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La Calabria e l’eterno rischio di dissesto idrogeologico. Crisci: «C’è poca prevenzione»

Il rettore emerito dell’Unical: «In teoria, potremmo prevedere ciò che succede e impedire che in certe aree si costruisca ma ciò non accade quasi mai»

Pubblicato il: 05/11/2023 – 11:50
La Calabria e l’eterno rischio di dissesto idrogeologico. Crisci: «C’è poca prevenzione»

CATANZARO Il rischio di dissesto idrogeologico è un di estrema attualità, soprattutto all’indomani della devastante tragedia che ha colpito Toscana e altre regioni del centro nord con la Tempesta Ciaran.  Ed è un tema di estrema attualità anche in Calabria, territorio fragile forse più di tutti gli altri in Italia. Lo evidenzia anche il rettore emerito dell’Università della Calabria, Gino Mirocle Crisci, in un intervento sulla “Gazzetta del Sud”, sottolineando il primo grande limite nella lotta al dissesto idrogeologico, la mancanza di prevenzione o la scarsa attenzione alla prevenzione.  «Questa – dice Crisci – è una regione non in equilibrio geomorfologico e dunque soggetta a rischio di frane e di dissesti. Anche la sua forma particolare di lama, un arco che finisce per subire direttamente l’effetto delle perturbazioni che arrivano sempre dalla zona tirrenica e scaricano sull’asse appenninico. Oggi, però, non viviamo nell’ignoranza. In teoria, potremmo prevedere ciò che succede. Ciò impedire che in certe aree si costruisca. Ma ciò non accade quasi mai. Si interviene solo dopo un disastro».

Gino Mirocle Crisci

Secondo Crisci «la differenza col passato è che i nostri avi non erano pronti, non avevano certamente gli strumenti di difesa di cui disponiamo oggi, e, soprattutto, abbiamo la conoscenza. Ho sempre fatto notare come le frane investano sempre aree di nuova edificazione. I centri storici raramente sono stati interessati da processi di erosione o di disastri naturali. E ciò – prosegue il rettore emerito dell’Unical – è successo perché i nostri antenati avevano capito come comportarsi con la natura, soprattutto col tipo di natura con cui abbiamo a che fare qui, bisogna sapersi comportare. E, infatti, i borghi sono tutti lì. I problemi, invece, si verificano nelle aree edificate in tempi recenti perché l’uomo dimentica presto. E così succede che si facciano cose che non andrebbero fatte, si costruisce dove non si dovrebbe. La natura ha le sue regole e le applica. Quando c’è un eccesso di piovosità, ad esempio, è normale che ci possa essere la tracimazione di un corso d’acqua. E, allora, come ci si difende? Creando delle zone di alluvionamento che consentano alle acque di raccogliersi senza fare danni verso le infrastrutture e gli abitati. Sono sistemi di difesa che limitano i disastri. Insomma, si può fare davvero tanto per evitare di trovarsi nei guai in situazioni estreme. Bisognerebbe cominciare a pensare che con la natura non si scherza, si adegua alle proprie regole. Sta a noi non essere presuntuosi. Ma non si tratta di vendetta della natura. La responsabilità – conclude Crisci – è dell’uomo che non evita la costruzione di case vicino ai fiumi, non tiene gli alvei dei fiumi puliti, tomba i corsi d’acqua per abbellire le città. Non si può incriminare il clima estremo».

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