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Corigliano Rossano, maxi adunata del centrodestra (con qualche vuoto politico da colmare)

Al Roscianum il pubblico delle grandi occasioni. Qualche “provocazione” di troppo, però, ha messo in luce i limiti di questa coalizione

Pubblicato il: 15/10/2023 – 9:19
di Marco Lefosse
Corigliano Rossano, maxi adunata del centrodestra (con qualche vuoto politico da colmare)

CORIGLIANO ROSSANO Il Centro Destra a Rossano c’è, anche in vista delle prossime amministrative di primavera. Probabilmente, però, non ha ancora oliato al meglio i suoi meccanismi. La partecipatissima convention di ieri sera al Roscianum (c’erano circa 400 persone in un sabato d’ottobre ancora lontano dall’aria calda della campagna elettorale) ha dato un segnale forte di unità, quantomeno sulla quadra che la grande coalizione dei moderati, liberali e conservatori ha su scala regionale e nazionale. Un drappello ben fornito di deputati e consiglieri regionali che parlano la stessa lingua, che hanno una stessa visione nel campo larghissimo che va dalla Lega ad Azione, passando per Fratelli d’Italia e Forza Italia è un ottimo punto di partenza per guardare alle imminenti elezioni europee e anche oltre, alle regionali del 2026.
Se, però, l’asticella cala verso le amministrative della terza città della Calabria, che si dovrebbero tenere a maggio prossimo, le matasse diventano un po’ più rigide.
Non si è capito se l’evento di ieri sia stato davvero l’inizio della campagna elettorale per le comunali oppure no. Se questa, però, era la speranza di qualcuno dalla grande e gremita sala del Roscianum se n’è andato quasi sicuramente un po’ deluso. Innanzitutto non c’è ancora un candidato sindaco ma, a quanto pare, per la “battaglia campale” delle urne di Corigliano-Rossano non ci sarebbe ancora nemmeno una convergenza sul programma. Almeno non per tutti e non con tutti i possibili e potenziali alleati.
Ieri sera da quel tavolo, dove da un lato erano seduti i senatori Ernesto Rapani (indiscusso padrone di casa)Mario Occhiuto e Fausto Orsomarso e dall’altro i consiglieri regionali Pasqualina Straface, Pierluigi Caputo, Giuseppe Graziano e Antonello Talerico, sono venuti fuori tanti input. Uno su tutti, evocato da Rapani – che delle amministrative di Co-Ro si sta caricando sulle spalle tutta la soma – quello all’unità: «Solo se rimaniamo uniti si vince». Una precisazione di cui il senatore e maggiorente di Fratelli d’Italia avrebbe certamente fatto a meno se proprio durante la serata non si fosse consumato un teatrino dialettico che ha messo al centro Giuseppe Graziano e il ruolo di Azione.

«Che fa Azione?»

Il consigliere regionale, oggi tra le fila di Calenda, nel suo intervento – al pari di chi lo aveva preceduto – si era limitato a “sponsorizzare” il buon governo del presidente Occhiuto, senza toccare la parentesi delle amministrative. Se non fosse, però, che il giornalista moderatore della convention, dal tavolo lo ha incalzato chiedendo esplicitamente se Azione fosse o meno in squadra con il Centro Destra in vista delle Amministrative. E lì il consigliere regionale non ha potuto fare a meno di rispondere e di svelare una retroscena che, in sala, nessuno si aspettava: «Una coalizione – ha detto Graziano – non si chiude con un sì o un no… La campagna elettorale si apre quando ci sono dei programmi, quando ci sono dei progetti, quando ci si vede tra partiti, si parla, si discute di cosa si vuole fare, delle persone che dovranno rappresentarle e delle cose concrete da fare».
Insomma, Graziano ha fatto capire che in quanto ad organizzazione programmatica in vista delle comunali ancora c’è poco. O, comunque, se ci sono stati dei tavoli programmatici, a quei tavoli Azione è stata tenuta fuori. Anche se in tutte le uscite ufficiali di coalizione il partito di Calenda e Carfagna è sempre stato lì, di fianco al Centro Destra.
Eppure, il campanello d’allarme di qualche malumore o cortocircuito tra i moderati-liberali e il resto della compagine era emerso proprio in occasione dell’uscita pubblica sul Tribunale il 30 agosto scorso.
Ma non è finita perché Graziano, quasi nel voler lanciare un segnale, nemmeno tanto sibillino, ha sottolineato quanto importante sia oggi il suo partito, la sua corrente, nelle dinamiche elettorali: «Mi risulta – ha sottolineato – che in consiglio comunale sei consiglieri su nove che sono all’opposizione di Stasi fanno riferimento ad Azione e che un settimo, il consigliere e assessore provinciale Adele Olivo, è del movimento CCI di cui sono presidente. Tutti gli altri partiti non sono rappresentati in Consiglio comunale. Perché volete sapere solo da me se farò parte della coalizione?».
Insomma, se quella provocazione era stata preparata, certamente ha sortito l’effetto sorpresa, inaspettato. Di fatto oggi non sappiamo ancora se Azione farà o meno parte della coalizione di centro destra, in una situazione in cui si pensava che il problema fosse solo ed esclusivamente il candidato sindaco e che tutte le alleanze erano già state assestate.

Gli equilibri della politica si colgono dai dettagli e Rapani ha subito sopito la questione

Ma siccome i veri equilibri della politica non si consumano nei pomposi cerimoniali ma nei piccoli ed essenziali dettagli, una risposta – di fatto – diretta alla posizione di Graziano è arrivata proprio da Rapani. Immediata.
Il senatore nel suo intervento incentrato sull’anno di lavoro intenso fatto dal Governo Meloni, innescando un altro siparietto con il consigliere regionale Antonello Talerico («io faccio la lista di Noi Moderati alle amministrative – ha detto con un sorriso – a condizione che ci sia pure Graziano»), ha sottolineato in un tono chiarissimo, in Rapani style, un principio: «Noi per carattere – ha detto il parlamentare della Meloni rispondendo con altrettanta ironia e chiamando in causa Graziano – non accettiamo condizioni da parte di nessuno». E questa la dice tutta sulla caparbietà del centro destra e di Fratelli d’Italia nel voler condurre la battaglia delle amministrative, sicuramente con un ruolo guida.
Tutto questo, però, conferma di quello che scrivevamo appena due giorni fa: quello dei conservatori e moderati nostrani è una terra di mezzo dove da quasi 25 anni è in piedi una guerra fredda tra le parti in campo. E questo, perché il grande carrozzone del centro destra – che a Corigliano e Rossano da decenni gode di un grande supporto popolare – non può contare su una sua classe dirigente. Semplicemente perché negli anni non l’ha costruita, affidandosi di volta in volta al talento e alla determinazione dei singoli.

La chiarezza di Pasqualina Straface: serve il candidato sindaco

C’è però il dato reale di una coalizione che a Corigliano-Rossano, sulla carta, potrebbe essere realmente invincibile da tutti. Anche da Stasi e dalla sua posizione di vantaggio con cui entrerà in campagna elettorale. E questo lo ricordava benissimo Pasqualina Straface nel suo intervento. «I cittadini sanno che una classe politica debole non può che danneggiare le sorti della città. Lo stanno vivendo – ha detto – in questi anni sulla loro pelle. Oggi abbiamo il dovere – ha chiosato la pasionaria di Forza Italia – come forze politiche responsabili di cominciare a ragionare, perché siamo già in forte ritardo». E a chi continua a sostenere che il candidato sindaco è l’ultimo dei problemi ha ricordato: «Dobbiamo ragionare subito su un candidato a sindaco che possa garantire di seguire la dimensione di questa città, che sappia governare una fusione che questo sindaco non ha voluto concretizzare». Insomma, la nave c’è ed è carica, i marinai (anche quelli ribelli come in ogni buona storia di mare) ci sono pure, manca solo il capitano che porti a largo questo grande bastimento… occhio, però, che salpare le ancore è il momento più difficile. 

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