutto. Secondo quanto emerso e reso noto questa mattina, a maggio del 2020 sarebbe stato sottoscritto un preliminare di vendita tra la “A.C. 1939 srl” e la società della grande distribuzione che si impegnava ad acquistare la proprietà a condizione di aver già ottenuto il permesso a costruire e il nulla osta del Suap. Condizioni che si materializzeranno nei mesi successivi, fino al permesso di costruire del 17 dicembre 2021 (il n. 70/2021) agitando il sospetto che, a quanto pare, la società avrebbe solo fatto da tramite prima della successiva rivendita.

La demolizione contestata

Una delle ipotesi che erano maturate in questi mesi è che si sarebbe proceduto ad abbattere la Cantina Sociale e avviare i lavori del nuovo edificio basandosi esclusivamente su una interpretazione di una norma applicata ad un progetto risalente all’aprile del 2020, abrogata a dicembre dello stesso anno e di un articolo di una legge regionale transitoria risalente addirittura al 2012 che, in buona sostanza, permetteva a tutti i soggetti titolari di progetti che alla entrata in vigore della legge di «poter presentare una istanza per chiederne il riesame, anche per i titolari di progetti già approvati ma non ancora ultimati, presentando comunque una istanza di variante». Il 29 ottobre 2021, quindi, i dirigenti del Comune avrebbero rilasciato il permesso per la demolizione basandosi su una “disciplina transitoria” mentre i costruttori non avrebbero neanche presentato una regolare istanza e neppure chiesto il riesame del progetto mentre il permesso di costruire concede proprio il cambio di destinazione d’uso da opificio industriale a locali in parte ad uso commerciale e in parte artigianale per il 100% del volume dell’edificio.

Rosario Piccioni
Rosario Piccioni – Consigliere comunale Lamezia Terme

«Cosa dirà adesso Mascaro?»

Altro elemento portato all’attenzione pubblica è che il progettista della mega opera di demolizione e ricostruzione – con parziale cambio di destinazione d’uso – è un consigliere comunale in quota Fratelli d’Italia, Pietro Gallo, eletto nel novembre del 2019 tra le fila dell’opposizione. Ma è ancora Gallo a ricoprire, dal 25 novembre 2021, il ruolo di vicepresidente della V Commissione, quella cioè dedicata a pianificazione, sviluppo e governo del territorio. Il dubbio, in questo caso, è connesso evidentemente al ruolo istituzionale e professionale di Gallo che si riflette sulla vendita di un bene della collettività lametina. Tutta la vicenda – come spiegato questa mattina in conferenza stampa – sarebbe ora all’attenzione della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Ma, sottolinea Piccioni, «al sindaco Mascaro che diceva pubblicamente che il Comune aveva fatto un grande affare a vendere la cantina per 1,2 milioni di euro, oggi rivolgiamo una domanda. Quei 2,4 milioni che oggi il Comune di Lamezia ha perso e che hanno perso tutti i cittadini lametini, che fine faranno? Chi si prende ora la responsabilità di questa perdita netta per le casse comunali? Qui non servono maghi o indovini, era facile intuire che quella era un’operazione che suscitava molte perplessità, anche in relazione alla cifra stimata dalla Commissione d’accesso». «Perché – spiega Piccioni – quando si ha a che fare con questioni tra privati nulla quaestio, ma quando in mezzo c’è la pubblica amministrazione e in questo caso il Comune di Lamezia Terme, non possiamo far finta di nulla».(redazione@corrierecal.it)

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