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“Dulbecco”, Mancuso: «Il centrodestra ha fatto la sua parte, centrosinistra smentito dai fatti»

Il presidente del Consiglio regionale, “padre” della legge sull’azienda unica di Catanzaro, stigmatizza anche «i beceri campanilismi su Medicina»

Pubblicato il: 30/01/2023 – 21:03
“Dulbecco”, Mancuso: «Il centrodestra ha fatto la sua parte, centrosinistra smentito dai fatti»

CATANZARO «Penso che siamo ormai agli sgoccioli, all’epilogo, il presidente Occhiuto ha mantenuto la promessa modificando il programma operativo così come il Senato Accademico abbia autorizzato il Rettore alla firma del protocollo. Penso che tutti gli atti propedeutici siano stati messi a posto. Aspettiamo che il presidente Occhiuto dia la data della firma del protocollo secondo i suoi impegni, ma penso che si sia chiuso il cerchio per la nascita dell’azienda unica». Così, a margine di un seminario organizzato dall’Università di Catanzaro, il presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso sulla futura nascita dell’azienda ospedaliera universitaria Renato Dulbecco di Catanzaro con la fusione per incorporazione del “Pugliese Ciaccio” nel Policlinico “Mater Domini”.

«Il centrosinistra votò contro l’azienda unica»

«Penso che l’obiettivo che mi ero dato all’inizio della mia esperienza in Consiglio regionale si sia realizzato: avremo – ha ricordato Mancuso – un’azienda ospedaliera universitaria da circa 850 posti, un nuovo pronto soccorso, altri reparti integrati, una terapia intensiva pediatrica, inoltre si mettono al riparo le scuole di specializzazione della facoltà di Medicina che potrà anche incrementare l’offerta formativa con nuove specializzazioni.  Insomma, diciamo che sarà un bel risultato. Poi è ovvio che sarà a chi sarà chiamato a gestire il processo riuscire a integrare a livello operativo le due aziende e farle diventare un’unica azienda. Questo mi rende particolarmente orgoglioso, considerando che sono stato il promotore della legge istitutiva dell’azienda unica, anche perché su questo argomento si sono buttate a capofitto tutte le istituzioni e le rappresentanze politiche, senza colore, dimenticando sempre – perché quando ci conviene abbiamo sempre la memoria corta – che questo provvedimento è stato votato solo dal centrodestra in Consiglio regionale, il centrosinistra non solo non l’ha votato ma ha votato contro adducendo motivazioni ridicole come il fatto che non gli sarebbe stato fornito per tempo la bozza di legge. Faccio presente – ha aggiunto Mancuso – che quando uno non è sicuro di ciò che deve andare a votare magari si astiene, non dice no a un’integrazione così importante. Questo comunque non ha impedito di avere la legge e di avere a breve questo centro ospedaliero universitario che sarà uno dei più importanti del Sud. Il centrodestra ha fatto bene la sua parte, il centrosinistra magari ora si sarà anche ravveduto ma i fatti restano».

«Su Medicina beceri campanilismi»

Mancuso si è soffermato anche sulle polemiche per la nascita di altre facoltà di medicina in Calabria oltre quella di Catanzaro. «Medicina era già andata a Cosenza, non è andata a Cosenza in questa legislatura ma il punto non è questo. Io non ho ceduto alla tentazione di partecipare al Consiglio comunale e alle iniziative organizzate contro l’università a Cosenza, Catanzaro sì e Cosenza o Reggio no. I giovani calabresi hanno il diritto di studiare in Calabria e a restare in Calabria. Penso che Medicina a Cosenza con circa 60 posti nulla toglierà all’Università di Catanzaro, soprattutto dopo questa integrazione, perché avremo un’Università ormai consolidata nel tempo, da trent’anni, per creare tutti i corsi a Cosenza ci vorrà del tempo. Questo comunque – ha rilevato il presidente del Consiglio regionale – non potrà fare che bene alla Calabria: in questi tempi, con una Calabria che è l’ultima in Italia e in Europa, fare questioni di campanile tra le varie province è davvero riduttivo. Dobbiamo fare di tutto per uscire dall’impasse, recuperare il gap anche reputazionale della regione: solo mettendo da parte i beceri campanilismi – ha concluso Mancuso – riusciremo a dire la nostra anche nel campo della sanità come si aspettano i cittadini». (c. a.)

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