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operazione “nuove leve”

Droga e armi per «accaparrarsi il territorio», così agivano gli aspiranti ‘ndranghetisti

Coinvolti giovani di Seminara, Sinopoli, Melicucco e Melicuccà. Il procuratore di Palmi: «L’obiettivo era elevare la loro caratura criminale»

Pubblicato il: 22/03/2023 – 11:35
di Mariateresa Ripolo
Droga e armi per «accaparrarsi il territorio», così agivano gli aspiranti ‘ndranghetisti

REGGIO CALABRIA «Un’operazione di estrema importanza per il territorio» effettuata «in una zona borderline in cui ci sono soggetti che si mettono in mostra per accreditarsi nella loro capacità operativa e per accaparrarsi porzioni di territorio». Così il procuratore di Palmi Emanuele Crescenti, nel corso di una conferenza stampa, ha definito l’operazione “Nuove Leve” che questa mattina ha portato all’arresto di 11 persone – 7 in carcere e 4 agli arresti domiciliari – ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di danneggiamento aggravato, detenzione abusiva di armi e munizionamento, comuni e da guerra, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Il territorio è quello della Piana di Gioia Tauro, e coinvolge in particolar modo soggetti di Seminara, Sinopoli, Melicucco e Melicuccà. Tra i coinvolti c’è anche un ragazzo all’epoca dei fatti minorenne.

L’esplosione di 18 colpi di pistola per intimidire una donna di Seminara

L’indagine, coordinata dalla Procure di Palmi e da quella dei minori di Reggio Calabria, diretta da Roberto Placido Di Palma, scaturisce dall’attività investigativa condotta dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Palmi da novembre 2021 ad agosto 2022, avviata a seguito di un danneggiamento con colpi di arma da fuoco avvenuto al portone di ingresso e al garage dell’abitazione di una donna fortunatamente rimasta illesa. «Un episodio particolarmente inquietante con l’esplosione di 18 colpi di arma da fuoco contro l’abitazione di una signora a Seminara», ha spiegato il colonnello Marco Guerrini, comandante provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria. Secondo quanto emerso, la donna aveva tentato di dissuadere il gruppo di giovani criminali dall’aggredire un vicino di casa e i suoi due figli, forse a causa di contrasti legati al traffico di stupefacenti. 

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Produzione di droga e compravendita di armi. Nelle disponibilità del gruppo anche kalashnikov

L’indagine, dunque, ha consentito di raccogliere elementi sulla compravendita di armi, che – è stato spiegato in conferenza stampa – avveniva «in modo imprenditoriale» e su numerosi episodi per intermediazioni di attività di compravendita di sostanze stupefacenti, «uno dei soggetti coinvolti aveva anche piantagioni e quindi la possibilità di produrre lo stupefacente». Grazie alle informazioni estrapolate dai cellulari degli indagati gli investigatori sono riusciti a scoprire che la baby gang aveva disponibilità non solo di pistole e fucili ma anche di kalashnikov.
Nel gruppo di giovani coinvolti intercorrevano rapporti tra tutti i soggetti, ma uno loro faceva «da collante in tutta l’attività criminosa». L’elemento centrale del gruppo è Tommaso Oliveri, 20 anni, di Seminara. Per i magistrati, Oliveri è «una vera e propria giovane leva della criminalità locale». In carcere sono finiti anche Rocco Lombardo (24 anni di Sinopoli), Michele Lombardo (27 anni di Seminara), Gabriele Lombardo (25 anni di Melicucco), Fidia Mesiano (21 anni di Melicuccà), Elio Arcangelo Morfea (28 anni di Sinopoli) e Francesco Violi (43 anni di Palmi). Arresti domiciliari, invece, per Giuseppe Oliveri (32 anni di Seminara), Angelo Lombardo (37), Giony Quaranta (21) e Samuele Quaranta (20) tutti e tre di Cinquefrondi.

«Giovani che aspirano ad essere ‘ndranghetisti»

«Non c’è un reato associativo, non abbiamo la prova, ma non dobbiamo fermarci a questo», ha spiegato il procuratore Crescenti. Secondo gli inquirenti il gruppo poteva infatti contare anche sull’appoggio di conoscenti e parenti di rilievo criminale. Ma non solo. L’obiettivo, ha spiegato ancora il procuratore di Palmi, era quello di mettersi in «mostra per accreditarsi nella loro capacità operativa e per accaparrarsi porzioni di territorio» al fine di «elevare la caratura criminale». Da qui il nome dell’operazione: “Nuove leve”, «giovani che aspirano ad essere ‘ndranghetisti». (redazione@corrierecal.it)

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