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Sette giorni di calabresi pensieri

Il coraggio di Jole. «Ha dimostrato che si può morire ma non si può smettere di vivere»

Un ricordo della governatrice a due anni dalla scomparsa. L’attacco di Spirlì ai vaccini. La telefonata di Mattarella alla vedova Falcomatà. ll meglio (e il peggio) dell’ultima settimana

Pubblicato il: 22/10/2022 – 10:39
di Paride Leporace
Il coraggio di Jole. «Ha dimostrato che si può morire ma non si può smettere di vivere»
Il post su Jole Santelli

A due anni della scomparsa di Jole Santelli, presidente della Regione Calabria, tra i ricordi istituzionali scritti per l’occasione fa storia a parte un post di Facebook comparso sulla pagina “Tutti insieme contro il cancro” diventato virale in cui si legge: «Perché la verità è che Jole Santelli ha preso la bomba che le stava per esplodere in faccia, l’ha appoggiata sul comodino tra chemioterapici e antiemetici, e si è impegnata per qualcosa di più importante e infinitamente più grande del suo bene di singolo essere umano: si è impegnata per il bene della sua comunità. E a me il solo pensiero del coraggio che ha tirato fuori per candidarsi a guidare la Regione Calabria, fa abbassare le piume e scattare il più sincero degli applausi. Perché ‘sta donna ha dimostrato che si può morire ma non si può smettere di vivere».
Considerate le parole espresse dal senatore Morra all’epoca della morte di Jole Santelli, a Maria Morra autrice del testo suggerito da Maria Corica un 9 convinto – ad entrambe – per slancio e passione riconoscente.

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Il post dell’ex governatore facente funzione Nino Spirlì

Alla morte di Jole Santelli, diventò presidente facente funzioni Nino Spirlì che mercoledì 19 in un post su Fb afferma che vaccino anticovid «era merda, e ci hanno costretto a mangiarla. Veleno venduto come ambrosia».
Chi gestì la pandemia in asse con Conte e il ministro Speranza afferma di essersi vaccinato tre volte per spirito di servizio e comunità. Oggi, e solo oggi, gravi problemi di salute addebitati ai vaccini. Il tutto evocando il Pasolini di Sodoma.
Da uomo delle istituzioni a guru no vax è un attimo. A Mago Spirlì 3, anche per usare Pier Paolo a casaccio. Il girone della merda del film “Salò” come denuncia aveva ben altro valore.

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Il quadrumviro Michele Bianchi

Il 28 ottobre saranno cento anni della Marcia su Roma. Ma la pubblicistica si è già scatenata da tempo con libri e articoli. Sul nostro Corriere della Calabria, Mario Campanella ha giustamente deciso di celebrare l’anniversario (non per tutti è una ricorrenza) analizzando la figura del quadrumviro Michele Bianchi, originario di Malito e nato a Belmonte, senza reticenze o apologie sulla storia di un fascista che ebbe un ruolo originale in una mezza farsa (ma Luciano Canfora sostiene altro) sfociata in una vittoria che apre alla tragedia. A Campanella 8 per l’impegno militante e la discussione affrontata senza paraocchi ideologici. L’occasione mi è propizia per invitare a leggere “Il fascismo in periferia” di Vittorio Cappelli (9 per documentazione, laicità e metodo), storico di sinistra, autore di un gagliardo ritratto di Michele Bianchi. Recuperare anche la visione dello stupendo quadro “La marcia su Roma” del futurista Giacomo Balla, di proprietà di Gianni Agnelli, ed esposto alle Scuderie del Quirinale nel 2000. Lo stile è molto realista. Michele Bianchi è ben riconoscibile.

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Mezzo secolo fa in data odierna a Reggio Calabria la manifestazione di 50.000 persone “Nord-Sud uniti nella lotta”, grande risposta della Sinistra e del sindacato alla Rivolta versione destra Boia chi molla. Una pietra miliare della storia italiana e calabrese, testimoniata dalla canzone scritta da Giovanna Marini (10 legittimo e dichiarato) “I treni per Reggio Calabria” nel racconto vibrante sulle bombe e le tensioni di quella giornata. Niente voto a Sbarra e Bombardieri segretari nazionali di Cisl e Uil, calabresi di origine, che hanno bucato l’anniversario. Invece 8 a Fabio Cuzzola e Filippo Nicosia che domani alle 19 al Teatro Metropolitano di Reggio Calabria tengono il reading teatrale “Dal nero al rosso-Una storia sindacale e antifascista”.

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Italo Falcomatà e sua moglie Rosa

«Pronto, buongiorno le passo il presidente». La professoressa Rosa Falcomatà, vedova di Italo mai dimenticato sindaco di Reggio Calabria, non poteva credere alle sue orecchie nel sentire la voce del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ringraziare per essere stato invitato a partecipare alla serata finale del “Premio la matita rossoblù” ma di essere impossibilitato a partecipare per le vicende legate alla formazione del nuovo governo. 10 a Mattarella per sensibilità e cortesia, 8 a Rosa Falcomatà per animare un premio giornalistico nazionale che tiene viva la memoria di Italo.

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