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Fiumi di droga e armi, le accuse ai due narcos calabresi arrestati in Paraguay

Uno dei due Giuseppe Giorgi era già stato in Sudamerica nel 2019. Da un’inchiesta di Bologna i traffici globali della gang legata a “Maluferru”

Pubblicato il: 15/07/2023 – 7:01
di Pablo Petrasso
Fiumi di droga e armi, le accuse ai due narcos calabresi arrestati in Paraguay

REGGIO CALABRIA A chi transita nella vasta regione di San Pedro, in Paraguay, si sconsiglia caldamente qualsiasi tipo di sosta. «Ci sono i terroristi», sintetizzano gli abitanti della zona. In realtà quelle terre sono sotto il controllo dei narcos. I loro occhi sono dappertutto. E forse non è un caso che i due Giuseppe Giorgi, di 26 e 22 anni, arrestati nella serata di mercoledì, si trovassero in quell’area – nella città di Itacurubì del Rosario – assieme a un cittadino brasiliano e a un paraguaiano. Secondo elemento di analisi: San Pedro sarebbe una delle “basi” per la produzione di marijuana. Piantagioni, laboratori, primi step per la logistica. Dunque la presenza dei due Giorgi, legati a Giuseppe Romeo “Maluferru”, ritenuto a capo di una rete di narcotrafficanti con base nel Nord Europa, potrebbe essere legata sia a esigenze di “sicurezza” che a trattative per traffici di vario genere. Per i media paraguaiani la presenza dei calabresi sarebbe legata alla presunta commercializzazione di un carico di cocaina ma dall’Interpol – che ha guidato il blitz – non sono arrivate conferme ufficiali.    

Uno dei due Giorgi già presente in Paraguay nel 2019

Qualche evidenza in più emerge, invece, sulle procedure in corso. Nei prossimi giorni – riferisce Abc Tv – i due Giorgi saranno consegnati dalla polizia paraguaiana ai colleghi italiani, probabilmente in Spagna. La procedura scelta, per questioni di velocità, sarebbe un protocollo legato a un ordine di espulsione della Direzione nazionale dell’immigrazione e non la “classica” estradizione che avrebbe richiesto tempi più lunghi. Uno dei due arrestati, il 26enne, sarebbe peraltro già stato individuato in Paraguay negli anni scorsi. Il dato è emerso dopo i controllo effettuati ieri a seguito del blitz. Giuseppe Giorgi sarebbe entrato nel Paese nel 2019 con lo stesso passaporto. Sarebbe lui il cugino di Giuseppe Romeo “Maluferru”, secondo quanto riportato nell’ordinanza del gip di Bologna che ha disposto l’arresto nel maggio scorso. Per i magistrati antimafia di Bologna, entrambi gli arrestati appartengono a un’associazione «in grado di organizzare approvvigionamenti di enormi quantitativi di cocaina e marijuana, certamente proveniente dai rapporti che Romeo vantava con i cartelli del narcotraffico internazionale e di smaltirli nel giro di pochissimi giorni».  

Il giovane Giorgi, divenuto in Spagna il braccio destro di Romeo

Anche il giudice per le indagini preliminari di Bologna sottolinea la «giovanissima età» di Giuseppe Giorgi (classe 2000) quando stabilisce che «fa certamente parte dell’associazione criminosa». Giorgi, secondo quanto si legge nell’ordinanza di custodia cautelare, «si trasferisce in Spagna», dove diventa «di fatto il braccio destro di Giuseppe Romeo, coadiuvandolo nella gestione del narcotraffico, tenendo aggiornata la contabilità dello stupefacente e dei proventi dell’attività illecita». Per il giovane Giorgi parlerebbero anche i «frequenti messaggi in chat con lo zio  Fortunato Giorgi» e con altri membri dell’associazione, «sempre per ragioni di narcotraffico». A suo carico, aggiunge il gip, sarebbero stati «accertati gravi indizi di colpevolezza con riguardo al suo contributo in ordine a tre cessioni di ingenti partite di narcotico facenti capo all’associazione (40 kg di hashish il 25 febbraio 2021, 10 kg di cocaina il 26 febbraio 2021 e 15 kg di cocaina il 4 marzo 2021)». Le indagini sul 22enne, tra l’altro,  avrebbero «dimostrato come  di occupasse anche del reperimento e dell’assistenza dei telefoni cellulari criptati Sky Ecc messi a disposizione dei membri dell’associazione». 

Le chat con gli AK-47

Al 26 enne Giuseppe Giorgi viene contestata invece la presunta consegna di due chilogrammi di cocaina il 28 agosto 2020, «mentre il 26 novembre dello stesso anno, a dimostrazione della sua affidabilità», avrebbe ricevuto «quindici chilogrammi della stessa sostanza (che venivano sequestrati a due complici)»; inoltre, sono sempre parole del gip, avrebbe avuto «la disponibilità, per conto dell’organizzazione, di ben nove pistole». A questo riguardo, gli atti dell’inchiesta bolognese segnalano una «chat intercorsa il 7 agosto 2020 tra Giuseppe Giorgi cl. ’96 e suo zio Fortunato Giorgi; il nipote inviava le foto di nove armi lunghe (identificate dagli operanti in sette AK-47, di cui due presumibilmente di produzione rumena e una con il calcio rimosso, e due IMI UZI), una pistola, due silenziatori e relativi serbatoi di alimentazione e munizionamento, posizionati su un tavolo da cucina. Non appena ricevute le foto, Fortunato Giorgi» si sarebbe stupito e avrebbe chiesto «al nipote perché le avesse portate (verosimilmente a casa), per poi dirgli che stava arrivando a Bovalino». Da Bovalino, Giorgi è arrivato in Sudamerica. In un luogo che, secondo le autorità paraguaiane, aveva già frequentato quattro anni fa. Terra di narcos: ai confini del mondo e oltre i confini della legalità. (p.petrasso@corrierecal.it)

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