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Manovra, alla Camera passa la fiducia

Sono stati in tutto 221 i sì, 152 i no. Le misure e le reazioni dopo il voto

Pubblicato il: 23/12/2022 – 22:05
Manovra, alla Camera passa la fiducia

ROMA L’aula della Camera ha votato la fiducia al Governo Meloni sul ddl di bilancio. I sì sono stati 221, i no 152; 4 invece gli astenuti. Le votazioni della Camera proseguono sulle tabelle, sugli ordini del giorno e infine il voto finale. Il ddl di bilancio, se sarà approvato dalla Camera, andrà al Senato in seconda lettura. Per evitare l’esercizio provvisorio il ddl va approvato definitivamente entro il 31 dicembre.
Proteste delle opposizioni per i due nuovi emendamenti presentati dal governo sulle tabelle del disegno di legge di bilancio. In Aula sono intervenuti Ubaldo Pagano(PD), Luigi Marattin (Az-IV), Daniela Torto(M5S), Federico Fornaro (PD-IDP), Marco Grimaldi(AVS), Riccardo Magi(+Europa). Tutti hanno sottolineato la necessità di non creare un precedente facendo seguire ad un voto di fiducia una modifica. Un emendamento è di natura puramente tecnica e contabile per allineamento delle coperture. Il secondo emendamento assegna 20 milioni di euro per l’acquisto da parte dello Stato di Villa Verdi e 400.000 euro per contrastare la peste suina in Piemonte.
Intorno alle 23:30 l’Aula della Camera ha ultimato l’esame degli articoli della manovra. Sono stati approvati gli emendamenti presentati dal governo alle tabelle. L’Assemblea è quindi passata all’esame dei circa 240 ordini del giorno.
“È come gli aerei, quando c’è un po’ di turbolenza, l’importante è atterrare”. Le parole del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti raccontano il volo della legge di bilancio, tormentato da imprevisti anche prima di toccare terra.
L’emendamento per inserire la Carta cultura giovani nei giorni scorsi aveva di fatto escluso i fondi per l’acquisto di Villa Verdi da parte dello Stato, per la cui salvezza un mese fa si era impegnato il ministro Gennaro Sangiuliano. Un errore, una svista, un ripensamento, non è chiaro. Fatto sta che il governo, a ridosso della maratona notturna in Aula, ha inserito la residenza che fu del compositore fra le esigenze indifferibili: così sono stati spostati 20 milioni di euro dal fondo del ministero dell’Economia a quello della Cultura, modificando una delle tabelle allegate al provvedimento da 35 miliardi di euro complessivi. “Una forzatura”, protestano le opposizioni, anche perché su Villa Verdi “era già stato discusso un emendamento in commissione”.
È l’ultima di varie retromarce e correzioni in corsaCome per il refuso che eliminava il tetto al contante assieme alla norma sul Pos. O l’emendamento da quasi mezzo miliardo per i Comuni, senza copertura, che dopo i rilievi della Ragioneria di Stato ha costretto a un passaggio supplementare in commissione Bilancio per lo stralcio.
“Nelle due notti in commissione non c’era nessuno dei funzionari del Mef e della Ragioneria – la versione del deputato di FdI, Federico Mollicone -: dovevamo mandare delle mail con risposte che arrivavano la mattina dopo. C’è stato un caos amministrativo e non politico”. Accuse respinte al mittente. I tecnici, taglia corto Giorgetti, “hanno lavorato tanto, sono tutti stanchi”.
L’ultimo pomeriggio lo hanno trascorso sulle ultime due modifiche prima di andare in Aula. Oltre a quella per Villa Verdi, anche una che stanzia 400mila euro (sempre risorse dell’esecutivo) per contrastare la peste suina in Piemonte, su cui in commissione non si era trovato l’accordo politico per usare il fondo parlamentare. La svolta, raccontano le opposizioni, è arrivata per il pressing di Lega e FdI, ed è stata tradotta in due emendamenti del governo alle tabelle, da approvare in Aula dopo la votazione sulla fiducia, che invece si mette solo sul testo della legge.
Il dibattito finale è stato solo la sintesi di una settimana di tensioni fra maggioranza e opposizioni. Non solo sulle misure, dalla stretta al Reddito di cittadinanza (da cui non scompare l’offerta congrua, perché l’emendamento ad hoc non è stato ben calibrato) alla norma sulla caccia in città, che Avs vuole impugnare in Europa. Ma anche sui metodi: il Pd ha occupato la presidenza della commissione alla prima seduta disertata dalla maggioranza, il Terzo polo ha abbandonato i lavori nella fase finale, e il M5s ha protestato ieri con un presidio in Aula a fine lavori.
Giorgia Meloni ritiene ampiamente superato il primo esame. “È una manovra in un momento difficile, non fa miracoli ma aiuta tante persone”, nota il vicepremier Matteo Salvini. “FI – sottolinea il capogruppo Alessandro Cattaneo – ha dato un contributo decisivo”, ad esempio su pensioni minime e decontribuzione fino a 8mila euro per i giovani assunti stabilmente. Il voto contrario del Pd è accompagnato dalla convinzione che “non sia una manovra coraggiosa ma vigliacca”. Per il leader M5s Giuseppe Conte lo slogan della maggioranza “conteneva un errore: non ‘siamo pronti’ ma ‘siamo proni'”. Avs, stigmatizzando le “12 sanatorie”, promette il ricorso all’Ue contro la norma sulla caccia, denunciando l’ordine del giorno con cui la Lega chiede di “declassare il lupo da specie protetta”. E dal Terzo polo Luigi Marattin parla di “un livello di approssimazione e incapacità mai visto”. In alcune manovre del passato, si fa notare nella maggioranza, ci sono stati più stralci e correzioni chiesti dalla Ragioneria, ed è in linea con i precedenti anche la prima approvazione alla vigilia di Natale. Il Senato dovrà completare la seconda prima di capodanno.

Le reazioni dopo il voto

Serracchiani: no a legge ingiusta e dall’orizzonte corto “Questa manovra ingiusta e dall’orizzonte corto, non avrà il nostro voto favorevole, a questo governo sordo e chiuso non daremo la nostra fiducia”. Così la capogruppo del Pd, Debora Serracchiani, nella dichiarazione di voto sulla fiducia alla legge di bilancio. “Nella narrazione con cui avete accompagnato la vostra prima legge di bilancio – ha attaccato Serracchiani – dite che si tratta di una manovra coraggiosa, noi pensiamo che non sia così: pensiamo sia una manovra vigliacca. Una manovra coraggiosa avrebbe richiesto un reale e corposo taglio del costo del lavoro” invece “avete dato un aiuto consistente agli evasori, avete fatto un attacco ai poveri”. “Dicevate di essere pronti – ha concluso – ma eravate pronti a niente e disposti a tutto pur di tenere insieme una maggioranza divisa, pasticciona e litigiosa. Cambiate rotta prima che sia troppo tardi”, ha tra l’altro detto.

Conte: voto contrario, è Schiavismo 2.0. “State creando le permesse di un grande disastro sociale e state compromettendo la coesione sociale, che è il tessuto connettivo della nostra società”. Lo ha detto il presidente del M5s Giuseppe Conte intervenendo in Aula alla Camera e annunciando il voto contrario alla fiducia sulla manovra. “Lo smantellamento del reddito di cittadinanza, unito all’indifferenza per le buste paga e il ricorso massiccio ai voucher significa che avete una visione distorta del mercato del lavoro. La riassumo in un concetto: Schiavismo 2.0”.

Gli errori nelle tabelle

Ci sono due errori in altrettante tabelle allegate alla manovra, sulla quale la Camera è chiamata a votare questa sera la fiducia. A quanto si apprende, il governo ha già presentato due emendamenti per le nuove correzioni. Le tabelle – insieme ai due emendamenti – verranno votate dopo la fiducia – che riguarda solo il testo della legge di bilancio – prima degli ordini del giorno. Secondo quanto si apprende in ambienti parlamentari sarebbe stata innovata la prassi secondo la quale si comincia con il votare la prima sezione e poi la seconda.

Le misure

Decontribuzione a 8mila euro per donne e giovani. La soglia massima per l’esonero contributivo totale viene innalzata da 6 a 8mila euro per chi assume donne svantaggiate, giovani under36 e percettori del Reddito di cittadinanza. E’ quanto prevedono le modifiche alla manovra introdotte in commissione Bilancio alla Camera.

Nella manovra non è entrata la sospensione del payback sui dispositivi medici ma il governo si è impegnato ad aprire un tavolo per affrontare il tema in tempi brevissimi”. Lo sottolinea la capigruppo di FdI in commissione Bilancio Ylenja Lucaselli a proposito della misura e spiegando che proporrà un ordine del giorno in materia. Attualmente è posto a carico delle aziende produttrici il 50% della spesa in eccesso effettuata dalle Regioni rispetto al tetto del 4,4% della spesa pubblica previsto per i dispositivi medici.

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