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l’intervista

De Magistris è “Fuori dal Sistema”. «Una comunità mortificata dalle inchieste deve farsi sentire» – VIDEO

L’ex magistrato all’Unical per una lezione sulla democrazia inquinata dal potere massomafioso. «Non basta essere vicini ai magistrati coraggiosi»

Pubblicato il: 15/11/2022 – 15:51
di Fabio Benincasa
De Magistris è “Fuori dal Sistema”. «Una comunità mortificata dalle inchieste deve farsi sentire» – VIDEO

ARCAVACATA «Nel libro descrivo come si può essere nelle istituzioni ma allo stesso tempo fuori dal sistema, da quel grumo sempre più ampio di persone che utilizzano le istituzioni, non per perseguire l’interesse pubblico e il bene comune, ma interessi privati». Lo dice Lugi De Magistris, ex pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro nell’aula consolidata 29B1 dell’Università della Calabria intitolata a Danilo Dolci nel corso di una lezione sulla democrazia inquinata dai poteri massomafiosi, tema oggetto del suo ultimo libro “Fuori dal sistema”, edito da Piemme. L’incontro, introdotto da Giancarlo Costabile, ricercatore e docente di Storia dell’Educazione alla democrazia e alla legalità del DiCes Unical, ha permesso a De Magistris di rivolgersi agli studenti e alle studentesse del Corso di Studio in Scienze dell’Educazione che partecipano al ciclo seminariale di Pedagogia della R-Esistenza.

«La democrazia inquinata»

«E’ capitato anche a me in Calabria di analizzare, da magistrato, interessi affaristici, lobbistici, mafiosi e criminali. Un sistema piduista, una di rete contatti tra persone e gruppi che fuori dalle istituzioni prendono le decisioni, poi entrano nelle istituzioni e con i ruoli che ricoprono le ratificano e quindi con la legalità formale svuotano la democrazia, la giustizia e i diritti». De Magistris poi si sofferma sulle recenti inchieste, da “Reset” coordinata dalla Dda di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri a quella portata a termine con il coordinamento della procura di Cosenza, guidata da Mario Spagnuolo. «Nulla di nuovo sotto al sole, le recenti inchieste disvelano quello già emerso nel corso di quelle che mi furono sottratte illegittimamente,”Why not” e “Poseidone“», dice De Magistris che poi aggiunge: «In entrambe avevamo ricostruito chiaramente come il denaro pubblico venisse drenato e concesso non come un diritto ma come una dazione che garantiva il potere». Un esempio? «Per ottenere un finanziamento pubblico si chiedeva di far lavorare determinate ditte, di assumere determinate persone per poi condizionare anche il voto e quindi ecco perché parlo di democrazia inquinata».

L’impegno della comunità sana

L’ex sindaco di Napoli e pm della Dda di Catanzaro, poi rivolge un appello alla comunità calabrese, quella sana e decisa a rompere lo status quo, l’equilibrio precario e drogato che governa la democrazia inquinata. «Non basta essere vicini ai magistrati coraggiosi, ma bisogna impegnarsi. Se non c’è un cambio di rotta forte attraverso la partecipazione dei cittadini in una ribellione culturale non cambierà nulla. Bisogna avere la consapevolezza che un altro mondo è possibile, un’altra Calabria è possibile, il “sistema” è forte perché conta su partecipazione», sostiene. A proposito di partecipazione attiva, dopo la recente inchiesta giudiziaria della procura di Cosenza che ha provocato un terremoto nella città di Rende, associazioni e sindacati hanno deciso di scendere in piazza e prendere parte ad una «rivoluzione mite». «Sono contento quando la Calabria si sveglia – dice De Magistris – tra i tanti motivi che mi legano a questa terra mi preme ricordare le 100mila firme raccolte nel 2007 quando l’allora Ministro della Giustizia voleva cacciarmi dalla Calabria, poi ci riuscirono. Ecco, quella pubblicazione non è servita a fermare il mio trasferimento, ma è servito a far calare il silenzio, l’oblio, la cancellazione dei fatti».
«Non si può stare sempre a guardare, bisogna schierarsi e se una comunità è mortificata dalle inchieste sempre più devastanti deve dimostrare che esiste un paese reale, un nucleo di persone diversa dalla sue élite», continua De Magistris che poi chiosa. «Aldilà dei processi che poi dovranno accertare alcuni fatti, ci sono episodi inequivocabili» e l’ex magistrato ne cita uno in particolare. «L’immagine, tra il giudice Petrini e il sindaco di Rende Marcello Manna. Ci sono immagini che non hanno bisogno di processi, il processo servirà a capire l’eventuale fatto o reato ma sono dei fatti che sono riprovevoli indipendentemente dal reato accertato». A tal proposito giova ricordare che l’avvocato e sindaco (ora sospeso) di Rende è imputato insieme al giudice (anch’egli sospeso) della Corte d’Appello di Catanzaro, Marco Petrini, con l’accusa di corruzione in atti giudiziari aggravata dal metodo mafioso per avere agevolato la cosca cosentina Lanzino-Patitucci. La difesa di Manna ha sempre negato qualsiasi responsabilità.

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