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operazione “Karpanthos”

‘Ndrangheta a Cerva, l’imprenditore non paga e la cosca non gli consente di lavorare

Un indagato esce dal carcere e pretende di esercitare il controllo sul territorio. «Vi conviene che chiudete le porte!»

Pubblicato il: 22/09/2023 – 14:15
‘Ndrangheta a Cerva, l’imprenditore non paga e la cosca non gli consente di lavorare

CATANZARO Se ti opponi al pagamento del pizzo imposto dalla cosca, rischi di dover abbandonare l’attività lavorativa. E’ quanto emerge dall’inchiesta denominata “Karpanthos” coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, guidata dal Procuratore Nicola Gratteri, che questa mattina ha portato all’esecuzione di un’ordinanza cautelare nei confronti di 52 soggetti (38 in carcere, 6 ai domiciliari e 8 con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria).

La vicenda

E’ una intercettazione datata 14 settembre 2020 a fornire i primi dettagli utili alle indagini. In particolare, Mario Gigliotti (indagato) chiacchiera al telefono con il titolare di un’azienda individuale per la commercializzazione di prodotti ortofrutticoli all’ingrosso a Cerva. Quest’ultimo racconta al suo interlocutore della pretesa estorsiva perpetrata nei suoi confronti da Vincenzo Antonio Iervasi (indagato). Uscito dal carcere, lo stesso Iervasi avrebbe chiesto al commerciante di farsi da parte e smettere di lavorare. «Senti, come…vi conviene che chiudete le porte! Perché noi siamo usciti adesso e dobbiamo…». L’uomo a quel punto avrebbe ceduto. «Che sei uscito tu e me ne devo andare e poi te la vedi tu con questi qua? Tu hai a che fare con padri di Carabinieri, di cosi…Senti qua…io…a me mi devi lasciare fottere! Fai quello che cazzo vuoi! (…) Se ne sono andati…mentre scendevo qua…sono arrivato la sera qua a casa io! Il giorno, la mattina…a mezzogiorno mi arrivano i Carabinieri a casa». Ai militari, però, il commerciante fornirà una differente versione dei fatti, confessando di essere stato «avvicinato da alcuni soggetti in un paese della Sila che volevano acquistare il suo veicolo, e che, in seguito, era stato convocato a Isola Capo Rizzuto da un soggetto che gli aveva garantito la sua protezione». «Sono sceso sotto…C’era quell’altro, il paesano vostro! Come si chiama? C’era il Capitano, il Generale, chi cazzo era lui!….», racconta ancora la presunta vittima di estorsione. «Ascolti lei ha avuto intimidazioni mafiose nella zona della Presila. Della Cerva di Petronà?» – chiede un carabiniere e il commerciante risponde: Io veramente a Petronà non ci vado perché clienti a Petronà non ne ho! Ho clienti da tanti anni a Cerva!». Il racconto prosegue e i carabinieri cercano ulteriori chiarimenti sulla vicenda estorsiva. «Ma se lei è stato intimidito da persone! Mi può fare i nomi?» E gli ho detto: «Senti qua…io dormivo! Sono venute quattro persone ma non per intimidirmi! Che volevano comprare il carico dell’uva! Siccome io non li conoscevo… Mi volevano pagare con assegno…io avevo fermato i clienti di dire che poi gliela portavo il secondo giorno…che il camion era venduto! Però io ho detto a me mi dovete portare soldi liquidi!…Quando mi hanno detto che mi avrebbero fatto l’assegno…io non conoscendo le persone, non so chi sono…la trattativa non è uscita».

Il riscontro

L’episodio trova riscontro anche nelle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Danilo Monti nella parte in cui riferisce «che il gruppo di Cerva, di cui è intraneo unitamente a Iervasi Vincenzo Antonio e Griffo Michele, era dedito alle attività di natura estorsiva». Per chi indaga, quanto accaduto rappresenta la palese dimostrazione del potere esercitato da alcuni indagati nei confronti di chi -come il commerciante “intercettato” – è stato costretto a rinunciare al proprio lavoro senza una valida giustificazione, «ma solo perché l’indagato stesso era uscito dal carcere e pretendeva di esercitare un totale controllo sul territorio». (f.b.) (redazione@corrierecal.it)

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