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operazione “Black Steel”

Traffico internazionale di rifiuti, il vertice della gang a Locri e i soldi usati per comprare il Novara – NOMI E VIDEO

Sequestro da 90 milioni di euro e 18 arresti. Somme investite anche nell’acquisto della squadra di calcio, poi rivenduta e infine fallita

Pubblicato il: 15/02/2023 – 10:34
Traffico internazionale di rifiuti, il vertice della gang a Locri e i soldi usati per comprare il Novara – NOMI E VIDEO

REGGIO CALABRIA Traffico illeciti di rifiuti, sviluppato in vari paesi europei, assieme ad un giro vorticoso di false fatturazioni ed attività di riciclaggio. Diciotto le misure cautelari personali in corso di esecuzione nell’ambito dell’operazione ‘Black Steel’, la maxi operazione congiunta del Gruppo Carabinieri per la Tutela Ambientale e la Transizione Ecologica di Milano e dell’Ufficio Federale di Polizia Criminale (BKA) di Monaco di Baviera (Germania), nel quadro delle indagini condotte dalla Procura di Milano, dalla Procura di Monaco e dalla Procura di Reggio Calabria. L’operazione è in corso dalle prime luci dell’alba, sul territorio nazionale (Lombardia, Piemonte e Calabria) e in Germania: le indagini sono coordinate da Eurojust per i profili internazionali, con il supporto di Europol.Ari.

Le indagini

Le indagini hanno consentito di far luce su un vorticoso giro di denaro (quasi 100 milioni di euro), legato a imponenti traffici illeciti di rifiuti e transitato sui conti di società italiane ed estere (tedesche e ungheresi) per essere “ripulito” e reinvestito in ulteriori attività, prevalentemente illecite. Di questo denaro, oltre 65 milioni, dopo essere stati bonificati sui conti della società tedesca Tm Commodities Gmbh, riconducibile a Maurizio Rullo, sono stati, la gran parte nell’arco di soli due anni, prelevati in contanti dai conti stessi con una pluralità di operazioni, alcune anche per importi pari a quasi un milione di euro, e reimmessi in circuiti economici perlopiù illegali.       
Più nel dettaglio, i carabinieri del Gruppo per la Tutela Ambientale e la Transizione Ecologica di Milano, con il supporto di militari dei Comandi Provinciali Carabinieri competenti per territorio, di personale Europol e della polizia tedesca (BKA), nell’ambito di un “Action Day” concordato tramite canali di cooperazione internazionale (Eurojust), hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa dal gip di Milano nei confronti di 18 persone (6 ordini di custodia cautelare in carcere, 8 arresti domiciliari e 4 sottoposti all’obbligo di dimora presso il comune di residenza) ritenute responsabili di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei delitti di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (rifiuti speciali costituiti da rottami ferrosi ed altri rifiuti speciali anche pericolosi (artt. 416 – 452 quaterdecies c.p.)), auto-riciclaggio (art. 648 ter c.p.), riciclaggio (art. 648 bis c.p.), dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture false (art. 2 d.lgs. 74/2000) ed emissione di fatture per operazioni inesistenti (art. 8 d.lgs 74/2000).

L’associazione a delinquere con promotore un 56enne di Locri

Il provvedimento scaturisce da una complessa e articolata attività investigativa, convenzionalmente denominata “Black Steel”, condotta dal Nucleo Operativo Ecologico Carabinieri di Milano e coordinata dalla Dda di Milano, supportata da attività tecnica (intercettazioni telefoniche e ambientali), nonché da servizi di osservazione, controllo e pedinamento, che ha consentito di raccogliere gravi indizi relativi all’esistenza di un’associazione per delinquere il cui promotore, un 56enne originario di Locri titolare di imprese operanti in Italia e all’estero attraverso un’azienda di recupero, trattamento e commercio di metalli ferrosi con sede legale in Milano e sedi operative in Cressa (NO), Paderno Dugnano (MI) e Dairago (MI), ed una società con sede legale a Torino, secondo quanto ricostruito dagli investigatori: avrebbe ripetutamente approvvigionato ingenti quantitativi di rifiuti ferrosi “in nero”, per un ammontare di 165.000 mila tonnellate circa, da altre società operanti nel campo del recupero di rottami) o direttamente dal mercato clandestino (da soggetti non autorizzati o di provenienza furtiva), sul territorio nazionale; al fine di poter reimmettere tali rifiuti sul mercato legale e rivenderli alle acciaierie, avrebbe fatto risultare (falsamente) di averli importati dalla Germania, acquistandoli da una società tedesca sempre a lui riconducibile, ma che in realtà sarebbe stata del tutto inoperativa e appositamente costituita (società cartiera); a fronte di (false) fatture emesse dalla società tedesca, avrebbe eseguito (mediante bonifici bancari) versamenti di consistenti somme di denaro (circa 90 milioni di euro), apparentemente a titolo di corrispettivo per gli acquisti (che si ritiene in realtà non siano mai avvenuti) dei rifiuti ferrosi; unitamente ad altri affiliati avrebbe poi fatto rientrare in Italia le somme versate, dopo aver effettuato prelievi in contanti (anche fino a 900mila euro al giorno) presso i conti correnti in Germania o dopo averle “girate” su altri conti correnti riconducibili ad altre società di logistica ritenute fittizie, anche in altri Paesi, riconducibili sempre all’organizzazione; riottenuta la disponibilità di quanto bonificato, le somme venivano reimpiegate nel traffico illecito di rifiuti o, una volta “ripulite”, reinvestite in altre attività (tra le quali l’acquisto di una squadra di calcio piemontese militante in serie C, il Novara Calcio spa, poi rivenduta prima di essere sottoposta a fallimento).

I rifiuti, sia che fossero stati regolarmente acquistati o che fossero stati approvvigionati illegalmente e rimessi sul mercato legale tramite il modus operandi sopra descritto, venivano rivenduti direttamente alle acciaierie/fonderie (o a commercianti di rottami ferrosi) facendo risultare che fossero stati sottoposti a operazioni di recupero presso impianti dell’organizzazione che gli avessero fatto perdere la qualifica di rifiuti. In realtà, secondo quanto emerge dalle indagini, per ridurre ancora notevolmente i costi e massimizzare i profitti illeciti, tali operazioni non sarebbero mai avvenute e i rifiuti sarebbero stati trasformati solo documentalmente in “non rifiuti” (end of waste) attraverso la compilazione fraudolenta di fittizie dichiarazioni di conformità e di documenti di trasporto (Ddt) ideologicamente falsi, emessi da società le quali sugli stessi non avrebbero eseguito alcun trattamento, ma si sarebbero limitate a simularlo.
Allo stesso modo il sodalizio avrebbe gestito illecitamente considerevoli volumi di rifiuti speciali anche pericolosi, classificandoli fittiziamente al fine di mascherarne la reale natura e, omettendo l’esecuzione delle necessarie operazioni di recupero, li avrebbe avviati illecitamente presso discariche o impianti non autorizzati all’estero. Nel dettaglio, tra gennaio 2020 e marzo 2021, circa 6.500 tonnellate di rifiuti provenienti dal trattamento e recupero di cavi impregnati di olio, di catrame di carbone o di altre sostanze pericolose sarebbero stati ritirati da un impianto di trattamento rifiuti situato nel comune di Arcisate (VA) e classificati fraudolentemente come “non pericolosi” (plastica e gomma), senza aver eseguito le prescritte analisi ovvero utilizzando certificati d’analisi falsi, al fine di farli rientrare nella cosiddetta “Lista verde”, allo scopo di aggirare la procedura (più onerosa dal punto di vista documentale ed economico) di notifica ed autorizzazione preventive scritte prevista dall’art. 4 e segg. del Regolamento (CE) 1013/06.


Tali operazioni venivano poste in essere mediante l’intermediazione di una società gestita dallo stesso titolare della citata azienda di trattamento e commercio rifiuti ferrosi e non ferrosi e smaltiti illegalmente presso un impianto di un’altra società della Repubblica Ceca non autorizzata a ricevere e/o trattare rifiuti pericolosi.
Al fine di acquisire le necessarie informazioni sulle società di diritto estero e sulle relative movimentazioni bancarie, sotto il coordinamento di Eurojust è stata costituita una squadra investigativa comune (Sic) con la Procura della Repubblica di Reggio Calabria e la Procura della Repubblica di Monaco. Le attività investigative sono state svolte anche unitamente alla polizia federale tedesca del Bundeskriminalamt (BKA), che ha fornito un determinante contributo alle indagini, oltre che all’esecuzione delle misure cautelari. Inoltre è stato attivato un canale di cooperazione internazionale di polizia tramite Europol, la quale ha facilitato lo scambio di informazioni tra le forze di polizia coinvolte e ha preso parte fattivamente all’esecuzione dell’Action Day.

I militari del Noe, l’Unità Speciale dell’Arma istituita nel 1986 “per la vigilanza, la prevenzione e la repressione delle violazioni compiute in danno dell’ambiente”, come disposto dal Tribunale di Milano – ufficio per le indagini preliminari (Gip) su richiesta della Procura della Repubblica – Dda di Milano, che ha concordato con il quadro gravemente indiziario ricostruito dai carabinieri del Noe, hanno sottoposto a sequestro preventivo ai fini della confisca le quote e i beni di 2 compendi aziendali, materiale informatico – computer, memorie di massa e telefoni cellulari in uso agli indagati – nonché i conti correnti e i beni di proprietà, fino al raggiungimento per equivalente della somma ritenuta profitto del reato (pari a circa 90 milioni di euro), sia in Italia sia in Germania.
E’ da evidenziare, a riprova della continuazione di attività illecita, che alcuni dipendenti (uno dei quali destinatario dell’obbligo di dimora) dell’azienda con sede a Milano operante nel traffico illecito di metalli ferrosi, in data 5 gennaio 2023 sono stati deferiti all’autorità giudiziaria dall’Arma dei Carabinieri per furto aggravato in concorso di rifiuti metallici (parti di rotaie dismesse derivanti dai lavori di manutenzione per l’ammodernamento della rete ferroviaria di proprietà di Rfi, stoccati all’interno di un’area di pertinenza di una Stazione ferroviaria in provincia di Sondrio, in attesa di essere smaltiti come rifiuto).

I nomi delle persone coinvolte

Custodia in carcere:
Antonio Casile (Reggio Calabria, 1969);
Marcello Cianci (Napoli, 1971);
Antonio Pisano (Bivongi, 1950);
Maurizio Rullo (Locri, 1967);
Giovanni Sampino (Monaco di Baviera, 1967);
Claudio Stocchi (Sesto San Giovanni, 1964).

Arresti domiciliari:
Luigina Franzè (Crotone, 1990);
Ylenia Damone (Legnano, 1994);
Chiara Mantovan (Borgomanero, 1973);
Igor Marangoni (Torino, 1975);
Davide Manera (Varese, 1976);
Marina Moruz (Romania, 1981);
Laura Piredda (Oristano, 1975);
Maria Cristina Scafidi (Catania, 1991).

Obbligo di dimora nel comune di residenza:
Giovanni Di Maggio (Cittiglio, 1968);
Vito Galati (Palermo, 1961);
Salvatore Mastrosimone (Caltanissetta, 1979);
Mauro Parolin (Carnago, 1964).

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