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L’intervento

Comunità Competente: «L’ospedale della Sibaritide emblema di un sistema in crisi»

Rubens Curia e Francesco Costantino sulle difficoltà nella costruzione dei nuovi nosocomi calabresi: «Servono persone qualificate»

Pubblicato il: 14/09/2023 – 15:10
Comunità Competente: «L’ospedale della Sibaritide emblema di un sistema in crisi»

«È possibile che l’assuefazione faccia apparire normale quel che normale non è, e che in ragione di tale adattamento mentale non ci si accorga delle conseguenze negative che ne possono derivare». Lo scrivono Rubens Curia e Francesco Costantino in rappresentanza del gruppo Comunità Competente Calabria. «Non vogliamo qui affrontare una questione di astratta psicologia, bensì un concreto problema collegato alla mancata utilizzazione di ingenti risorse finanziarie disponibili per la realizzazione delle strutture sanitarie necessarie e per la dotazione delle correlate tecnologie; risorse finanziarie che rimangono inutilizzate per tempi talmente lunghi da renderle di fatto non più impiegabili utilmente. Come potrebbe altrimenti giustificarsi, se non con l’assuefazione, quello che accade ormai da decenni soprattutto in Calabria dove, a fronte di una documentata carenza di dotazioni strutturali e tecnologiche nel campo della sanità pubblica, non si riesce ad utilizzare le risorse finanziarie disponibili, e quando ci si appresta ad utilizzarle queste si presentano ormai insufficienti e devono essere impinguate generando ulteriori perdite di tempo che le fanno ancora una volta diventare insufficienti, in un circolo vizioso che diventa patologico. Gli esempi da prendere in considerazione sarebbero moltissimi e per dare sostegno al ragionamento che vogliamo fare dobbiamo, giocoforza, selezionarne uno tra i tanti che riteniamo paradigmatico».

Il nuovo ospedale della Sibaritide

«Da giorni – scrivono Curìa e Costantino – leggiamo delle difficoltà nel dar corso regolare all’appalto per la costruzione del Nuovo Ospedale della Sibaritide in ragione della insufficienza delle risorse finanziarie disponibili per poter concludere un’opera la cui realizzazione era stata programmata e finanziata alla fine dell’anno 2007 con un investimento pari ad 77 mln di €. L’investimento doveva concorrere, unitamente ad altri 3 ospedali anch’essi finanziati appositamente, a superare l’“emergenza sanitaria” in Calabria solennemente e formalmente dichiarata come tale. Tra l’approvazione del progetto preliminare, avvenuta il 25 marzo 2010, e Il contratto di concessione sottoscritto nel mese di settembre 2014 tra la Regione Calabria, l’Asp di Cosenza e la “Ospedale della Sibaritide Società consortile per Azioni” sono passati 4 anni e il valore dell’appalto si è portato nel frattempo a più di 143 milioni di euro. Il progetto definitivo predisposto dalla società appaltatrice veniva consegnato alla Regione e successivamente approvato dalla apposita conferenza dei servizi conclusasi solo a giugno 2017. Il progetto esecutivo è stato approvato dal RUP nel mese di maggio del 2019. A questo punto, pur con un raddoppio dei costi preventivati, tutto sembrava prendere la strada giusta ma non sarà così perché la società Tecnis, capogruppo della concessionaria dell’appalto, si trovava costretta, per problemi societari interni, a lasciare il campo mettendo in vendita il ramo d’azienda comprendente la concessione di progettazione, realizzazione e gestione dell’ospedale. La cessione del ramo d’azienda della Tecnis alla Società “D’Agostino Angelo costruzioni generali Srl” giungeva a compimento a fine ottobre 2019 e il 3 novembre 2020 si poteva festeggiare finalmente la posa della prima pietra. La nuova società procedeva con discreta lena e riusciva a portare l’avanzamento dell’appalto fino al completamento dell’intero scheletro strutturale il giorno 13 luglio 2023. Fattori esterni, quali la pandemia da COVID 19 e la guerra nel cuore dell’Europa, hanno però determinato aumenti anomali di costo e necessità di nuove varianti per adeguamento normativo e funzionale, il cui costo non è ancora noto ma viene da più parti ipotizzato in circa 100 mln di euro aggiuntivi».

«Senza una reazione si diventa assuefatti»

«Se così stessero le cose – continuano Curia e Costantino -, dai 77 mln di € del 2007 inizialmente previsti il costo finale lieviterebbe, nel caso si riuscisse a recuperare in tempo utile il finanziamento aggiuntivo, fino a circa 250 mln di €. Ovvero, il costo dell’investimento andrebbe quasi a quadruplicarsi. La verità è che, se per realizzare un’opera si impiegano 20 anni c’è una patologia nel sistema che non può non prevedere un rimedio altrimenti i calabresi di opere completate ne vedranno poche e quelle che si riuscirà a completare avranno costi abnormi, non solo in termini finanziari ma anche, cosa ancor più grave, in termini di privazione per tanti anni di diritti fondamentali negati ai cittadini, contestualmente incolpevoli e vittime. Segnaliamo questo caso perché gli stessi identici problemi prevediamo possano sorgere anche per il Nuovo Ospedale di Vibo Valentia e per quello della Piana, ma anche per tante altre opere già programmate e finanziate che evitiamo di elencare. Noi un rimedio non più procrastinabile l’abbiamo ripetutamente evidenziato a partire dal mese di febbraio 2022, allorquando abbiamo incontrato in Cittadella il Presidente della Regione. E lo abbiamo recentemente ribadito nel documento finale predisposto alla fine dell’assemblea annuale di Comunità Competente tenutasi a Lamezia del mese di luglio di quest’anno, avendolo individuato nella inadeguatezza degli organici delle competenti strutture tecnico-amministrative della Regione che necessitano di essere adeguatamente irrobustite per eliminare il collo di bottiglia che, unitamente ad un astruso contesto normativo, genera l’infernale contesto che ritarda l’utilizzazione dei finanziamenti disponibili e spesso ne impedisce l’utilizzazione o li spreca inutilmente. È in Regione, a parer nostro, che devono concludersi i processi di programmazione e gestione delle procedure degli appalti complessi e perché ciò possa avvenire occorrono nuove risorse umane qualificate che affianchino quelle esistenti alle quali umanamente, nella situazione data, non può chiedersi di fare miracoli. Le strutture tecnico-amministrative aziendali, per come da noi prefigurato negli stessi documenti prima segnalati potrebbero invece trovare utile impiego nelle operazioni, altrettanto impegnative, della manutenzione ordinaria di strutture ed impianti. Questo proponiamo, perché un sistema sanitario debole come quello calabrese non è in condizione di poter attendere ancora, e se non si reagisce si diventa assuefatti».

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