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l’inchiesta

I misteri su Ustica, la battaglia nei cieli di Calabria e i jet americani all’inseguimento del Mig

L’ipotesi della presenza di due F-14 rilanciata da uno dei periti. Tre testimoni raccontano lo scenario di guerra. Ecco le loro deposizioni

Pubblicato il: 08/09/2023 – 15:05
di Pablo Petrasso
I misteri su Ustica, la battaglia nei cieli di Calabria e i jet americani all’inseguimento del Mig

LAMEZIA TERME Per Carlo Casarosa, il professore di Meccanica del volo in pensione che fece “parlare” i resti del DC9 di Ustica, non fu né una bomba né un missile (e «neanche un missile esploso nelle vicinanze della fusoliera») ad abbattere il volo Itavia. Il tecnico racconta a Repubblica la sua teoria della “quasi collisione”: un Mig libico «in rientro dalla Jugoslavia» sarebbe stato intercettato da due F-14 statunitensi decollati dalla portaerei Saratoga. Il caccia, per sfuggire all’attacco, avrebbe «virato bruscamente verso la Calabria» e sarebbe sceso di quota, «creando appunto una scia vorticosa dove, dopo poco, entra il DC9». E precipita. Il Mig sarebbe stato, poi, ritrovato in Sila. Gli Usa però non hanno mai parlato degli F-14 alzatisi in volo per abbatterlo. E qui Casarosa chiama in causa le uniche “tracce” di quella presenza che si trovano nelle carte delle inchieste sulla strage di Ustica. Gli aerei americani potrebbero emergere, infatti, «dalla testimonianza di alcuni calabresi che videro i due F-14 inseguire un aereo, che però, a onor del vero, non è stato identificato con certezza», spiega il prof. Che sottolinea come la sua «verità ingegneristica» sia stata scartata frettolosamente per motivi che non ha intenzione di rivelare «neanche sotto tortura».

La battaglia nei cieli della Calabria

Attorno a Ustica, proprio per mancanza di trasparenza da parte delle autorità politiche e militari, sono fiorite negli ultimi 40 anni teorie di ogni genere. Tutte hanno un passaggio obbligato nei cieli della Calabria e sui monti della Sila. Per dirla con l’ex presidente del Consiglio Giovanni Spadolini: «Scoprite il giallo del Mig libico e avrete trovato la chiave per scoprire la verità su Ustica». Della battaglia nei cieli della Calabria cui fa riferimento Casarosa ci sono, come dicevamo, tracce negli atti. La sentenza-ordinanza del giudice Rosario Priore le mette in fila e il libro di Paolo Cucchiarelli Ustica & Bologna – Attacco all’Italia” le rilegge a sostegno di una tesi diversa da quella del docente di Meccanica del volo. Cucchiarelli sostiene che il DC9 sia stato abbattuto per evitare un trasporto di uranio destinato al confezionamento di una bomba nucleare e che il Mig libico si trovasse nell’area a guardia del volo civile. Le due ipotesi – che più diverse non potrebbero essere – hanno come unica convergenza le testimonianze su quello che sarebbe stato uno scenario di guerra descritto da vari testimoni e da prospettive diverse.

I resti del Mig precipitato a Castelsilano

Torremezzo. «Li ho visti “emergere” dal mare e poi ho visto delle palle di fuoco»

È da una villetta di Torremezzo, nel comune di Falconara Albanese, che Giovanni Cannizzaro nota quello che considera «un episodio degno di rilievo e a dir poco inconsueto». Alla fine di giugno del 1980 il funzionario del ministero delle Finanze è in spiaggia, nei pressi della sua abitazione, quando vede «un aereo che inseguito da altri due si dirigeva a grandissima velocità verso le montagne di Paola».
«Io li ho visti “emergere” dal mare. Ero sulla spiaggia e ho avuto l’impressione che mi venissero addosso… . L’aereo inseguito era più piccolo degli altri due, leggermente più piccolo. Il primo era di colore mimetico… tendente al marrone chiaro… . Gli altri due non ricordo, comunque di colore diverso dal primo… . Gli aerei erano jet. I due di dietro avevano il cupolino leggermente trasparente. Il rombo dei tre aerei era fortissimo e quei velivoli procedevano a una velocità molto forte… . Dopo che i tre aerei mi hanno superato… ho visto dei bagliori, una sorta di lampi in prossimità degli aerei, di tutti e tre. Ho avuto una gran paura (…) Ricordo che dopo aver assistito all’episodio dei tre aerei… e aver visto dei lampi, in rapida sequenza tra loro, provenire dalle immediate vicinanze dei due velivoli ho fatto rientro presso la mia abitazione di Torremezzo impaurito e turbato al punto di suscitare la curiosità di mia moglie». Per Priore la ricostruzione «è più che sufficientemente precisa» e Cannizzaro, peraltro, traccia degli schizzi «che si riveleranno di grande utilità per la ricostruzione della rotta». I jet volano lungo la costa, poi imboccano uno dei valloni della catena costiera e spariscono.

Un “F-14” avvistato da Monte Cocuzzo

Francesco Medaglia è, nel giugno del 1980, amministratore di Soged (Società gestioni editoriali) srl, proprietaria dell’emittente radiofonica Radio Brutia di Cosenza. La sera del 27 giugno si trova a Monte Cocuzzo per riparare un ripetitore che si è bloccato. Sono le 20,30 quando arriva nei pressi dei due rustici in cui sono montati le apparecchiature e un generatore di riserva. Intorno alle 21 sente il rumore di due aerei militari «che provenienti da Sud-Ovest uno dietro l’altro procedevano con direzione Mar Tirreno – Monti della Sila». Secondo il racconto di Medaglia, il primo veicolo scompare oltre il massiccio della Sila. «Il secondo velivolo – appunta il giudice – che dalle fattezze il Medaglia ritiene di aver identificato (senza esserne certo) in un F14, aveva compiuto una repentina inversione di rotta; perdendo rapidamente quota, era a sua volta scomparso oltre il massiccio, ricomparendo subito dopo in virata in direzione Sud-Sud-Ovest alla volta dell’arcipelago delle Eolie». È questa una delle testimonianze a cui si riferisce Casarosa quando parla della possibile presenza di aerei americani (nello specifico di due F-14) nello scenario di Ustica. Medaglia – «appassionato di aeronautica» – spiega anche perché i suoi ricordi si siano fissati in maniera così chiara: nella giornata del 28 giugno 1980 aveva letto sul quotidiano locale, la Gazzetta del Sud, la notizia dell’aereo Itavia inabissatosi nelle acque di Ustica ed aveva legato proprio al grande clamore di tale evento il ricordo di quanto personalmente percepito, la sera precedente, sul Monte Cocuzzo. Per il giudice Priore, Medaglia «appare pienamente credibile».

Monte Cocuzzo

I tre caccia in volo su Castrolibero

Il 4 gennaio 1991 all’ufficio del giudice Rosario Priore arriva la lettera di Alfonso De Marco, ginecologo di Cosenza che vuole fare alcune dichiarazioni sul caso dell’aereo libico. Lo ha deciso dopo aver letto, qualche giorno prima, un articolo dal titolo “Il Mig libico sembra sforacchiato”, resoconto del sopralluogo della Commissione Stragi all’hangar di Pratica di Mare per la visione del relitto. De Marco deposita una memoria, “Note personali avvistamento aerei militari”, che contiene «circostanze più che sufficientemente precise». Lo scenario dell’avvistamento è contrada Rusoli di Castrolibero. È lì, mentre si trova nel giardino di casa, che il medico vede «qualcosa che scivolava sui monti». Si accorge presto che si tratta di un aereo militare che vola «a bassa quota con motori a basso regime – produceva cioè pochissimo rumore – e a luci di posizioni spente. Il velivolo passa dinanzi a lui a una distanza tra i 120 e i 200 metri».
«Il velivolo – continua il racconto di De Marco – scivola in basso verso lo stadio di Cosenza, supera l’autostrada e prosegue nella direzione Rovito – antenna di Monte Scuro. Ha la parte terminale “rotonda”. Riesce a seguirlo bene quasi fino all’abitato di Rovito, vola sempre a quota bassa». Seguono «altri due velivoli che provengono dalla stessa direzione del primo e cioè tra Domanico e Mendicino (…). Si tratta questa volta di due jet militari, tra loro identici anch’essi a bassa quota, ma con i motori più sostenuti del primo e luci lampeggianti. Procedono seguendo la stessa rotta del primo, passando leggermente più a valle, a circa 150 – 200 metri dal punto di osservazione. (…) Anche questi velivoli passano sullo stadio – le luci della città sono ora accese – superano l’autostrada e puntano sulla direttrice Rovito – Monte Scuro». L’esito di quell’inseguimento, secondo De Marco, potrebbe essere il ritrovamento del Mig libico a Castelsilano, fatto che venne divulgato 20-30 giorni più tardi», visto che le prime notizie ufficiali datano la caduta al 18 luglio 1980. Sentito di nuovo, De Marco dà indicazioni più precise, soprattutto sui due aerei che seguivano il primo. «La loro struttura – sintetizza Priore – era diversa da quella del primo; erano più grandi e dotati di prese d’aria rettangolari posizionate su entrambi i lati della fusoliera, erano biposto, giacché il teste aveva visto due persone per aereo “posizionate l’una davanti all’altra”». Notazione di Cucchiarelli in “Ustica & Bologna”: «Descrizione che si attaglia all’F-14 che ha due prese d’aria rettangolari» ed è, in effetti, un aereo biposto. 

«Tre punti di vista diversi sulla guerra nei cieli di Calabria»

Rosario Priore

Sono in tutto cinque le testimonianze raccolte sui «fatti di Calabria». Tutte vengono ritenute attendibili. Priore mette insieme quelle di De Marco, Medaglia e Cannizzaro e giunge alla conclusione che «parlino di uno stesso fatto e cioè che ciascuno di loro abbia visto un tratto della rotta degli aerei descritti. Le loro descrizioni sostanzialmente coincidono – anche se quella del Medaglia riferisce di due aerei e non di tre, ma l’emozione di quei momenti, peraltro di minima durata, può aver determinato qualche errore nella percezione. Gli orari coincidono, i tratti si congiungono, il fatto di inseguimento è identico. Si può quasi dire che questi tre testimoni abbiano seguito a staffetta quell’unico fatto durato l’ambito di breve tempo ma esteso per decine e decine di miglia». Dalla spiaggia di Falconara Albanese Cannizzaro vede gli aerei infilare i valloni che portano verso la Sila. Medaglia li vede sfrecciare su Monte Cocuzzo: arrivano da Amantea e poi scompaiono dietro i monti della Sila.
De Marco li osserva nel suo giardino di Castrolibero: arrivano da Monte Cocuzzo e Mendicino, superano la sua abitazione e l’autostrada per proseguire verso la direzione Rovito-antenna di Monte Scuro.
Ci sono altri due testimoni che vedono, in quegli stessi giorni, altri aerei. Enrico Brogneri, avvocato di Catanzaro, riferisce di un aereo in volo a bassissima quota sul capoluogo «a fari spenti e silenziosamente». Per Priore si tratta di un velivolo «levatosi per ricercare un qualcosa», visto che «non si fanno esercitazioni a quell’ora, tanto meno in formazione isolata». Un altro avvocato, Giulio Grandinetti, vede dalla sua tenuta nella campagna di Bocca di Piazza un altro aereo «a breve distanza di tempo dal rinvenimento ufficiale del Mig23. Questo velivolo che volava a quota particolarmente bassa, di certo era in volo di perlustrazione del territorio, anch’esso alla ricerca di un qualcosa». Forse dei resti di quella battaglia nei cieli calabresi. Come dice Casarosa a Repubblica, manca la certezza della presenza dei due F-14 all’inseguimento dell’aereo libico, anche se di certo – per Priore – un inseguimento c’è stato tra il Tirreno e la Sila.
Di certezze, tra i depistaggi e le reticenze del caso Ustica, ne sono rimaste poche. Ad abbondare sono ipotesi e piste più o meno ufficiali. Il libro di Paolo Cucchiarelli, autore spesso contestato dalla storiografia ufficiale, ne avanza una – basata su una lettura critica degli atti della sentenza-ordinanza Priore – che nasce dalla testimonianza di un militare in servizio nella caserma di Cosenza in quei drammatici giorni. Un’ipotesi secondo la quale gli aerei precipitati in Sila sarebbero addirittura due. (1. Continua)

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