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l’intervista

La lunga guerra alle ‘ndrine e ai reati ambientali. Il procuratore Curcio: «Gli arresti non bastano, serve una rivoluzione culturale» – VIDEO

Lunga intervista con il capo della procura lametina. «Demandare tutto alla magistratura e alla polizia è un altro regalo alla ‘ndrangheta». Su Lamezia: «Abbiamo duramente colpito i clan». La depura…

Pubblicato il: 25/11/2022 – 6:58
di Giorgio Curcio
La lunga guerra alle ‘ndrine e ai reati ambientali. Il procuratore Curcio: «Gli arresti non bastano, serve una rivoluzione culturale» – VIDEO

LAMEZIA TERME «Se avessi potuto scegliere avrei fatto il sostituto della Dda a vita». Lo dice senza giri di parole il procuratore della Repubblica di Lamezia Terme, Salvatore Curcio, protagonista dell’intervista esclusiva rilasciata a L’altro Corriere Tv. Un dialogo serrato e incentrato su diversi temi legati a doppio filo alla lotta alla ‘ndrangheta calabrese, terreno su cui Curcio è a proprio agio, forte di una lunghissima esperienza maturata sul campo, da anni di attività investigativa. «Ho avvertito il cambiamento dalla funzione di sostituto a quella di procuratore – ci spiega subito – perché il dirigente dell’ufficio giudiziario svolge compiti e funzioni che un po’ si allontanano da quello che è lo stereotipo del magistrato inquirente e requirente, sei chiamato più ad organizzare e ad essere di supporto ai sostituti che essere personalmente impegnato nelle attività di indagine e dibattimentali».

Il sottile confine della criminalità organizzata

«A Lamezia – dice Curcio – sono comunque riuscito a ritagliarmi un ruolo legato ai fascicoli e quindi capita alcune volte di affiancare i colleghi in determinate attività o anche che vada in udienza». Il procuratore di Lamezia ricorda però quanto sia tuttora esiguo e sottilissimo il confine tra le vicende giudiziarie legate alle attività della criminalità organizzata rispetto a quella ordinaria anche perché «non c’è attività produttiva e di reddito a cui non possa essere interessata la ‘ndrangheta. Quindi anche nel settore ambientale e quello legato allo smaltimento dei rifiuti abbiamo lavorato in simbiosi con la Dda di Catanzaro perché dietro a determinate attività ci sono sempre le organizzazioni ‘ndranghetistiche».

‘Ndrangheta sottovalutata per molti anni

A proposito di ‘ndrangheta, Salvatore Curcio ha acceso i riflettori sugli errori compiuti in questi anni dalla magistratura ma anche dalle istituzioni che hanno, di fatto, sottovalutato il fenomeno della ‘ndrangheta la cui attività non solo ha interessato la Calabria e le altre regioni italiane, ma ha ormai da molto tempo interessato in modo assolutamente capillare l’Europa e altri Paesi internazionali. «C’è stato un fattore di elementi negativi che – spiega Curcio – purtroppo hanno rappresentato per la ‘ndrangheta un grande regalo, primo fra tutti la scarsa conoscenza del fenomeno anche perché se n’è sempre parlato poco. Al di là del fenomeno legato ai presunti sequestri di persona dagli anni ’70, negli anni successivi della ‘ndrangheta non se n’è parlato più». «Quando Cosa Nostra inaugura la strategia quasi terroristico-eversiva, la ‘ndrangheta – spiega ancora il procuratore – faceva altro e, lasciati i sequestri, ha cominciato ad allacciare i giusti contatti con i colombiani assumendo la leadership indiscussa nel narcotraffico internazionale». Delle ‘ndrine calabresi e della loro pervasività nel tessuto economico e sociale in Calabria ma anche nel resto d’Italia se ne parla ancora troppo poco e si conosce ancora meno, «si conosce poco la reale dimensione della ‘ndrangheta. Si dice ancora che vada alla ricerca dei profitti ma il principale interesse delle cosche, attualmente, è capire dove mettere tutti i soldi guadagnati finora».

«È cambiato anche l’approccio investigativo»

Quanto il fenomeno ‘ndranghetistico sia stato sottovalutato nel corso degli ultimi anni emerge dal report Eurispes del 2007 “‘Ndrangheta Holding” portato ad esempio dal procuratore Curcio. «Quel report – ricorda – stimò il prodotto illecito, il fatturato della ‘ndrangheta, in 44 miliardi di euro. Qualcuno all’epoca, quelli che si occupano della cosiddetta antimafia parlata, disse che era una sciocchezza. Io però dal 2000 fino al 2012 mi sono occupato quasi interamente di narcotraffico internazionale, furono fatte tante operazioni (la prima parte “Decollo” ndr) e riuscimmo a comprendere che dai 700 kg di cocaina, un ottavo di quella che eravamo riusciti a sequestrare, le cosche di ‘ndrangheta avrebbero guadagnato, smerciandola al dettaglio, poco più di un miliardo e 435 milioni di euro». Facile comprendere come quella stima sia nettamente al ribasso.  

Nell’attività inquirente però, ricorda poi Curcio, la consapevolezza che le ‘ndrine e la criminalità organizzata siano riuscite ad espandersi ben oltre i confini calabresi «c’è da un pezzo, già dal 2000 con la convenzione di Palermo sul reato transnazionale. L’espansione di determinate forme di criminalità organizzata di tipo mafioso particolarmente pervasiva, tenaci, capillari ha permesso di cambiare anche l’approccio investigativo, sempre più delocalizzato, deregionalizzato e oserei dire anche denazionalizzato». E Curcio cita alcuni esempi: «La prima volta che sono stato in Germania era il 25 ottobre del 1993 e lì, trent’anni fa, il locale di Cirò aveva già una fortissima proiezione territoriale sottraendo il controllo delle attività illecite ai gruppi slavi che all’epoca andavano per la maggiore».

La lotta alle cosche di Lamezia Terme

«A Lamezia Terme si è lavorato tanto in questi anni – ricorda Curcio – anche in stretta collaborazione con la Dda di Catanzaro con la quale abbiamo condotto un’azione diuturna anche dal punto divista investigativo nei confronti delle cosche operanti sul territorio, andando a colpire non solo quella fetta di soggetti che avevano sostituito gli “uomini d’onore” ma andando addirittura a colpire anche i sostituti dei sostituti». Il ricordo va all’operazione “Nuove leve” ma anche all’arresto arrivato in tempi rapidissimi dopo l’attentato esplosivo all’attività “Il Fornaio” a Lamezia Terme. In quell’occasione «in perfetta sincronia – ricorda Curcio – con la Dda, noi per un versante che riguardava come reato ordinario una rapina, loro per quanto riguarda l’attentato dinamitardo, riuscimmo ad individuarli praticamente dopo 48 ore».

«In quell’occasione mi fece riflettere il trend assolutamente al ribasso della fascia di età di questi soggetti, due ragazzi intorno ai 20 anni e quindi questo pone ovviamente degli interrogativi molto complicati». A cominciare dall’azione repressiva degli inquirenti che, spiega Curcio, «non è mai risolutiva sebbene l’arresto rappresenti un momento importante, bisognava porsi in un’ottica completamente diversa perché credo che ci sia da lavorare molto sulla formazione dei nostri ragazzi. Demandare tutto alla magistratura e alle forze di polizia è un regalo alla ‘ndrangheta».

Inquinamento ambientale: i casi Lamezia e area ex-Sir

La Procura della Repubblica di Lamezia Terme, in collaborazione con quella di Vibo Valentia, nel corso dell’ultimo periodo ha dato vita ad una iniziativa che, da più parti, è stata valutata come insolita trasformandosi presto in una sorta di ultima spiaggia nel pensiero comune e dei cittadini calabresi rispetto ad un tema vissuto con grande apprensione come quello del mare e dell’inquinamento.  «Quello che però piano piano è venuto fuori da quando mi sono insediato – ha spiegato il procuratore – è che la tematica dei reati ambientali su Lamezia Terme era purtroppo diffusa, e anche in modo estremamente pericoloso. Iniziammo così a lavorare su un’attività che è quella che poi abbiamo condotto insieme alla procura di Catanzaro fino all’operazione “Quarta Copia” (premiata anche da Legambiente Nazionale come miglior operazione ndr) attraverso la quale scoprimmo purtroppo dei siti in cui fin dal 2004 erano stati praticamente tombati tutta una serie di rifiuti nocivi pericolosi anche di natura ospedaliera, anche a brevissima distanza rispetto all’ex discarica Bagni». Controlli poi estesi nell’area industriale ex-Sir di Lamezia «e anche in questo caso sono venuti fuori fenomeni di inquinamento importanti al di là di avere sottoposto a verifiche insediamenti industriali che addirittura nel 2020 e nel 2021 risultavano ancora prive delle necessarie autorizzazioni e non si capisce come operassero».

Occhiuto_Curcio_Falvo

La lotta al mare inquinato

Da qui, poi, lo spunto di ampliare le indagini sulle condizioni del mare in collaborazione con il procuratore di Vibo Camillo Falvo. «Abbiamo ottenuto dei brillanti risultati ma se i colleghi di Vibo danno il massimo riescono ad ottenere risultati brillanti per avere il mare pulito e analogamente lo stesso non accade in altri territori come Lamezia, diventa un lavoro del tutto inutile, e lo stesso discorso vale anche per territori più a nord come Paola». «Quindi abbiamo deciso di cambiare l’approccio e con Vibo abbiamo concepito attività di indagine collegate, prima ancora del famoso tavolo tecnico, convinti profondamente che, senza una sinergia, il discorso sarebbe stato inutile».

L’ottimo lavoro della Regione Calabria

Il procuratore di Lamezia Terme sottolinea poi l’ottimo approccio della Giunta Occhiuto. «C’è stata data la possibilità di interloquire anche in una fase strettamente preventiva rispetto al nostro intervento che, come sempre, è di natura repressiva, quando il danno è stato già fatto. E abbiamo dato l’assenso a partecipare ad un tavolo tecnico che cambiasse l’approccio alla tematica ambientale e l’inquinamento marino, valutando innanzitutto il fenomeno della depurazione». Salvatore Curcio ricorda i dati Ispra secondo cui, nel 2021, in Calabria, si producono 34mila tonnellate di fanghi da depurazione laddove una stima concreta, reale, si aggira in realtà intorno alle 200mila tonnellate. «La domanda che tutti ci siamo posti è stata: le restanti 166mila tonnellate dove vanno a finire?». C’è poi un tema che presto sarà approfondito ed è quello legato alle grosse aziende agricole che utilizzano concimi, fosfati di ogni genere «quello è un capitolo a parte ma se uniamo le due cose diventa una miscela esplosiva. Certo non ci illudiamo, siamo all’anno zero ma una cosa dobbiamo dirla, è cambiato l’approccio e da quel tavolo tecnico sono partiti una serie di controlli i cui esiti hanno generato procedimenti penali».

Il depuratore di Nocera

Esempio lampante è il caso legato al depuratore consortile di Nocera Terinese. «A maggio sono stati rinvenuti 7mila tonnellate di fanghi di depurazione. Come poteva funzionare il depuratore se solo al suo interno c’era quasi un quinto dell’intera produzione calabrese?». «Devo dire – sottolinea Curcio – che la Regione ha fatto un lavoro straordinario perché si è presa l’onere di andare a smaltire tutti i fanghi derivanti dalla depurazione, stanziando anche somme ingenti. È chiaro però che i Comuni non bisogna lasciarli soli, bisogna mettersi anche nei panni di un sindaco di piccoli centri sprovvisti anche del personale tecnico». «Spesso i Comuni concludono contratti con società di gestione che sono già contratti farlocco perché prevedono lo smaltimento di fanghi da depurazione nettamente inferiore rispetto a quello che quel singolo depuratore andrà a generare». Tanto è stato fatto, dunque, e tanto altro c’è da fare. E questo il procuratore Curcio lo sa: «Bisogna lavorare ancora molto, cercando soprattutto di favorire quella rivoluzione culturale che è alla base di tutto». (redazione@corrierecal.it)

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