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la confessione

Porcaro: «Ho consegnato 30mila euro per aggiustare il processo per Patitucci»

Il pentito racconta di aver messo il denaro nelle mani di un avvocato. «Manna mi disse: “Con Petrini ci abbiamo fatto una fortuna”»

Pubblicato il: 24/06/2023 – 9:23
di Fabio Benincasa
Porcaro: «Ho consegnato 30mila euro per aggiustare il processo per Patitucci»

COSENZA «Posso riferire della vicenda che ha riguardato il processo a carico di Patitucci e nel quale anche io ero stato imputato». E’ l’incipit della confessione resa ai magistrati della Dda dal collaboratore di giustizia Roberto Porcaro. I verbali del pentito, sono stati depositati ieri nel corso dell’udienza preliminare del processo “Reset“, in corso nell’aula bunker di Lamezia Terme.

«Ho consegnato 30mila euro per aggiustare il processo per Patitucci»

Porcaro imputato insieme a Francesco Patitucci nel processo imbastito per far luce sulla morte di Luca Bruni, rampollo della famiglia “Bella Bella”, confessa di aver «consegnato 30.000 euro a casa di Rosanna Garofalo (moglie di Patitucci)» nelle mani di un avvocato sfiorato in passato dall’inchiesta (la sua posizione è poi stata archiviata). «Questa somma – continua il collaboratore di giustizia – era destinata ad aggiustare il processo per Patitucci». Lo scorso 12 maggio, lo ricordiamo, il gup di Salerno ha condannato a 2 anni e 8 mesi ciascuno l’ex presidente di Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, Marco Petrini, e il sindaco sospeso di Rende, avvocato Marcello Manna. Secondo l’accusa, il 30 maggio 2019 Manna avrebbe consegnato a Petrini la somma di 5.000 euro in contanti all’interno una busta da lettere contenuta in una cartellina da studio, data al giudice nel suo ufficio. In cambio Petrini avrebbe alterato «la dialettica processuale inquinando, metodologicamente, l’iter decisionale della Corte d’Assise d’Appello da lui presieduta» emettendo una sentenza di assoluzione nei confronti dell’imputato, il boss di Cosenza e Rende, Francesco Patitucci, difeso da Manna, già condannato in primo grado, con rito abbreviato, a 30 anni di reclusione per concorso nell’omicidio di Luca Bruni avvenuto a Castrolibero il 3 gennaio 2012. La sentenza d’appello che assolve Patitucci, emessa il 4 dicembre 2019 sarebbe, secondo l’accusa, «contaminata in radice dagli eventi corruttivi». Il racconto di Roberto Porcaro prosegue. «Successivamente sono stato presso lo studio dell’avvocato Manna, il quale mi ha portato in una stanza a parte e allorché io stavo per accennare alla vicenda della consegna del denaro all’avvocato, lo stesso Manna mi ha detto che sapeva già tutto, invitandomi a parlare di altro e dicendo la frase: “Che con il dottore Petrini ci abbiamo fatto una fortuna”».

Il duplice omicidio Lenti-Gigliotti

Non solo il processo legato alla morte di Bruni, Porcaro riferisce di aver parlato con l’avvocato Manna anche di un altro procedimento che vedeva coinvolto Francesco Patitucci, quello relativo al duplice omicidio Lenti-Gigliotti. «Nell’occasione si è parlato della strategia processuale di far dichiarare a Gianfranco Ruà e Gianfranco Bruni, la loro responsabilità anche con riferimento al duplice omicidio escludendo la responsabilità di Francesco Patitucci, con l’obiettivo duplice di determinare l’assoluzione di Patitucci nel processo e di mostrare l’avvio di una rivisitazione critica da parte di Ruà e Bruni che avrebbe consentito loro di accedere ai benefici penitenziari».

L’incontro a casa Patitucci

Della questione che il collaboratore cosentino dice di aver affrontato con l’avvocato Manna, viene reso edotto lo stesso Francesco Patitucci raggiunto dal suo braccio destro a casa. «Mi sono appartato con Patitucci, a parlare, lui mi ha confidato che avrebbe portato l’imbasciata ai due ergastolani Ruà e Bruni, tramite le mogli, manifestando preoccupazione in riferimento all’esito del processo, laddove non si fosse realizzata questa strategia processuale».

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