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inchiesta “Ultimo atto”

Quando la ‘ndrangheta si fa vigilante del “decoro”. La cacciata di una prostituta perché «pare brutto»

L’onorata società di Cirò cerca di sostituirsi alle istituzioni. Si occupa di risolvere furti e carpisce il consenso tutelando i “valori”

Pubblicato il: 17/02/2023 – 7:06
di Alessia Truzzolillo
Quando la ‘ndrangheta si fa vigilante del “decoro”. La cacciata di una prostituta perché «pare brutto»

CROTONE La ‘ndrangheta cerca il consenso sociale, si sostituisce alle istituzioni nei quartieri. In alcune occasioni si autoconferisce l’incarico di mantenere il “decoro”. Non fa eccezione a questo codice comportamentale la ‘ndrangheta cirotana sostituita da nuove leve dopo gli arresti e le condanne dell’operazione “Stige”. La nuova inchiesta della distrettuale di Catanzaro, denominata “Ultimo atto”, ha seguito l’evolversi degli assetti criminali e il loro prendere piede sul territorio.
Diversi episodi sono emblematici del comportamento degli affiliati con gli abitanti di Cirò.
«… l’indagine ha messo in luce il penetrante controllo del territorio esercitato dal locale, evidenziando come le vittime di atti illeciti, per avere giustizia, siano solite rivolgersi all’organizzazione criminale, piuttosto che alle istituzioni – scrive il gip Arianna Roccia – ; analogamente alla medesima organizzazione si rivolgono coloro che intendono intraprendere attività commerciali, al fine di ottenere il “nulla osta” della consorteria ‘ndranghetista».
Diversi sono gli episodi significativi.

Il furto dell’autocarro

A febbraio 2020 un uomo ha denunciato il furto del suo autocarro ai carabinieri della Stazione di Cirò Marina. L’uomo è un distributore di gelati Sammontana della zona e gli hanno preso tutto, gelati compresi.
Tre giorni dopo lo stesso uomo si reca col padre e col suocero da Gianluca Scigliano per essere aiutato.
Gianluca Scigliano parla della richiesta col regge del locale, Luigi Vasamì. L’autocarro non era stato ritrovato – perché veniva usato per fare una serie di furti – e l’uomo rischiava di essere cacciato quale distributore di zona della Sammontana. La nuova richiesta questa volta è più importante: parlare con qualcuno che possa intercedere e non far perdere il posto al lavoratore. La risposta è: «Se c’è qualcuno vicino… che noi… ci possiamo parlare… allora sì». Nel momento in cui viene indicato il soggetto crotonese che avrebbe potuto evitare che l’uomo venisse “cacciato”, Scigliano promette di aiutarlo. Il reggente Vasamì è in verità infastidito da quell’impregno preso: «Questo… con un cazzo di panettone all’anno che ci da!»
La soluzione finale è che il distributore paghi il debito magari trovando qualcuno che cambia due assegni che Frustillo chiede al lavoratore di emettere dall’importo di mille euro l’uno. Solo dopo aver pagato, eventualmente attraverso l’organizzazione criminale, si poteva far pervenire al responsabile della ditta su Crotone il messaggio che avrebbe dovuto avere “un occhio di riguardo” nei confronti del dipendente. Secondo i magistrati della Dda di Catanzaro «la richiesta di intervento per dirimere, anche per il tramite della minaccia, controversie economiche, appaiono tutti elementi che operano quale cartina di tornasole rispetto alla valutazione dell’esistenza del prestigio e dell’assoggettamento criminale della cosca investigata». 

Il furto ai danni del bar e del villaggio

Anche un commerciante che aveva subito in poco tempo due furti, si era rivolto alla cosca al fine di ottenere giustizia. E non solo. La cosca si interessa anche a una serie di furti perpetrati da ignoti ai danni di numerosi appartamenti siti all’interno del “Villaggio Volvito” a Cirò Marina. 
Luca Frustillo, avute ulteriori informazioni in merito ai furti, afferma di recarsi da Cataldo Cornicello, in quanto referente di Cirò Marina, per coinvolgerlo nella ricerca degli autori e della refurtiva.

La cacciata della prostituta

L’allontanamento di una prostituta dal territorio della cosca «è particolarmente dimostrativa del controllo del territorio esercitato dall’organizzazione criminale cirotana, e di come essa agisca per aver “il consenso” della popolazione e nel rispetto di alcuni “valori” che, per utilizzare una terminologia folkloristica, fanno della ‘ndrangheta una “onorata società”», scrivono i magistrati Domenico Guarascio, Paolo Sirleo e Pasquale Mandolfino che hanno coordinato l’inchiesta sequel di Stige condotta dai carabinieri.
Accade che la nuova leva del clan Davide Critelli, informa gli affiliati Luigi Vasamì, Giuseppe Cariati e Giuseppe Romano di aver notato nei pressi del “capannone di Peppe Aloe”, non meglio identificato, “allaStazione” ferroviaria di Cirò Marina,“una puttana” e chiede cosa deve fare, se mandarla via. Giuseppe Cariati conferma di averla notata anch’egli passando da lì in compagnia di Francesco Amantea, e precisa che si tratta di “una nera”». 
«Giuseppe Romano – è scritto nell’inchiesta – ritiene che la presenza della prostituta faccia fare brutta figura (“pare brutto”) ed osserva che per questo motivo loro sono stati critici nei confronti di altri ricordando un altro episodio del genere successo nel passato, quando Giuseppe Spagnolo, detto “il bandito” (condannato in Stige, ndr), ha mandato via un’altra prostituta. Giuseppe Romano, fermo nella sua convinzione, ribatteva a sua volta che in questo caso si trattava della loro zona (“ la zona nostra”) e che dunque la prostituta doveva essere mandata via (“se ne deve andare” “la nera di là va tolta”). Davide Critelli allora rassicura Giuseppe Romano che avrebbe provveduto lui: “e sì che ora la “secuto” io, ohi Peppì… la acchiappo a calci nelle gambe…”». E il “decoro” del quartiere è salvo. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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