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SETTE GIORNI DI CALABRESI PENSIERI

Un tifoso (ultrà?) del Cosenza dà i voti alla promozione del Catanzaro

Pagelle monotematiche intorno alla serie B raggiunta dal giallorossi. Tra scivoloni social e grammaticali, presidenti “perfetti” e contestati e lo spettacolo del calcio che eleva (ma non unisce) le…

Pubblicato il: 25/03/2023 – 6:51
Un tifoso (ultrà?) del Cosenza dà i voti alla promozione del Catanzaro

La notizia della settimana a mio parere è stata la travolgente promozione del Catanzaro ritornato in serie B dopo 17 anni di purgatorio, promozione spesso sbarrata da rocamboleschi spareggi play off che nel tempo hanno arricchito di Maalox taroccato di giallorosso le bacheche degli odiati cugini cosentini (cui confesso di far parte, a quei pochi che non lo sanno, ma in questo taccuino cercherò di dosare la mia fede con misurata terzietà, considerato che da tifoso nel linguaggio domestico chiamo i catanzaresi “chirillà”).
Un Catanzaro da record che conquista questa volta la promozione anticipata d’inverno, con migliaia di tifosi al seguito sul neutro di Salerno e con festa di popolo in città e dintorni. Bellissime le foto social del giornalista della Gazzetta rosea di Francesco Ceniti, a Salerno con figli al seguito, che ha annotato sui suoi social: «Da inviato ho visto ori olimpici, ori mondiali, tour de France, Giri d’Italia, Europei di calcio, Coppa del mondo di sci, Biathlon, classiche monumento… insomma, qualcosa ho visto… ma scrivere del Catanzaro promosso in B non ha prezzo», e al netto delle appartenenze voto “nove” ad uno dei migliori cronisti sportivi calabresi che confessa la sua passione.

Nicola Fiorita si è concesso alle telecamere «sindaco felice di una città felice» e non si può dire che è un politico che ci ha messo il cappello sopra, essendo da sempre un tifoso da gradinata. Non è un caso che ha rievocato il ricordo bambino di “Cha cha capoluogo e serie A” quando l’identitarismo catanzarese era avverso ai Moti di Reggio Calabria. Erano i tempi che il baffuto signor Procopio con le sue trombe alimentate a batteria caricava lo stadio all’ombra di un pino marittimo, purtroppo abbattuto per sue malattie. Fu un Catanzaro identitario per la Calabria quella squadra, prima calabrese a raggiungere la serie A, che fece sussultare gli emigrati quando da novello Davide vinse sul Golia Juventus grazie allo spiritato Mammì, e poi vennero Palanca che segnava dal calcio d’angolo e le squadre che in quei campionati cambiarono la narrazione.

Pelè e Nicola Ceravolo

Nicola Ceravolo fu presidentissimo (voto “dieci”) di quella stagione in bianco e nero e il suo nome oggi ha preso il posto allo stadio delle antiche diciture di “Militare” e “Comunale”. Suo epigono di questi giorni l’imprenditore Floriano Noto, patron di grande distribuzione, che ha costruito questa macchina schiacciasassi da record che fa sognare i vecchi fasti del passato. Da giovane analista sostenevo, avendo letto Vinnai e Desmond Morris, che il successo nel calcio di un territorio nasce grazie alla ricchezza economica del luogo che la produce. Oggi, cambiato il capitalismo, nutro revisionismo rispetto a quell’equazione. Ma essendo il calcio diventato business totale osservo che Noto ha saputo essere bravo capitano d’azienda. È tifoso della sua creatura (fu anche squalificato per reazione passionale a fronte d’ingiustizia), sa essere solidale (ha donato 200000 euro agli ospedali in periodo Covid) e quest’anno non ne ha sbagliata una per scelte tecniche e imprenditoriali. Noto sa gestire e sa gestirsi.
In passato nel 2018, il supersindaco di Catanzaro Sergio Abramo ad un’intervista del Fatto Quotidiano si volle togliere una pietruzza e a domanda sulla pace con Noto disse: «È lui che ha fatto la guerra a me. Visto che l’ha persa, per rimettersi in gioco ha dovuto comprare la squadra di calcio». Noto zitto, ci dovrà pensare lo stesso Abramo a metterci una pezza inventandosi la qualunque (voto “dieci” al nostro Antonio Cantisani, fantasista di calcio e politica per come l’ha meravigliosamente affidata al nostro archivio).
Aplomb e stile da Noto anche alla sua prima uscita pubblica dopo i bagordi per la B con dichiarazione ineccepibile: «Mi auguro che il prossimo campionato di serie B si disputi con tutte e 4 le squadre calabresi». Chapeau e voto “dieci” per un presidente che noi avversi invidiamo alla squadra del capoluogo per completezza di riuscita in ogni reparto umano, tecnico e professionale.

A tenere viva la rivalità con il mio amato Cosenza ci ha pensato Pietro Iemmello, attaccante catanzarese doc e goleador di ben 23 reti al momento in questo campionato, il quale alla gran festa della promozione ha intonato un coro non certo da chiesa ma da curva oltranzista, e il bomber, che non difetta di appartenenza (ad un suo gol con il Foggia contro il Cosenza fece il volo d’aquila sotto la curva dei cosentini) ha fatto indignare ampi settori del tifo silano. Al punto che l’associazione “Cosenza nel cuore” si è messa al computer ed ha segnalato a Figc e Lega che il tesserato ha violato l’articolo 23 del Codice di Giustizia sportiva chiedendo provvedimenti. La vicenda ha spaccato anche la tifoseria cosentina. Infatti Pietro Garritano, capataz del tifo oltranzista della curva Nord, ha stigmatizzato la denuncia scrivendo: «Gli insulti sono l’anima del calcio e delle rivalità, se non ci siete abituati datevi al tennis…».

La chiacchiera tifosa ora sul Crati impazza e i più vicini a “Cosenza nel Cuore”, pur se in maniera non ufficiale, stigmatizzano i seguaci di Garritano, che per la cronaca disertano il Marulla in dissenso al presidente Guarascio mentre non fanno mancare vigoroso sostegno in trasferta in giro per la penisola. “Il Cosenza non si discute si ama” recitava un antico striscione lupense. E questo amore non è certo diverso in questo periodo con un Cosenza redivivo e corsaro in casa della capolista Frosinone che torna a veder la luce come John Belushi nei Blues Brothers ispiratori di cori delle curve cosentine. Popolo rossoblù consolato, nel grande successo degli antagonisti, solo da una grafica celebrativa clamorosamente sbagliata dalla Lega di serie B, che a pochi minuti dal ritorno del Catanzaro nel calcio che conta ha pubblicato una foto con i giocatori giallorossi con, sullo sfondo, il centro storico cosentino (se il social manager fosse rossoblù di fede meriterebbe voto “dieci” per beffa riuscita, se neutrale “zero” per incapacità manifesta). E invece ai cosentini che hanno maremaldeggiato il già citato Iammello per un clamoroso refuso ausiliario sulla sua t-shirt celebrativa, dobbiamo ahimè far notare che molti loro commenti salaci sui social in quanto a grammatica e sintassi non erano proprio da Accademia della Crusca. Una statistica Istat dice che la Calabria è maglia nera italiana per lettura di libri e alcune conseguenze vistose ogni giorno le leggiamo diffusamente sia tra calciatori che tra tifosi.

La grafica celebrativa della Lega di serie B con, sulla sinistra, lo sfondo del centro storico di Cosenza

Tornando al calcio in riva al Crati si accennava alla solita rincorsa verso la salvezza del mio Cosenza. Guarascio non è Noto. Ha molta fortuna come sanno gli appassionati, e con la piazza calda cosentina ha rapporti difficili. Ora con la B contendibile il fronte della protesta è destinato a ridimensionarsi; per quanto mi riguarda sto dalla parte di chi pensa ai risultati e non fa mancare l’incitamento tifoso. Va detto che Guarascio è però uomo di conti precisi e in questo senso va apprezzato come fronteggia tasse e scadenze. Vicenda che chiama in causa la Reggina che nella precedente gestione ha lasciato molte rovine nei libri contabili. Il club calabrese dicono gli esperti giusti gode di uno scudo nella ristrutturazione del debito garantito dal Tribunale ordinario a fronte delle decisioni Figc e Lega. Gli stipendi vengono pagati e il mal d’attacco amaranto sarebbe solo una questione tecnica. I titoli dei quotidiani sportivi sono positivi e molti sarebbero nelle condizioni uguali a quelli della Reggina, quindi tira aria di condono. Auguri a chi tifa amaranto, anche se brucia dover tifare per bravi avvocati invece che per dei calciatori.
A Crotone, invece, la partita si gioca sui campi e il risultato da raccogliere è quello della piazza d’onore per raggiungere subito il secondo turno dei playoff e sperare di arrivare a far quadrare i desiderata del presidente Noto che coincidono con quelli del collega Vrenna.
Al fondo della disamina sia consentita un’ovvietà. In Calabria non ci sarà più un blasone sportivo regionale condiviso come fu il Cagliari di Scopigno e Riva. E a Catanzaro chi sogna la serie A, rievocando le stagioni di Ceravolo, sa che nella sua provincia anche a Lamezia tifano per loro solo quelli di Capizzaglie. Siamo le Calabrie e per la Calabria unificata fuori dal calcio c’è molto da costruire. Voto “dieci” al calcio che come diceva Gianni Brera: «Si eleva di tre spanne agli occhi di coloro che, sapendolo vedere, lo prediligono su tutti i giochi della terra». Anche nelle Calabrie.

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